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Palvìsa in volo
la bellula sbiaccicava,
medìna, nel trovar
il fior d'agosto,
e lei, sola,
un po' divappiava,
nel pallido neviasto.
Allora la bellula
si biullava in dolci cantìgie
per cercare di trovare
la via sicura.
Le altre bellule bellulianti
udìano in lontananza
e come trinchelline impazzite
partirono in lampieggiante volo.
Per paura
la bellula si ritirceva
tra follime d'imetria, stanca,
non biullava più e diceva:
doveva essere un bel posto
il fior d'agosto.
Alle prime lumìe
e alle ultime cantìgie
le bellule dolcissime
videro la bellula stanca,
la presero e poi via.
Nel silengio volo,
tra la luce levia di rosa
e un velato di cilesio,
arrivarono nel posto atteso.
Si sposta la nevia,
profumi di malvia pulita
e gelsio fioccato,
polginesi ricchi di cibelio
e in aria granelli di cielo.
Si, è proprio un bel posto
il fior d'agosto.