Racconti brevi: Il telefono

scritto da Exal
Scritto 9 anni fa • Pubblicato 9 anni fa • Revisionato 9 anni fa
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Autore del testo Exal

Testo: Racconti brevi: Il telefono
di Exal

"Aris levati da quel coso!".
"Smettila di parlare con il mondo", in pratica mi stava dicendo questo, e io gentilmente le stavo ricordando che non avrebbe dovuto immischiarsi nelle mie cose. Insomma, a 17 anni ormai si è grandi. Ad ogni modo, per non sentirla, ero uscito di casa. La giornata non era delle migliori: i cumuli avevano dipinto il cielo grigio perla e presto sarebbe arrivato un temporale. Con simili pensieri in testa, mi munii di ombrello. Ero un po' amareggiato, poiché, se avesse piovuto forte, avrei potuto utilizzare il mio telefono con una mano sola.
Non sapevo bene dove andare, in realtà: Stefano aveva appena pubblicato una foto in cui era al lago con i suoi, Luca probabilmente giocava in oratorio con il suo gruppetto di amici che tanto detestavo e Anna mi aveva scritto che da qualche ora conviveva con la febbre (o forse era l'ennesima scusa per non uscire con me, glielo avevo chiesto così tante volte che di lì a poco avrebbe finito le giustificazioni). Decisi di fare una breve passeggiata passando per il ponte: avrei potuto scattare qualche foto al fiume e pubblicarla sul mio profilo. Colmo di pensieri, mi avviai. Sentivo il marchingegno vibrare continuamente nella tasca anteriore dei miei jeans, ma l'emicrania mi suggeriva che, forse, sarebbe stato meglio lasciarlo perdere per qualche minuto. La tentazione di vedere chi fosse, però, mi pervase. Il pensiero che potesse essere Anna, poi, mi aveva trasmesso un'euforia tale che avevo inconsciamente aumentato la velocità di cammino di almeno tre o quattro chilometri orari. Come non amare Anna? Era la classica ragazza conosciuta da tutti, di quelle con mille apprezzamenti sotto le foto. Ad Anna non smetteresti mai di mandare messaggi, sebbene risponda a monosillabi. Oh, Anna! Alla fine non resistetti, estrassi l'affare da dove lo avevo nascosto e lo controllai avidamente: era ancora mamma.
"Aris, dove sei finito?",
"Ciao, sono uscito a fare una passeggiata, così mi svago un po'",
"Bravo, almeno la smetti di utilizzare il telefono, che ti serve poco".
Rimasi un po' perplesso dalla conversazione, ma avevo raggiunto il fiume e ciò non importava. Sono sempre stato affascinato dalla natura, da piccolo andavo sempre al ponte con mio padre e mi chiedevo dove finisse tutta l'acqua che osservavamo scorrere per minuti interminabili. Immaginavo che più avanti ci fosse un grande mostro con la bocca aperta che se la beveva tutta. Poi le cose sono cambiate: studiando il ciclo dell'acqua la mia fantasia aveva avuto vita breve, sebbene il fiume non fosse affatto cambiato da come l'avevo visto da bambino, solo qualche lattina accartocciata qua e là. Scattai qualche foto e mi incamminai verso casa. Fui soddisfatto, poiché ero riuscito ad immortalare un pesce sospeso in aria, e quella foto mi avrebbe fatto guadagnare un bel po' di like. Il pensiero di veder comparire un numero di almeno tre cifre sotto al post che avrei pubblicato di lì a poco mi infuocò. Iniziai a correre, poi il fiatone mi ricordò che non ero affatto abituato a correre, dunque iniziai a camminare molto velocemente. A qualche decina di metri da casa, sentii una voce familiare: "Aris! Ti va di salire a vedere un film con me?", era Anna che mi chiamava dalla sua finestra, cercava compagnia.
Insomma, uno dei miei due desideri più grandi si era avverato, ma quella doveva essere la mia giornata fortunata: si stava per avverare anche l'altro desiderio, quello a cui tenevo di più.

"No, scusami, ho da fare", risposi, e corsi a pubblicare la mia foto in attesa della soddisfazione.
Racconti brevi: Il telefono testo di Exal
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