TOY, LA PAURA ED IL CORAGGIO
C’era una volta un bambino, di nome Toy, che si vergognava di essere un po’ pauroso.
Si vergognava soprattutto perché, a scuola, i suoi compagni non perdevano mai l’occasione di prenderlo in giro, di farlo sentire meno in gamba di loro.
“Fifone! Sei solo un piccolo fifone! Guarda noi, invece!” gli dicevano per deriderlo, e nello stesso momento eseguivano davanti a lui prove di coraggio stupide ed anche un po’ pericolose.
Inevitabilmente, di fronte a queste umiliazioni, il piccolo fuggiva in lacrime e rimaneva triste e sconsolato per tutto il resto della mattinata.
“Non voglio più andare a scuola! I miei compagni sono cattivi e nessuno di loro mi è amico!” si lamentava spesso con la mamma o con se stesso.
Una sera, prima di addormentarsi e stanco delle sue paure, Toy espresse un desiderio alquanto strano: “Oh, come sarebbe bello se nel mondo non esistesse la paura! Senza quel sentimento, saremmo tutti così coraggiosi!”.
Eh, già: sarebbe proprio stato bello! Un mondo dove le persone non conoscevano nemmeno l’esistenza della paura!
La stanchezza e l’innocenza di alcuni pensieri, guidarono dolcemente il piccolo Toy fino al mondo dei sogni.
La mattina successiva, come d’abitudine, Toy fu svegliato dalla mamma e aiutato a prepararsi in tempo per la scuola. Il bambino notò fin da subito che nell’aria c’era qualcosa di strano: come mai, per esempio, la mamma sembrava tranquilla e non gli aveva fatto le solite raccomandazioni?
Mentre camminava lentamente verso scuola, Toy fu costretto ad assistere a spettacoli a dir poco raccapriccianti: ragazzini che facevano letteralmente i pazzi sulle loro biciclette senza provare il minimo timore, bambini piccoli o più grandi che attraversavano incoscientemente la strada in momenti critici e, come se non bastasse, i loro genitori stavano placidamente a guardare senza muovere un dito.
Tutto questo era molto strano per Toy. Cos’era successo a quelle persone? Perché erano tutti così imprudenti e noncuranti?
Improvvisamente, dall’orlo dell’alto ponte, si udì un grido e subito dopo un uomo precipitò nel vuoto, finendo nel fiume.
“Oh Dio santo! Ma cosa succede oggi?” esclamò Toy, accorrendo spaventato e angosciato verso il luogo dell’“incidente”.
Niente paura, però: l’uomo era ancora vivo e, perfettamente incolume, uscì baldanzoso dal fiume.
“Signore! Come sta? Va tutto bene?” chiese il bambino, scrutando l’espressione superficiale del volto di quello strano individuo.
“Oh, sì! Mai stato meglio!” rispose l’uomo, sorridendo di fronte all’insolita e per lui immotivata preoccupazione di Toy.
Il piccolo domandò a sua volta: “Ma…si può sapere perché l’ ha fatto? Non ha avuto un po’ di paura?”.
“Paura? E che cos’è? Non ho mai sentito questa parola in vita mia!”.
Il tono di voce dell’uomo si stava facendo sempre più meravigliato ed incredulo.
“Come? Lei non sa che cos’è la paura?…Accidenti! Beato lei! Lei sì che è una persona coraggiosa!”.
Toy voleva essere invidioso di quel bislacco e invece, con sua grande sorpresa, si sentiva smarrito e seriamente preoccupato per lui.
“Eh? Co..coraggioso?” balbettò l’individuo, con aria inebetita. “Che cosa significa? Bambino, ma dove le prendi tutte queste parole sconosciute? Paura? Coraggioso? Bò..per me non esistono!”.
In un baleno, lo strano desiderio espresso la sera prima riaffiorò nella testa del piccolo Toy: “Voglio che dal mondo sparisca la paura!”.
