Olivia

scritto da cat_sandulli
Scritto 3 anni fa • Pubblicato 2 anni fa • Revisionato 2 anni fa
0 0 0

Autore del testo

Immagine di cat_sandulli
Autore del testo cat_sandulli
Immagine di cat_sandulli
Uno "stalking" rivelatore.
- Nota dell'autore cat_sandulli

Testo: Olivia
di cat_sandulli

Mi alzai anche quella mattina con un unico pensiero che mi tartassava la mente: incessante come il becco di un picchio che sgretola lentamente i tronchi degli alberi. Una voce dentro di me, mi sussurrava che avrei dovuto incontrare Olivia, che non potevo perdere tempo. Dopo aver estratto dalla tasca della mia giacca il biglietto da visita dello studio legale Salomone e averne letto l’indirizzo completo di numero civico (Via G. Cesare 58), accelerai il passo sempre più velocemente, poiché impaziente di riuscirvi a mettere piede. Quella mattina nemmeno il caldo del sole ardente che bruciava l’asfalto sotto le suole delle mie scarpe, avrebbe potuto impedirmi di raggiungere quell’indirizzo che tenevo aggrappato tra le dita.
Una folla di persone si apprestò a salire velocemente le scale della metro A che permettevano l’uscita della fermata Cipro di Roma, cercai di farmi largo tra quei corpi che si ammassavano lungo il marciapiede per paura di tardare a qualche appuntamento lavorativo con la stessa fretta con cui corrono le formiche sul terreno per costruire un formicaio. Quando arrivai in via G. Cesare 58, mi trovai davanti un grande portone in legno che permetteva l’ingresso in quel palazzo. Alzai lo sguardo e mi accorsi che alla finestra del primo piano era affacciata Olivia: una giovane donna tutta capelli scuri, lentiggini e aria sognante. Non era ancora un avvocato, ma sognava che lo sarebbe diventata un giorno. Quando mi vide sotto il palazzo dello studio in cui svolgeva la pratica forense, nei pochi minuti in cui chiacchierammo le dissi che ero passato lì per caso, che era stato il destino a condurmi da lei. Le chiesi informazioni sul praticantato e su quali documenti mi dovessi procurare per diventare un praticante. Ci scambiammo i nostri numeri di telefono e quando mi salutò cordialmente chiuse la finestra da cui era affacciata. Mi nascosi dietro ad un albero, ad aspettare che uscisse dal palazzo. Passarono diverse ore e quando scoccarono le sette di sera scese le scale che l’avrebbero condotta all’uscita del portone. Iniziò a camminare e senza farmi vedere provai a seguire dove stesse andando. La gonna di raso rosa e la camicetta attillata che indossava permettevano ai miei bramosi occhi di intravedere le sue sinuose forme, ma per non far sì che mi scoprisse, le camminai qualche metro più dietro. Dopo un centinaio di metri mi accorsi che quella giovane donna che inizialmente camminava lentamente, ora accelerava sempre di più <Forse sentiva di essere seguita> pensai.
Cercai di sbrigarmi anche io, ma nonostante provassi a starle dietro, dopo qualche minuto scomparve assorbita dalla folla: come coloro che vengono inghiottiti dai gorghi di qualche fiume. Nei giorni successivi mi presentai di nuovo sotto quel palazzo dove era solita affacciarsi: usai diverse scuse per giustificare gli appostamenti: le prime volte le dissi che volevo darle un saluto, poi mi iniziai ad inventare che stavo lì sotto ad aspettare un’altra persona che abitava in quel palazzo. Un pomeriggio passando davanti a quella finestra la trovai chiusa. Lei era andata nello studio, ma non si era voluta affacciare quel giorno. Iniziai pertanto a telefonarle più volte: all’inizio mi rispondeva cordialmente alle domande che le facevo: sulla sua famiglia, in che zona viveva, che scuole avesse frequentato, se fosse fidanzata. Più le telefonate diventavano insistenti e più lei mi rispondeva in maniera sfuggente. Mi resi conto che nonostante avessimo iniziato ad avere più confidenza, lei mi stava iniziando ad evitare poiché o si fingeva sempre molto occupata o addirittura non rispondeva più.

