Raffaele

scritto da RobyBasile
Scritto 9 anni fa • Pubblicato 6 anni fa • Revisionato 6 anni fa
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Due uomini, due esiliati. Come potrebbero non diventare gli amici di una vita?
- Nota dell'autore RobyBasile

Testo: Raffaele
di RobyBasile

Mi sentivo osservato. Era strano avere gli occhi di tutti addosso. Per un attimo credetti addirittura di essere così elegante e affascinante, quella sera, che la mia figura potesse attirare gli sguardi come una calamita. Come no; sapevo bene che un uomo accusato di omicidio e poi rilasciato per mancanza di prove non potesse ispirare fiducia. Anche se non ero stato io tutti credevano il contrario per qualche incomprensibile ragione, come se il fatto di essere stato un sospettato mi rendesse automaticamente complice o mandante. La mia vita, dal processo, era diventata strana e solitaria: credo che quella, oltre ad andare in paese per fare la spesa, fosse la mia prima esperienza mondana in due anni. Brutto, lo so, ma mi sembrava tanto facile, ormai, vivere solo con i miei animali, che andare a una festa pareva bizzarro.
Era un invito di gala, quello, anche se aperto a tutti, e riguardava un’associazione benefica che agiva in Asia. C’era la crème de la crème del paese e la maggior parte della popolazione che si poteva permettere un vestito decente cercava di affluire nel salotto del sindaco, uno stanzone enorme, con una rampa di scale di marmo su un lato e delle imponenti porte finestre che davano sulla terrazza dall’altro.
C’era così tanta gente lì che l’aria sembrava non bastare per tutti e mi avvicinai al balcone boccheggiante: appena sentii un venticello leggero che pareva respirabile mi appoggiai allo stipite della porta e diedi un sorso al mio champagne.
Mi avvicinai alla ringhiera, guardai giù, mi voltai e mi accostai, facendo girare il vino nel bicchiere e osservando il brusio nella sala: ballavano tutti, chiacchieravano, si abbuffavano, ognuno faceva qualcosa. Solo una figura sembrava non appartenere a quella scena, così ferma rispetto agli altri che sembrava di vedere un fiore in mezzo al fango.
Era una ragazza, che osservava la gente come io osservavo lei. Seguì con lo sguardo i volteggi di una coppia e dovette accorgersi anche lei della seconda figura ferma in tutto quel trambusto, perché mi osservò, mi vide, ne sono sicuro, e poi distolse rapidamente lo sguardo.
Io ormai avevo preso a fissarla, sembravo un maniaco e lei doveva aver notato la mia attenzione
Decisi di andare da qualche altra parte, per evitare che si sentisse in soggezione, così, dopo aver dato un ultimo sorso al mio champagne e aver posato il bicchiere sul vassoio di un cameriere, rientrai nel salotto e uscii dalla gigantesca porta d’ingresso che appariva nell’atrio.
Andai in giardino e costeggiai tutto il fianco della casa per ritrovarmi sul retro, dove fiori, piante e alberi regnavano silenziosi in quell’incontrastato angolo di paradiso.
Cercai un posticino tranquillo dove riposare e lo trovai in una panchina nascosta dalle foglie di un salice: mi ci sedetti e appoggiai la schiena al tronco dell’albero e con il naso all’insù mi misi a osservare la chioma piangente.
-È un tipo bizzarro, sa?- osservò qualcuno.
-Lo so.
Rise, chiunque fosse.
-Cosa osserva?- mi chiese, sedendosi accanto a me.
-Le foglie fanno un effetto strano. Con la luce creano dei giochi di colore, diventano di vari verdi, anche di blu e azzurri, la luna forma delle ombre pazzesche, molto particolari.
-Ah. È vero- rise di nuovo.
Abbassai lo sguardo e vidi il mio interlocutore: era la ragazza di poco prima, o per meglio dire, il ragazzo.
La mia fissazione di non voler mai portare gli occhiali si era rivelata discutibile, dato che l’uomo che avevo davanti aveva persino la barba. Aveva solo un abito color porpora.
-Mi scusi,- dissi –ma l’avevo scambiata per un’altra persona.
