Storia di un fatale blackout

scritto da voceperduta
Scritto 3 anni fa • Pubblicato 3 anni fa • Revisionato 3 anni fa
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Testo: Storia di un fatale blackout
di voceperduta

Era parso chiaro a tutti, che Leonardo avesse un problema. Insolito, forse rimediabile, ma senza dubbio un problema. Potevano passare giorni, senza che apparissero segnali preoccupanti.
Poi il dramma. Un post su Facebook, una fotografia su Instagram. E le sue dita riprendevano a schioccare sullo schermo. Tik-tok, tik-tok facevano, fino a notte inoltrata. All’alba, se non era un giorno di scuola.
«Vede, signora, la commentite è una patologia seria. Ne soffrono adulti e bambini. Posso consigliarle l’installazione di una tastiera a caratteri cinesi, per guadagnare tempo; più in là, potrebbe convincere suo marito a passare più tempo con lui, all’aria aperta. Senza dispositivi elettronici.»

Tutto doveva essere commentato. La prima regola era non fare distinzioni. La seconda era degenerare nelle risposte, soprattutto quando si innescava un parapiglia virtuale, fatto di insulti, minacce e sproloqui vari.
Vengo a cercarti a casa, ai capito??!!
La terza, non meno importante, l’assoluta mancanza di cura nella resa ortografica.
Ke mi frega…..ahahaha! Il prof lò a scuola…tu ki 6?

Quando, una sera, la signora Almira arrivò a casa, si rese conto che i consigli del consulente informatico erano impietosamente lontani dalla realtà.
«Nedo, ti ci metti anche tu?! Da quanto tempo state digitando?»
Il padre stava commentando senza giudizio un post di politica straniera, aspettando le notifiche dalle pagine calcistiche; Leonardo, invece, apostrofava ogni singola fotografia di un profilo femminile, con un “6 fikissima”, “t va di darmi il num?”, “rikka e bona”.
Almira, sconsolata, si diresse in cucina e, prima di preparare la cena, pregò affinché il blackout energetico avvenisse quanto prima, seguendo le previsioni delle agenzie di stampa.
La sera stessa, dopo cena, si udì un terribile fracasso, come se le colonne elettriche fossero crollate l’una sopra l’altra.
«È un attacco russofono!» - «Guardala, papà, è una bomba!»

La luce si spense e Almira, accovacciata sotto il tavolo, intuì che si trattava di una catastrofe naturale. Uscì lentamente - appena il rumore si attenuò - e percepì che il marito e il figlio si erano improvvisamente dileguati. Accese una candela e li cercò freneticamente. Non erano più visibili fisicamente. Con maggiore stupore, comprese che i loro dispositivi cellulari erano ancora integri e funzionanti; residui elettrostatici digitavano i caratteri dai loro profili social. Le loro menti, divenute nel frattempo delle graziose emoticon, erano rimaste vittime del fatale blackout.
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