4+2

scritto da manuèl
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Mi andava di raccontare e condividere il mio punto di vista su questa parte della mia vita come figlio di separati.
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Testo: 4+2
di manuèl

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Mio padre faceva il camionista, era poco a casa o per lo meno a me sembrava in quel periodo. Vivevamo nella casa nuova forse da nemmeno un anno, non ricordo bene, prima di quella casa colma di aspettative sul nostro prossimo futuro, vivevamo in casa con i nonni paterni. Un appartamento delle case popolari. Cambiare casa era stato anche modificare l’assetto familiare da me conosciuto sino a quel momento. Avevo 6 anni e quella sera assistetti alla mia prima e ultima litigata dei miei genitori come famiglia. Mi sentivo sospeso tra il “capisco che sta accadendo qualcosa di molto grave per noi” a “non capisco perché, spiegatemelo”. Senza però ricevere risposte o le dovute tutele. All’epoca mia madre aveva 26 anni e mio padre 31, a me sembravano due adulti. Mi ricordo molto bene di essere andato a casa dei nonni con mia madre e che lei comunicasse la decisione di separarsi da mio padre. Non ricordo e conosco i dettagli perché io uscii e mi recai dal parroco nonché amico di famiglia. Non so perché andai da lui esattamente, probabilmente era inculcata in me la figura positiva del portatore di pace messaggero di DIO. E io avevo un estremo bisogno di un luogo sicuro e che qualcuno si occupasse di me. Per quanto riguarda ciò che si dissero i pezzi ormai scomposti di ciò che consideravo i miei familiari non mi è mai stato dato saperlo. Nella nostra famiglia non si parlava di ciò che comportava assumersi delle responsabilità e farne i conti. L’importante era potersi mettere nella migliore posizione per giudicare e deresponsabilizzarsi. Bada bene sono consapevole che ognuno abbia avuto le sue buone ragioni e motivi validi, ma questo è il mio punto di vista. Da quella sera mio padre tornò a vivere con i miei nonni, i suoi genitori, la mia famiglia si sgretolò e io cambiai per sempre. Nel 1988 le istituzioni scolastiche non erano ancora pronte ai figli dei separati, nella mia scuola almeno credo non ce ne fosse uno per classe. Non perché non ci fossero altri bambini nella mia situazione, semplicemente nella mia città bigotta ci si lavava i panni sporchi in casa. Così da poter puntare il dito senza vergogna verso chi non era riuscito a gestire la propria sofferenza o insoddisfazione. Mi ricordo benissimo quegli anni di scuola di merda. Vissuti con insegnanti poco degne di questa nomina, almeno per me. Ricordo quando mi mandavano a piangere in corridoio, a loro dire per non disturbare la classe con la mia tristezza emotiva.Mi sentivo inerme di fronte a quello che mi stava succedendo. Questo lo ricordo bene. Mi ricordo la rabbia che mi esplodeva dentro e che veniva stritolata dalla solitudine che mi investiva. Durante i primi 4 anni delle elementari le umiliazioni provate in piedi davanti alla lavagna, mi hanno fatto diventare irrequieto e poco rispettoso. Soprattutto verso la figura dell’adulto all’interno delle istituzioni. Nel frattempo in ambito familiare le cose non erano migliori, i miei genitori non erano in grado di fare i genitori. Anche a causa del fatto che a loro volta erano figli all’interno di famiglie disagiate soprattutto culturalmente. Una cosa in cui però entrambe le fazioni sia materne e paterne erano specialiste, era “il segreto e l’accusare verso l’altra fazione” roba da far rabbrividire Buckingham Palace. Quindi mi ritrovavo, a sentire gli sfoghi personali. Con la raccomandazione di non divulgarli al nemico di turno in base a come ero recapitato in quel periodo. Io pacco mi sentivo tal volta come un  postale. Non avere o assistere a confronti. E' stata la parte che più oggi mi rendo conto mi abbia complicato l’adolescenza e la prima parte di maturità in età adulta. Nel frattempo io muovevo i primi passi nella mediazione familiare e nella protezione del genitore di turno. La cosa migliore e peggiore era la percezione del reale amore dei miei genitori verso di me. Io facevo e accettavo tutto perché sapevo che mi amavano. Però mano a mano che crescevo le cose erano più complicate. Come crescevo io e