<Olivia aspetta devo parlarti di una cosa importante> avrei voluto dirle, ma non ne ebbi la possibilità.

Per diversi mesi tornai ripetutamente sotto al suo studio, aspettai che uscisse dal palazzo e dopo vari appostamenti e pedinamenti una sera riuscii a scoprire finalmente dove abitasse. Se le avessi suonato il campanello, certamente avrebbe chiamato la polizia, perché mi avrebbe preso per un persecutore, e così per evitare di incappare in simili situazioni spiacevoli, rimasi nascosto tutta la notte sotto casa sua, a spiarla attraverso il vetro trasparente della sua finestra. L’indomani Olivia mentre attraversava il cortile del palazzo, si accorse che la stavo seguendo. Cercai di fermarla per dirle ciò che sentivo dovesse sapere, ma lei fu pervasa da un senso di ansia per la mia presenza costante ed iniziò a correre più che poteva per cercare di sfuggirmi. Quando arrivò allo studio in Via Giulio Cesare pensando di avermi superato, entrai sgattaiolando nel palazzo dove svolgeva la pratica, attraversai il lungo corridoio che conduceva ad una scalinata in marmo. Salii le scale fino al primo piano e dopo aver suonato il campanello con su scritto il nominativo “Studio legale Salomone” .mi presentai al suo avvocato come nuovo praticante. L’avvocato Salomone era un uomo robusto di circa una sessantina di anni vestito elegantemente con un completo nero ed una montatura di occhiali da vista di un noto marchio americano. I segni del tempo che marchiavano il suo volto, facevano trapelare il peso dell’esperienza, della cultura e delle cause stressanti da discutere che portava sulle sue stanche spalle, anche se cercava sempre di nascondere le preoccupazioni con qualche battutina o sfoderando un acceso sorriso. Mentre varcavo per la prima volta l’ingresso di quello studio, posando i piedi sul pavimento notai che era rivestito da un elegante e scricchiolante parquet di legno. Diversi scaffali di legno ospitavano i più variegati libri di diritto ed il muro era tappezzato di quadri (probabilmente copie) di qualche famoso artista del’800. Mentre mi guardavo intorno con aria incuriosita, l’Avvocato Salomone mi fece cenno di seguirlo. Mi condusse in una piccola stanza con due tavolini: con il suo grosso dito indice della mano destra mi indicò una scrivania bianca su cui erano poggiati un moderno computer, una stampante ed un portapenne, mi disse che quella doveva essere la mia postazione e con l’altra mano toccò delicatamente le spalle di colei che i miei occhi bramavano di vedere, che sarebbe stata la mia collega di lavoro in questa nuova esperienza. Nella sedia poggiata davanti al tavolino di fianco al mio era seduta Olivia.
<Olivia ti presento un nuovo praticante.  Lui è Oliver> disse l’avvocato Salomone sorridendo. Negli occhi di Olivia in quel momento vidi uno strano sguardo: da un lato probabilmente era sorpresa nel vedermi ma non fu solo questo a colpirmi: se si prestava più attenzione si poteva leggere in quei grandi occhi un velo di ansia e terrore. Olivia quando mi vide però cercò di nascondere la preoccupazione davanti al suo dominus, anche perché le venne il dubbio che fossi giunto fin lì perché veramente ero solo interessato al praticantato forense. Mi spiegò pertanto cosa dovessi fare e cercò di essere gentile poiché si rese conto che in qualche modo avrebbe dovuto farsi passare quel senso di inquietudine che le trasmettevo, poiché avremmo dovuto convivere a lungo in quella piccola stanzetta di quello studio legale. Sebbene ogni volta che ci trovavamo da soli io pensassi fosse il momento giusto per parlarle, venivamo interrotti o dall’entrata in stanza dell’avvocato Salomone o da qualche collega che veniva a ritirare dei fogli stampati con su scritto probabilmente qualche atto. Quando Olivia si alzava per andare a parlare con l’avvocato Salomone, mi avvicinavo di nascosto alla sua postazione per vedere cosa stesse scrivendo in quel momento o semplicemente per sentire il suo profumo. Un giorno approfittando della sua breve assenza mi avvicinai alla sua scrivania e mentre guardavo le carte di cui si stava occupando, vi trovai sopra un suo capello. Non volendomi perdere neanche il minimo dettaglio che la riguardasse, lo colsi con due dita e prima che tornasse lo infilai furtivamente nello zaino. Passammo diversi mesi dentro lo studio e con lo scorrere inevitabile del tempo, crebbe il numero dei nostri incontri. Se inizialmente si limitavano solo a quelle quattro mura, più vedevo Olivia e più cresceva la fissazione che mi portavo dentro. Spinto da forti sensazioni iniziai a seguirla ovunque. Tanta era la mia presenza nelle sue giornate che un occhio esterno avrebbe pensato che fossi diventato la sua ombra. Un ‘ombra di terrore che la avvolgeva e la faceva sentire soffocata. Ad ogni aperitivo o passeggiata con le amiche io ero lì presente: non solo attraverso i messaggi che le mandavo, ma anche fisicamente: o mi vedeva nel suo stesso bar seduto ad un tavolino vicino al suo, o mi nascondevo tra le piante di un parco per spiarla mentre andava a correre.

