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Mi chiamo Assunta, e non respiro più.
La mia voce vi arriva da sotto la terra, tra le ossa rotte e il sangue rappreso sul mio vestito da sposa.
Non c’è poesia qui. Solo freddo, carne lacerata e silenzio.
La mia storia iniziò come tante: fiori, carezze, promesse. Lui - Mario - sembrava l’uomo perfetto.
Gentile, premuroso, attento. Solo un po’ geloso. Diceva che mi amava. Io ci credevo.
Che stupida!
Il primo ceffone arrivò da fidanzati: un lampo che mi spaccò il labbro. Ma non fu l’ultimo. Ogni volta più forte. Ogni volta più preciso. Ogni volta meno evidente.
Diceva che ero sua. Che si sarebbe ucciso se l’avessi lasciato. Che dovevo stare zitta, perché ero stupida. Che da sola non ero niente. Ero solo una puttana, nessuno mi avrebbe mai voluta.
Dopo il matrimonio mi separò da tutti. Prima dalle amiche, poi dai miei fratelli, infine da mia madre. Ogni volta aveva una scusa pronta: “Non ti capiscono”, “Ti vogliono diversa da come sei”, “Solo io ti amo davvero”.
Alla fine ero rimasta sola con lui. Ero sua.
Con l'ennesimo pugno in faccia mi staccò un dente e lussò la mandibola. Poi le costole. Al pronto soccorso mentii.
Prontamente arrivarono le solite scuse, i pianti, i fiori e le promesse. “Non succederà più”, giurava. Io lo perdonai. Lo perdonavo sempre, anche quando i lividi restavano addosso per giorni.
Mi urlava che la colpa era solo mia se perdeva la pazienza: non lo amavo abbastanza, non lo rispettavo abbastanza, lo tradivo quando non c'era, ero una lurida donnaccia, lo innervosivo con la mia presenza, le mie scuse, i miei pianti.
Così diventavo io la colpevole.
E in fondo pensavo: mi sforzerò, diventerò come lui mi vuole, farò di tutto per renderlo felice, per essere degna del suo amore.
Credevo davvero che il mio amore bastasse, che la pazienza bastasse a domare la sua rabbia. Non capivo che l’unica cosa che stavo domando era la mia vita.
Quando nacque il nostro figlio, tutto peggiorò. Non ero più solo sua. Ogni carezza al bambino era un tradimento. Ogni risata una condanna. “Non sei più la stessa, guardati... fai schifo”, urlava, e intanto tra insulti e minacce le sue mani cadevano addosso a me. Più stringevo forte il piccolo, più mi picchiava. Ho imparato a fare scudo col mio corpo, per proteggere lui, Francesco. Ma nessun corpo basta contro certe mani.
Prima mi tolse il telefono, poi le chiavi di casa, l'auto, la libertà. Controllava i miei spostamenti, le mie parole, persino i miei respiri. Se provavo a ribellarmi, minacciava: “Se parli, ammazzo tua madre. Se mi lasci, prima ammazzo te, il tuo amante e poi tuo figlio. Vi faccio vedere io!”. Allora tacevo. Tacevo sempre.
La volta che mi ruppe un braccio chiamai la polizia. Arrivarono sì, ma tardi, quando Mario era già tranquillo. “Una lite tra coniugi, niente di importante”, verbalizzarono quasi infastiditi.
Poi se ne andarono. Mi lasciarono lì, con il mio carnefice ancora più arrabbiato e il mio dolore moltiplicato.
La fine arrivò in una sera qualunque. Non contai i colpi, vidi solo il brillare della lama, il calore del sangue e il dolore della vita che mi abbandonava: quarantasette fendenti. Quarantasette condanne .
Ora vi parlo da qui, da morta. Per me non c’è speranza. Ma per le altre sì.
Non accettate il primo schiaffo, la prima offesa. Non confondete mai la gelosia con l’amore. Non credete a chi vi dice “sei mia” come fosse una promessa.
È una condanna.
Io non sono un’eccezione. Ogni tre giorni in Italia un’altra donna fa la mia stessa fine.
Femminicidio in Italia – Dati 2025
* Oltre 60 donne uccise nei primi otto mesi del 2025
* Nel 52% dei casi l’assassino era partner o ex partner
* 36 figli minori rimasti orfani
* 20 vittime accoltellate,
* 16 strangolate,
* 9 uccise con arma da fuoco
* Il 64% dei casi concentrati in Lombardia, Toscana, Campania e Lazio
* Età media delle vittime: 54 anni (la più giovane aveva 1 anno, la più anziana 93)
* Almeno 10 donne avevano già sporto denuncia
* In 1 caso su 3, le violenze erano note a familiari o vicini
* Ogni 3 giorni, una donna muore per mano di un uomo
* In Italia il100% dei femminicidi è preceduto da segnali ignorati o sottovalutati
Io sono una voce tra tante. Una voce che non dovrebbe più esistere, e invece torna dalla terra per dirvi una sola cosa: non aspettate di piangere sui morti.
Le panchine e le scarpe rosse non bastano più.
Fermate i vivi!
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1522: Numero nazionale antiviolenza e stalking (gratuito, anonimato garantito).
Telefono Rosa: 06 37516355.