Già, ora era tutto chiaro: il suo desiderio era stato avverato. Ora…stava vivendo in un mondo dove la gente non conosceva nemmeno la paura!
Però quelle persone, più che creature coraggiose, gli sembravano dei pazzi spericolati ed incoscienti. In fondo…non era così il mondo che desiderava.
Il tizio del ponte, vedendolo così pensieroso e malinconico, gli sussurrò con dolcezza: “Tu sei Toy, vero? Io so la tua storia. Ti vergogni di fronte ai tuoi compagni perché sei un bambino un po’ timoroso. Così ieri sera hai ben pensato di sognare un mondo privo di paura. Bè..eccolo qua, che te ne pare?”.
“Che me ne pare?! Non è come lo volevo!” riuscì a sbottare Toy, sorpresissimo. “Io volevo vedere tante persone coraggiose e valorose, non dei matti sconsiderati che non tengono nemmeno alla propria vita! A proposito: tu come fai a conoscermi? Non ti ho mai visto. Chi sei?”.
L’espressione incurante sul viso dell’uomo diventò saggia, improvvisamente. I suoi occhi si illuminarono e la sua voce, sensibile e gentile, pronunciò: “Chi sono? Bè..chi vuoi tu. Ognuno può interpretare la mia esistenza come vuole. Sembra assurda questa definizione di me stesso, ma in fondo…cosa c’è di non assurdo in questo mondo?”.
Fece una breve pausa di silenzio, sorridendo di fronte allo sguardo interrogativo del bambino. Poi proseguì: “Però..posso spiegarti come mai questo mondo che tu stesso hai desiderato non ti va a genio. Ecco…tu volevi conoscere persone coraggiose, vero? Allora, mio caro, hai sbagliato modo di impostare il desiderio. Come puoi pretendere che soggetti del tutto privi di paura possano sembrare ai tuoi occhi persone valorose ed animose?”.
“Eh? Che significa? Che vuoi dire?” chiese Toy, cercando di dare un significato a quelle strane parole.
“È più semplice di quello che credi, Toy” rispose il signore, toccando una spalla al bambino. “Voglio dire che paura e coraggio sono due cose quasi indivisibili. Se non esiste una, non può esistere nemmeno l’altro. Ricordati che il vero coraggioso è colui che sa sminuire la sua paura per il bene proprio o altrui. Le persone che invece si esibiscono in stupide prove solo per il gusto di farsi vedere…ecco, non sono nemmeno da prendere in considerazione per la loro imbecillità. Dunque, tu non ti devi vergognare di aver paura. Tutti, in fondo, abbiamo le nostre ansie e i nostri timori. Avere un animo coraggioso non significa non temere nulla. Anzi, ti dirò di più: occorre avere paura per sentirsi veramente coraggiosi!”.
“Ah, si? E perché? Nessuno finora mi ha mai parlato così!” intervenne il piccolo Toy, affascinato da quegli insoliti modi di pensare.
“Prova a ragionare: prima ti ho detto che paura e coraggio sono come una cosa sola e che quindi uno non può esistere senza l’altra. In parole più semplici, se uno pensa di non aver paura di niente, per lui mettersi in gioco, affrontare un pericolo, non ha alcun significato. Si può definire un coraggioso, quest’individuo? Certo che no.
Una persona che invece sente timore ma riesce a controllarlo e ad affrontarlo con forza e volontà, sì che si può ritenere coraggiosa. Ricorda: il coraggio è un sentimento, così come lo è la paura”.
Detto questo, il saggio signore iniziò a divenire evanescente, fino a scomparire del tutto, pochi istanti dopo.
Una sorta di magia? O forse….tutto era stato solo un magnifico sogno?
“Toy, svegliati! Su, piccolo dormiglione!” esclamò allegramente una voce, quella della mamma.
Toy aprì gli occhi e si guardò attorno, stupito: era nella sua cameretta, accovacciato nel lettino, come tutte le volte che la mamma lo svegliava dolcemente per andare a scuola.
Toy, Il coraggio e la paura testo di Crismery89