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Non riesco a vedere più nulla.
Non sento, non percepisco niente.
Non penso, non so dove vado.
Cerco qualcosa, non so cosa, ma devo farlo.
Ho gli occhi rivolti verso il pavimento rosso e pieno di crepe.
Zoppico, in cerca della cosa.
Inciampo, mi fanno male le gambe.
No, devo resistere.
Ce la posso fare.
Mi faccio forza.
Proseguo a gattoni, stringo i denti.
Sento l’odore delle fiamme dietro di me.
Sento dei rumori assordanti, fastidiosi.
Ma guardo solo in avanti.
Continuo senza sosta.
Credo di averla trovata.
Non so come, ma l’ho trovata.
Afferro il piccolo oggetto e lo stringo forte, non voglio che mi sfugga.
Poi apro la mia mano, rivelando l’oggetto prezioso.
La perla riaccende i miei occhi spenti e punta tutto il suo splendore verso il cielo.
Non ci posso credere.
Rido dalla gioia, e il sangue si mescola tra le lacrime.
Riafferro la perla.
Mi metto a pancia in su con molta fatica.
Riesco a vedere quel che rimane della macchina, in fondo non ho camminato così tanto come pensavo.
Metto la piccola perla sul mio addome senza che cada.
Aspetto finché io e lei non ci fondiamo, diventando un’unica cosa.
Insieme voliamo e riusciamo a vedere il mondo intero.
Finché non ci separiamo e torniamo dov'eravamo prima.
Sputo del sangue, macchiando la mia perla di rosso.
Ma non potrò mai pulirla.
Sorrido, anche se avrei voluto rivedere ancora quella bellissima perla che risplende ancora il mio volto con la sua luce smagliante.
Sorrido, anche se avrei voluto volare con te per l’eternità, circondati dalle stelle infinite.
Purtroppo, è troppo tardi per tutto ciò.
È ora di andare.
Appoggio completamente la mia testa sul terreno.
Verso le mie ultime lacrime e chiudo gli occhi.
Ti voglio bene, mamma.