<ma insomma si puo' sapere cosa vuoi da me?> mi chiese sfinita un giorno. Prima che potessi risponderle però, fuggì via. Le sue amiche le consigliarono di denunciare, ma la sua risposta era sempre la stessa: << State tranquille, tanto vedrete che se lo evito, prima o poi smetterà da solo>>. Una mattina la osservai camminare sul marciapiede dall’altro lato della strada mentre si guardava intorno per vedere se fossi nei paraggi. Velocizzava il passo nella speranza di non incrociarmi mai bisbigliando tra sé e sé un qualcosa: forse una silenziosa richiesta di aiuto, che faticava ad essere ascoltata. 
La tartassai così tanto di chiamate e appostamenti che ad un certo punto iniziò ad assentarsi dallo studio, giustificando che tali assenze fossero dovute a motivi di cagionevole salute e l’Avvocato Salomone le credette: d’altronde perché mai non avrebbe dovuto farlo? Tanto era sempre precisa nel lavoro da non aver motivo alcuno per dubitare di lei. Continuai a svolgere il praticantato, fingendo davanti al mio dominus indifferenza mentre il mio sguardo si posava amareggiato sulla sedia della scrivania accanto alla mia, che restava perennemente vuota. Una sera tornando dallo studio, mi recai sotto il palazzo in cui abitava Olivia. Rivolsi lo sguardo in alto e vidi che i suoi occhi brillanti e sereni, ora iniziavano a spegnersi, consumati dalla preoccupazione. Restai a guardarla ammirato per così tanto tempo che ad un certo punto si accorse che ero lì: la stavo spiando sotto la sua finestra. Da quel momento per tutti i giorni e mesi a seguire iniziò a non uscire più di casa temendo di vedermi.

