Contenuti per adulti
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Ci sono momenti che restano scolpiti nella memoria, silenziosi e potenti. Momenti in cui qualcosa dentro di noi cambia per sempre.
“Il ricordo che sedeva” nasce da uno di quei momenti: un figlio che guarda la propria nonna con occhi nuovi, consapevoli.
Un attimo che diventa spartiacque tra l’infanzia e l’età adulta.
Il testo racconta un'immagine semplice eppure carica di significato: una nonna seduta, silenziosa, lo sguardo perso nel vuoto. Ma ciò che colpisce non è solo l’apparente assenza, è il cambiamento silenzioso, quella luce che un tempo animava il suo sguardo e ora sembra affievolirsi.
È lì, in quel silenzio, che il bambino capisce: la vita sta passando, trasformando chi ama e trasformando anche lui.
Quel giorno nasce un uomo.
Uno sguardo si spegne, ma ne nasce un altro. Più adulto. Più grato.
Questa poesia è un omaggio alla figura della nonna — colonna silenziosa della vita, presenza forte anche nella fragilità. È un modo per dirle “ti vedo ancora”, anche se ora siede altrove, forse tra le stelle, dove continua a vivere attraverso il ricordo.
A te, nonna. Che sedevi in silenzio, ma dicevi tutto.
"Il ricordo che sedeva"
Vidi,
e nei tuoi occhi sbiadiva lentamente
la speranza che un tempo ti vestiva,
quella che offrivi a chi ti stava accanto.
Seduta,
guardavi qualcosa nel vuoto,
persa,
come se il mondo intorno fosse scomparso.
Mai ti avevo vista così,
con quell'espressione che ti rendeva estranea
al volto che conoscevo.
Fu allora che capii:
gli anni erano passati,
e quel bambino che fissavi in silenzio
stava diventando un uomo,
colpito dalla vita
che gli imponeva il suo cammino.
Non restava che andare,
aspettando il tempo
e le sue decisioni.
Fu da quel momento
che iniziai a vederti con occhi diversi.
Con gli occhi
di un uomo.