Storia di un cagnolino

scritto da Gabriella Denini
Scritto 15 anni fa • Pubblicato 15 anni fa • Revisionato 15 anni fa
0 0 0

Autore del testo

Immagine di Gabriella Denini
Ga
Autore del testo Gabriella Denini

Testo: Storia di un cagnolino
di Gabriella Denini

STORIA DI UN CAGNOLINO


C’era una volta…si può cominciare così, un bel cagnolino bianco e nero abbandonato da chissà chi, che si aggirava per la città, prendendo di mira particolarmente i parchi pubblici, dove giocavano bambini e ragazzi e dove poteva trovare qualche pezzettino di merendina da mangiare.
Non di rado c’erano anche ragazzacci che gli tiravano i sassi e uno lo aveva colpito ad una zampina che, da allora, trascinava un poco, zoppicando.
Un giorno, passando accanto ad una panchina notò un signore anziano che, vedendolo, lo chiamò con parole gentili; vinta la diffidenza iniziale, il cagnolino si avvicinò all’uomo ricevendone affettuose carezze.
La bestiola si affezionò all’uomo che gli dava cibo e affetto e ogni giorno, puntualmente si incontravano alla panchina.
Era diventata una piacevole abitudine per entrambi; forse anche l’anziano era solo
e in quel piccolo cane aveva trovato di che riempire la sua solitudine.
La cosa si protrasse per un certo tempo, ma un giorno…l’uomo non venne e la bestiola lo attese invano per ore e così anche il giorno dopo e dopo ancora.
Cosa era accaduto? L’amico che aveva imparato a considerare come un nuovo padrone si era forse dimenticato di lui? O forse gli era accaduto qualcosa di grave? …Non si seppe mai e il cagnolino, ogni giorno aspettava inutilmente quella carezza e un po’ di cibo.
Un giorno, come sempre, i ragazzini giocavano a palla, quando questa sfuggita al loro controllo, rotolò accanto alla panchina. Uno dei ragazzi la rincorse e fu allora che si accorse di quel cagnolino accucciato sotto la pachina, che pareva dormisse,
il ragazzino lo chiamò, lo toccò, ma la bestiola non si mosse poiché era morto di fame, di dolore, di solitudine.
Arrivarono anche gli altri ragazzi e tutti insieme decisero di dargli sepoltura.
Uno di loro procurò una scatola, lo avvolsero in una morbida plastica e ve lo misero dentro, sigillandola bene; poi, furtivamente, senza che nessuno vedesse, scavarono
una piccola fossa ai piedi di una pianta, ve lo seppellirono e, sulla piccola tomba misero una targa di legno con scalfito un nome: Randagio.
Il piccolo cane, che si credeva solo aveva perduto un amico, ma ne aveva trovati tanti che si erano occupati di lui con amore.


GABRIELLA DENINI
Storia di un cagnolino testo di Gabriella Denini
0