Lo senti, questo rumore?

scritto da Lontano da qui
Scritto 16 anni fa • Pubblicato 16 anni fa • Revisionato 16 anni fa
0 0 0

Autore del testo

Immagine di Lontano da qui
Lo
Autore del testo Lontano da qui

Testo: Lo senti, questo rumore?
di Lontano da qui



Mentre disegno il cielo dell’anno che sta per arrivare, sento la tua mano appoggiata sulla mia che mi giuda e mi conferma nelle mie scelte. Così coloro con più sicurezza, tutto il cielo... tutte le nuvole, tutto il sole. Tu mi abbracci da dietro e sento che mi dirigi verso la strada più vicina per la felicità, per l’amore, per il successo. Non lasciare mai la presa, suona alto come se ci fossimo solo noi al mondo. Mi sento meglio quando sei con me. Mi sento diverso quando sei con me. Mi sento sempre me stesso nella diversità dei miei occhi quando sono con te. Tu pulisci gli amari delle mie giornate, raddrizzi le piegature del mio tempo, illumini gli specchi del mio mare immerso nel mondo. E poi mi segui, sempre, cancellando i confini, spingendo le montagne, spostando i luoghi. Fai quello che io non sono mai riuscito a fare nella presunzione della mia solitudine.
A volte tutte le cattive sensazioni prendono il sopravvento. E quello che posso fare è farmi afferrare dalla tristezza, dalla rassegnazione, dai tagli di speranza, dalle misture di solitudine, dalla mancanza del talento, dalla tendenza non riuscita di un capolavoro. Insegnami a essere, insegnami a pensare, insegnami a dirti e a raccontarmi. Insegnami a pulire lo sgomento delle mie mani, insegnami a seminare le mie parole, insegnami a ritenere la vita più breve di quanto non sia già. Insegnami a starti accanto, insegnami ad amarti, insegnami ad amare. E poi così, non sarà più lancinante chiudermi nudo in una bolla di sapore nero, respirare vuoto emozioni estranee, ascoltare al telefono voci lontane che non mi appartengono. E dove cerco familiarità e comprensione, trovo te. E dove cerco luce e pienezza, trovo te. E dove cerco voce ed espressione, trovo il mio raccontarti nelle nostre mille avventure. Fammi essere il protagonista di un film mai girato, lo scrittore di un libro mai stampato, l’amato di un tempo mai vissuto. Nell’unicità della mia descrizione di te rintraccia la voglia di fare l’amore, di ritenere un abbraccio intenso più salvifico di un lontano salutarsi. E adesso tutto quello che posso fare è aspettarti vicino la finestra, continuando a scrivere le mie storie, le mie parole, le mie tante vite.

Non avrei mai creduto che strappare i veli insulsi degli altri si sarebbe dimostrato così appagante e soddisfacente: a poco a poco, in maniera minuziosa, quasi tendente al maniacale, mi sono gettato contro ogni piccolo tendone di giudizio e l’ho squarciato con quello spirito da belva proprio dei conquistatori. E in ogni lancinante strappo provavo gioia e il rumore di ogni lancinante strappo mi provocava euforia e ilarità. E più uccidevo il pensiero di me più mi rigeneravo, diventavo nuovo, seguivo una palingenesi sorprendentemente rivoluzionaria. E in tutto questo non ho potuto dimenticarti... dopo l’entusiasmo della mia morte, è subentrato un forte sentimento di noia che mi ha colto fragile nello sgomento della caduta verso il basso. Quando sono nato di nuovo, tu mi hai stravolto. E stravolgendo quello che ero da poco mi hai cambiato e mi hai riportato a essere me stesso un’altra volta, prima di uccidere i pensieri che mi pensavano. Solo a quel punto, unito nella tua solidarietà, ho capito quanto fosse poco interessante il valore di quei pensieri che mi giudicavano, dandomi un titolo e un nome. Ho capito che quello che importava veramente era il tuo esserci, il tuo ti amo, il tuo controllo sui miei piedi che spesso volano troppo lontano di quanto avrebbero dovuto. Tu mi controlli... tu mi riporti a essere me stesso un’altra volta.



Lo senti, questo rumore? testo di Lontano da qui
0