Essere donna vuol dire essere schiava.
Pur essendosi conquistata l'indipendenza da tutto,
una donna continua a dipendere dai suoi sensi di colpa,
perché essere donna vuol dire dare la colpa a se stessa
prima di incolpare qualsiasi altra cosa o persona.
Essere donna vuol dire provare almeno una volta nella vita
ad ottenere il massimo dei risultati con il minimo degli sforzi,
accettando compromessi (sì sì, anche a livello sessuale...)
per poi negare tutto in caso di evidente fallimento.
Non a caso la maggioranza delle donne denigra schifata
colei che riesce nell'intento del “successo facile”.
Essere donna vuol dire nascere senza forza,
per poi passare tutta la vita a cercare di procurarsela
e ritrovarsi a convivere con contratture muscolari multiple,
poiché si usano sempre i muscoli sbagliati
per sollevare i carichi pesanti, siano essi fisici o psicologici.
Essere donna vuol dire stressare il mondo
con la propria voce squillante perché
non si può avere quella vasta scala tonale
che permette di farsi ascoltare anche a basso volume.
Essere donna vuol dire soffrire di dismorfofobia.
Oppure essere narcisiste a livello misantropico,
sognando comunque l'elisir di eterna magrezza e giovinezza.
Essere donna non vuol dire avere a che fare con i dolori mestruali
ma vuol dire comunque addormentarsi con l'odore di sangue marcio
che vi accompagna per tutto il sonno di “quei giorni”,
malgrado le tonnellate di pannolini cambiati
e le mezzore passate sul bidet con saponi vari.
Essere donna vuol dire improvvisarsi psicologa
per consolare spesso delle amiche voltafaccia,
quando magari si avrebbe bisogno di una psicanalisi
proprio per accorgersi delle insidie che nascondono
queste simpatiche meretrici che vi circondano.
Essere donna vuol dire innamorarsi
non propriamente di un uomo o di una donna
ma di un soggetto degno di attenzione clinica.
E volerne cambiare sempre un qualche aspetto
senza sapere che, qualora cambiasse davvero,
il soggetto in questione perderebbe d'interesse.
Essere donna vuol dire provare ad essere gelosa.
Qualsiasi forma di gelosia va bene,
che sia nei confronti di un essere umano
o di un programma televisivo che rischia di essere sostituito.
Essere donna vuol dire non schifare del tutto il Brandy,
avere sperimentato l'ubriachezza da passito
e trovare sempre un sex-appeal nella Nutella,
così come nelle varie forme di cioccolato e cioccolatini
da consumarsi rigorosamente davanti ad un libro,
una televisione od una pila di vestiti da stirare.
Essere donna vuol dire paragonare l'attesa all'appetito.
Aspettate il pullman? Aprite un pacchetto di crackers.
Aspettate il treno? Una brioche al bar della stazione.
Aspettate qualcuno al bar? Buone le patatine fritte.
Aspettate un bambino? Ecco...qui l'elenco si fa infinito.
Essere donna vuol dire prendere a modello
una donna totalmente diversa da sé stessa,
in modo più o meno maniacale, adorandola
fino al punto di poterla interamente criticare.
Essere donna vuol dire essere o femminista o misogina.
Nessuna via di mezzo, spiacente per voi.
Per capire la mia posizione, vi basti sapere che,
sarà perché lavorare in un night vuol dire
avere a che fare con nidiate di vipere
o sarà per qualche delusione amorosa
ricevuta dalle mie simili, il lato più positivo
che trovo in una donna è quello
di incarnare, a suo modo, un oggetto sessuale.
Quale modo migliore di portarsi a letto una donna
se non fingere di essere una femminista?
“Non urlare a bassa voce” testo di insonne