necessitavo di confronti e risposte crescevano i protagonisti delle fazioni. Con mia madre "c’era lo scontro e le esplosioni di rabbia", con mio padre "c’era la chiusura da parte sua e la modifica della realtà per indorare la pillola senza ammettere le proprie responsabilità". Poi c’erano i fans sfegatati di queste due super star. Dalla parte materna non ci si parlava e (mia madre devo ammettere che è riuscita a saltarci fuori alla grande oggi) si giudicava parecchio, soprattutto da parte di mia nonna che era rimasta vedova nello stesso periodo della separazione dei miei. Dalla parte paterna si parlavano molto, troppo. E mio padre aveva una verità per tutti, penso sia l’uomo con più versioni al mondo. Tutte improntate sulla protezione della propria persona agli occhi dell’altro, tutte cagate però, porco cane (per non dire altro). Cagate che bastavano essere ammesse per non perdere nulla nei confronti di nessuno, ammettere una fragilità è una cosa difficile. Questo posso dire sia stato l’insegnamento più grande ricevuto dal mio amato padre. Fare il contrario di quello che ha fatto lui. D’altra parte anche per lui era complesso vivere all’interno della propria famiglia, essendo il preferito di tre figli e scampato alla morte in giovane età. Questa condizione di sopravvissuto ha fatto nascere un rapporto di amore madre figlio esclusivo e possessivo. Danneggiato me in primis per quanto mi riguarda come figlio e i suoi fratelli come figli a loro volta e come zii nei miei confronti. Del resto anche mia nonna (che a sua volta ha avuto le sue belle beghe e merita tutto il rispetto del mondo come donna) era rimasta vedova nello stesso periodo in cui i miei si separarono. In fondo a questa grande V in cui ai due lati in alto ci sono le fazioni e al vertice in caduta naturale ci sono io. C’era un’immensità di dolore da gestire senza mezzi che portava a liti periodiche, in cui si odiava a turno uno o l’altro, per poi riconciliarsi e viceversa. Bisognava essere degli ottimi equilibristi per non cadere e affogare in quel mare di merda. Mia madre nel frattempo, si trovava un nuovo marito con cui farà mia sorella e mio fratello, dando materiale importante all’altra fazione per creare tensioni e lottare per il mio dominio emotivo. Mentre mio padre si trovava fidanzate, di cui a loro non fregava un fico secco di lui e di me. Anzi con una in particolare con cui ha convissuto, io ero anche motivo di gelosia e promiscuità innocente. Nel frattempo io cercavo di non chiedere nulla, di farmi bastare tutto e di farli sentire buoni genitori. Devo ammettere che sfondarmi di canne mi ha fatto diventare un abile negoziatore di sentimenti ed emozioni col sorriso sulle labbra. Soffocando e ingabbiando al tempo stesso le mie fragilità e insicurezze. Sono stati anni difficili, in cui dovevo arrangiarmi perché per me non c’era nessuno. Tutto cambiò quando mio padre si trovò l’ultima fidanzata della sua vita. La badante moldava della vicina di mia nonna che con il suo ingresso in casa (da 3 anni quasi 4 io e mio padre vivevamo insieme. Avevo preferito che i miei fratelli potessero vivere la favola della famiglia del mulino bianco, senza che io potessi essere “quel qualcosa in più”. Mentre nel frattempo avrei avuto l’occasione di conoscere più profondamente mio padre) causò la mia uscita solitaria nella società permettendo anche a lui di vivere il suo sogno d’amore. Una grande sola. Mio padre scopre di avere un tumore e il dolore dei suoi fans, oltre al mio è devastante, soprattutto il mio. Io pensavo a tutti ma nessuno pensava a me. 12 giorni prima che morisse feci loro da testimone di nozze in camera di ospedale. A mio padre e la sua moglie moldava per sugellare l’ultimo atto di bontà, di uomo che non è stato in grado di costruire un cazzo nella vita. Avevo 24 anni e il cuore a pezzi. Ero solo e un ottimo catalizzatore di dolore e rabbia da parte dei suoi fans. L’unica cosa che avevo cercato di fare nel breve tempo che la malattia ci aveva lasciato, era di non avere rimpianti o lasciare argomenti aperti. Cercando di dargli la possibilità di affrontare le sue fragilità e responsabilità per salvare la nostra relazione e la mia sopravvivenza. Cosa che non avvenne perché si chiuse in un mutismo assordante, quando sarebbe bastata una carezza o uno sguardo