“Ehi ciao”
Fisso quelle parole, che risplendono nel mio schermo. Brillano di una luce che mi attrae, mi eccita, ma al contempo mi fa sentire sporca, una traditrice tremendamente in colpa. Da quando mi ha scritto, due giorni fa, non faccio altro che pensare a lui, attendendo i suoi messaggi con ansia, con quella trepidazione che non provavo da diversi anni, da quando mi sono fidanzata. Io amo il mio ragazzo, ne sono sicura, lo amo alla follia. Ma lui, lui mi fa sentire desiderata, mi fa sentire importante. Non è tanto per il suo aspetto, che mi aveva attratta, certo, al nostro incontro di due anni fa, ma che ora, dopo quasi un anno senza vederci, non mi ricordavo neanche più così vividamente. No, non è per il fisico. E’ una cosa peggiore di semplice attrazione fisica. Lui mi prende, mentalmente ed emotivamente. E’ l’esatto opposto del mio fidanzato: profondo; sentimentale; emotivo ed insicuro come me. E’ l’esatto opposto di mio padre.
I miei genitori non sono fatti per stare insieme. E’ questa una cosa che ho realizzato, con dolore, nei primi anni delle superiori. Espansiva lei, introverso lui. Se una ha bisogno di piccoli e quotidiani gesti d’amore, baci, abbracci e di manifestare il suo dolore o la sua gioia; l’altro vive nel silenzio, si chiude in sé stesso quando qualcosa nella sua vita non va, escludendo il mondo intero. Escludendo la sua famiglia. Escludendo noi.
Io non voglio essere come loro. E’ una promessa che mi sono fatta al momento della realizzazione dell’incompatibilità dei miei genitori. Questo probabilmente mi ha spinto a mettere in dubbio il mio rapporto, di tre anni. Il mio ragazzo assomiglia pericolosamente a mio padre, inquadrato, di poche parole. Per anni ho affermato e sostenuto con ardore la diversità tra i due che, se non era visibile da qualcuno di esterno al rapporto, era invece ben osservabile nel nostro privato. Negli ultimi mesi però qualcosa era cambiato: lui si era sempre più concentrato nello studio, trascurando quelli che avrebbero potuto essere i nostri momenti. Mi ero sentita esclusa, trascurata. Avevo iniziato a mettere in dubbio i miei sentimenti nei suoi confronti: ero sicura di volere lui al mio fianco in futuro?
Con mano tremante afferro il telefono, lo sblocco e visualizzo il messaggio.
“Non sempre fare qualcosa di sbagliato significa essere brutte persone ”
Non so perché ho digitato queste parole. Si sono scritte da sole, mi sono uscite dal cuore. Suona tanto come una giustificazione, come se quello che sto facendo, in fondo, non fosse poi così sbagliato. Ma io sono la prima a non credere alle mie parole. Ho sempre pensato che le nostre azioni dipendano da noi e da noi soltanto, ma le emozioni che sto provando adesso, quelle sensazioni che mi tengono sveglia la notte, che mi mettono in subbuglio lo stomaco e mi irrigidiscono i muscoli fino a provare dolore, un dolore lancinante alla schiena, non le riesco più a controllare.
Qualche anno fa una mia cara amica mi ha confidato che la sua ragazza aveva preso una cotta per una sua compagna e, pur amando ancora la fidanzata, non riusciva a non pensare a questa terza ragazza. Avevo sempre ritenuto ciò un segno di grande egoismo da parte sua e soprattutto di mancanza di amore per la mia amica. Mai, mai avrei pensato di trovarmi nella stessa situazione. Il corpo mi trema, ma non per il freddo. Scoppio a piangere. Un pianto che non è uno sfogo, ma una ricerca di risposte, una richiesta d’aiuto.
Vorrei solo tornare a qualche mese addietro, quando tutto andava bene ed ero serena nella mia relazione soddisfacente. Cosa è cambiato? Cosa ho fatto di male per meritarmi questa situazione?
“Non capisco l’allusione ahah”
Ogni volta che il telefono mi segnala un suo messaggio il cuore batte più forte e un sorriso idiota mi si stampa sulle labbra. Reprimo quello stupido sorriso, sentendomi sempre più in colpa per ciò che stavo facendo.
In realtà non avevo fatto nulla, fisicamente. Avevo fatto qualcosa invece mentalmente. Qualcosa di sbagliato, qualcosa che avrebbe potuto cambiare e rovinare per sempre la mia vita. Avrei potuto prendere una decisione istintivamente, seguendo sentimenti che probabilmente non sarebbero durati più di qualche settimana. O forse qualche giorno. Un decisione che avrei rimpianto per tutta la vita.
Tre anni. Ci erano voluti tre anni per creare quella stabilità e quella fiducia reciproca che contraddistingue il nostro rapporto. Tre anni perché lui arrivasse a capirmi, a comprendere i miei sbalzi d’umore e a capire come calmare le mie crisi. I suoi mi avevano accolta come una figlia, la sua famiglia mi comprava perfino il regalo per Natale. E ora io sono qui, a pensare di buttare all’aria tutto questo per uno qualunque, per il primo che, con due belle parole, mi ha fatto girare la testa. Ma cos’ho che non va?
“Forse dovremmo finirla qui. Tutto questo non è giusto”
Scrivere queste parole mi porta tanta fatica, moltissimo dolore e smarrimento quanto non ne provavo da tempo. Quindi è questa la fine. E’ arrivata l’ora di terminare questa avventura. Un’esperienza sicuramente molto sofferta, dei giorni che rimarranno impressi nella mia mente.
“Buonanotte”
Fisso quell’unica, semplice parola. Quel saluto che sancisce la fine di quelle emozioni, il termine di notti insonni e pasti saltati. Mi mancherà tutto questo. Mi mancheranno quei messaggi che mi facevano sentire viva, come da tempo non mi sentivo più. La mia vita era diventata monotona, senza interessi, senza desideri. Lui è stato il mio scossone. Lui mi ha permesso di capire che qualcosa non va nel mio rapporto, che qualcosa manca nella mia vita. Mi ha concesso anche di comprendere che quel qualcosa non lo devo ricercare in qualcuno, ma in me stessa. Perché la motivazione che fino a questo momento sono andata ricercando nelle persone, dopo un po’, con la loro conoscenza, svanisce, e mi spinge a cambiare, a legarmi a qualcun altro.
Si può trovare quel brio, quella motivazione ad uscire, ad andare in palestra, a studiare, dentro sé stessi?
Probabilmente no. Però posso provare a trovarla scovando altri interessi, altre attività che mi facciano sorridere.
Con la convinzione che la tentazione di scrivergli i giorni seguenti sarebbe stata fortissima, forse irrefrenabile. Ma anche con la speranza di riuscire a mettere in pratica i pensieri che mi avevano finalmente spinta a dirgli addio, spengo il telefono, premo l’interruttore della luce, che fa piombare nel buio la mia stanza. Mi sdraio e provo a prendere sonno, a non pensare, a non rimuginare. Chissà cosa mi avrebbe riservato il futuro.
Una brutta persona testo di sabina_98