<non vedi come ti sei ridotta? Non esci più neanche per prendere un caffe >> disse una sua amica ad Olivia dopo che le ebbe rifilato la solita scusa per non uscire. Fu allora che si convinse a fare qualcosa per reagire a questa situazione. Si fece coraggio e qualche giorno dopo andò dai carabinieri a denunciarmi per stalking. Ad uno come me però non importava poiché ho sempre intuito che tra noi c’era un legame speciale, fin dal nostro primo incontro. La prima volta che ho incontrato Olivia era un pomeriggio d’estate. Lei era appoggiata al bordo di una fontana di Piazza Cavour. Indossava un vestito a fiori gialli ed ammirava come le foglie delle verdi palme si lasciavano trasportare dalle delicate carezze del vento. Mi avvicinai alla fontana su cui sedeva per rinfrescarmi con un po' d’acqua e dopo essermi bagnato la fronte, notai che teneva tra le mani il libretto della pratica forense e di tanto in tanto accarezzava un ciuffo biondo in cima ai suoi capelli scuri. Quel ciuffo mi colpii particolarmente poiché ricordai di averne visto uno uguale in una vecchia foto della mia bisnonna Ines, ma inizialmente non ci feci così tanto caso. Olivia per rinfrescarsi dal caldo estivo estrasse dalla tasca di una piccola borsetta un elastico nero e si legò i numerosi capelli in uno chignon. In quel momento fece cadere per terra senza rendersene conto il biglietto da visita dello studio legale in cui svolgeva il praticantato. Fingendo indifferenza lo raccolsi e quando le guardai quelle piccole dita così veloci ed impegnate nell’ arrotolare l’elastico sui capelli, notai che aveva sull’indice della mano destra una voglia rossa a forma di rondine. Fu quel particolare a colpirmi poiché sembrava la stessa voglia che aveva mia sorella quando vent’anni prima era stata smarrita dalla mia famiglia a soli tre anni.

Era una domenica mattina quando scomparve mia sorella, una domenica quasi sotto Natale. Piazza S. Pietro brulicava di turisti che si apprestavano ad ascoltare la Messa del Papa. Il colonnato del Bernini si estendeva possente per via della Conciliazione e agli occhi fantasiosi di noi bambini, quelle colonne ci parvero simili ai grandi tronchi degli alberi del parco dietro cui potersi infilare per giocare a nascondino.
<Copritevi bene e non allontanatevi troppo. Restatemi vicino>> ci urlò protettiva nostra madre. Inizialmente sembrava riuscire a tenerci tranquillamente d’occhio, ma con il passare dei minuti, la folla di turisti si faceva sempre più fitta e numerosa. Quella grande Piazza sembrava ora divenuta un mare fatto di persone pronto ad inghiottire chiunque non seguisse il flusso della sua corrente e vi ci finisse dentro inconsapevolmente. Venni inghiottito anche io da quella sorta di corrente umana e quando riuscii ad uscirne, tornai correndo da mia madre e le dissi che mia sorella era scomparsa. In principio pensò che stessi scherzando, ma quando si accorse che le lacrime bagnavano il mio volto, iniziò a cercarla per ore, giorni ed anni senza alcun risultato.

Siccome dopo la denuncia per stalking di Olivia mi fu vietato dai carabinieri di avvicinarmi alla sua dimora, cercai di farle recapitare a casa tramite conoscenze in comune, una lettera in busta sigillata: conteneva il risultato del test del Dna che avevo fatto eseguire su un campione dei suoi capelli, trovato su una sedia del suo studio qualche giorno prima che si assentasse.

<<Olivia, la prima volta che ti ho incontrata era un pomeriggio d’estate ed in quel giorno afoso si è riaccesa in me la speranza. Non ero sicuro che le cose stessero come pensavo e prima di giungere a conclusioni affrettate, ho desiderato conoscerti: così mi sono presentato al tuo studio legale, ci siamo scambiati i numeri di telefono ed attraverso alcune domande ho cercato di scoprire tutte le informazioni possibili su di te e sulla tua vita. Non sarei mai voluto arrivare a questo punto: so che avrei dovuto dirti prima quello che stai per leggere ma non mi è stato possibile: sia perché sono stato frenato dal timore, sia per il tuo essere così sfuggente. Apri questa busta e capirai che il legame che ho verso di te, non è dato da fissazioni che si ingarbugliano in una mente ossessionata nel possedere qualcuno: no! Io e te siamo qualcosa di più: anelli della stessa catena, legati tra loro dallo stesso sangue e da forti radici in comune: siamo fratelli >>  le avevo scritto sopra.

Olivia testo di cat_sandulli
7