soltanto. Morì senza cercarmi nei 5 giorni che succedettero la mia chiacchierata con lui. Questo permise ai suoi fans di potermi giudicare affrontando il loro dolore, con la rabbia verso di me. Oltre fare di me ciò che desiderassero. Fui estromesso da qualsiasi decisione, da qualsiasi eredità, dal poter scegliere anche solamente cosa tenermi di ciò che era stato nostro. Oltre ovviamente all’impossibilità di avere mia madre vicino il giorno del suo funerale. Io nel frattempo ero incapace di qualsiasi riflessione, lasciavo che la rabbia a mia volta mi divorasse permettendomi di continuare a vivere.Aanche se nella mia forma peggiore come essere umano. Credo che la rabbia di allora sia stata l’incubatrice dei miei mali cronici di oggi. Dopo due anni di esilio dalla fazione paterna, decido di suonare alla porta di mia nonna. Riallacciando quello che è stato uno dei rapporti di affetto e riconoscimento reciproco più profondo della mia vita, oltre la mia compagna e i miei figli. L’unica persona con cui ho avuto discussioni, confronti e comprensioni sulla mia vita e le varie vicissitudini che hanno accompagnato il mio racconto sino a ora. Nonna di cui per 14 anni divento caregiver, con cui cerco di affermarmi e farmi riconoscere oltre i pregiudizi e giudizi nei miei confronti, da parte dei fans familiari di questa fazione. Fans che mai una volta in 20 anni hanno accettato e affrontato un confronto con me. Chiedendo la mia versione dei fatti o di come ho vissuto le dinamiche che ci hanno investito. La fazione da parte dia madre non esisteva. Non meritava in quel momento la mia attenzione. Come io non esistevo per loro, semplicemente loro non esistevano per me. La mia amatissima e ignorante nonna è morta l’anno scorso, traghettandomi dall’altra parte del ponte che esisteva come unico punto di congiunzione con quella fazione. Permettendomi di colmare nel modo migliore che potessi, la necessità di 20 anni di attesa di confronto con i fans familiari. Liberandomi da quei vincoli invisibili dettati da una sorta di educazione sociale ricevuta. Non è stata tutta e solo merda, ma è molto difficile recuperare nella mia mente i ricordi felici puri con i fans di entrambe le fazioni, per poter fare una media equa con i ricordi negativi. In quanto quelli felici sono esclusivi, mentre quelli dolorosi molteplici. Se tu mi chiedessi qual è stata la più bella vacanza della tua vita con la tua famiglia unita. Ti risponderei l’unica che ho fatto, forse della durata di tre giorni. Con mio padre? L’unica che ho fatto il viaggio a Parigi, in cui ha coinvolto un collega per smezzare le spese perché di soldi non ce ne erano mai. Ma grazie papà per avermici portato, tra le più belle e rare foto che abbiamo insieme. La cena più bella fatta padre e figlio? Non c’è mai stata. Il natale più triste? Ne ho molteplici. Il natale più bello? Con tutti i parenti, proprio tutti. E la presenza del nonno, il mio mito. Ancora oggi è il mio natale di confronto per tutti gli altri. Mia madre è ancora viva e siamo cresciuti insieme, come persone però per stare bene insieme però dobbiamo stare lontani. Io personalmente sto imparando tutt’oggi, a capire e apprezzare come se la sia cavata con la sua storia. La nostra storia. Probabilmente le esperienze e le sofferenze se non ci insegnano e ci attraversano soltanto sono inutili. Sta a noi dargli un significato evitandogli di passare soltanto. Ho scelto la seconda e con grande fatica ho risalito la china della mia emotività, anche grazie a chi mi è stato veramente vicino. Ma soprattutto grazie a me e alla scelta di evolvere attraverso alla conoscenza di me stesso imparando ad accettarmi e amarmi. Ho 42 anni sono un padre, un compagno, un figlio, un fratello e cerco di starci dentro il più possibile tutelando me e l’altro. Più me però, perché è quando mi sento bene che do il meglio. Cazzo è stato un percorso lungo, faticosissimo e pieno di cadute. Passi indietro, corse in avanti e ancora cadute. Insomma un up and down impressionante. Solo grazie al lavoro su me stesso, al riconoscimento delle mie fragilità e delle loro cause sono riuscito a stabilire un equilibrio. Un equilibrio su cui poter surfare senza la necessità di mettere maschere convenzionali alla situazione. 

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