-Non sa quante volte succede a me. Lei, invece, non l’ho mai vista.
-Davide Corsi- feci, porgendogli la mano. -Piacere.
-Raffaele Poli, piacere mio- rispose stringendomela. -È strano, conosco praticamente tutti qua, ma tu… Non è che sei il parente di qualcuno?
-Hai sentito parlare di quel tipo che è stato ucciso qualche anno fa vicino al lago?
-Sì.
-Hai davanti a te il principale teste della difesa.
-Ah… Che cosa strana, un killer l’ho sempre immaginato con una bandana in testa, i denti gialli e senza qualche dito.
-Può darsi che un vero omicida sia così.
-Non sei stato tu allora?
-Direi di no. Quello che è stato ammazzato non lo conoscevo neanche di vista.
-Ah, bè, meglio per te.
-Scusa, ma se avevi il dubbio che fossi il colpevole, mi spieghi perché sei rimasto qua?- risi.
-La vita si può prendere alla leggera, caro mio, se non si insinua nulla.
-Ma se fossi stato un serial killer avrei potuto ucciderti!
-E che sarà mai la morte confrontata ai dubbi della vita! Credo che tu viva in un posto isolato, lontano dagli indici della gente, giusto?
-Sì, ma…
-Io vivo in una casetta sul fiume. Non c’è anima viva, lì. Non ho ucciso nessuno, però, non sono neanche mai stato accusato di aver pensato di farlo, eppure ho uno di quelli che tanta gente considera ‘peccati’. C’è gente che urla, strilla e viene lasciata fare. Io me ne sto bello tranquillo e vengo guardato male.
Era serio. Quella non era una conversazione normale: quello era uno sfogo. Uno sfogo potente, pieno di rabbia, del quale io avevo estranea la causa.
-Posso sapere di che ‘peccato’ hai macchiato la tua coscienza?- gli chiesi, in un misto di ironia e curiosità.
-Sono una checca- rispose, calmo, voltandosi per guardarmi negli occhi.
-Lo so a cosa pensi: “Eccone un altro che è venuto a cuccare”. Ma voglio che tu sappia che sono una persona perfettamente normale, non sono affetto da nessun tipo di malattie, neanche mentali, ho un buon lavoro, un discreto conto in banca, mi sono messo in tiro e sono venuto a una festa, eppure non ho voglia di rimorchiare nessuno.
Passò là davanti una coppia e appena ci videro si misero a parlottare. Raffaele balzò in piedi, uscì dalle foglie del salice e piantò ben bene i piedi a terra, i pugni chiusi.
-Ehi!- gridò alla coppia. -Sarò anche gay ma non sono mica scemo, lo so che parlavate di me! Il mio amico non è neanche omosessuale, ma basta che lo sia uno perché tutto il gruppo cambi sponda, eh? La gente come voi mi fa venire il voltastomaco! Ma che avete contro di noi? ‘Noi’, come se fossimo una cosa o una categoria! Sempre pronti con i vostri cervelloni tutti uguali a giudicare l’unico diverso- urlò. - “Hai visto quelli?” - continuò, facendo una vocina come ulteriore presa in giro - “Sì, mamma mia, ma non possono darsi un contegno?” “Ma non lo sai che quelli così fanno come gira loro al momento? Se hanno voglia si spogliano anche davanti a tutti” “Oddio, che schifo!” “Sì, davvero”. Blah!-
Era stato tanto bravo che mi venne voglia di applaudire. I due erano decisamente indignati e le loro espressioni mi fecero scoppiare a ridere.
-Uuuh! Tesooo!- dissi io, sempre con la vocina -Ma come sei elegante oggi!- continuai correndogli incontro con dei movimenti femminili.
-Oh, sono andato a una festa- rispose lui, reggendomi il gioco.
-No, dai!
-Sì!
Cacciammo un urlo pestando i piedi, poi gli presi le mani: -Ma hai incontrato qualche bel partito? Sai cosa intendo, no?
-No, stasera niente.
Feci un’espressione triste.
-Oh! Ehi, voi laggiù! Che ne dite di venire a dare un’occhiata più da vicino?- Mi girai di schiena. -Vi compiace il mio lato migliore?- dissi ai due, dando loro le spalle e inchinandomi in avanti, dimenando il sedere in modo da dare loro una visuale abbastanza allusiva.
Adesso erano davvero schifati. Tornarono in casa di corsa e io e il mio nuovo amico scoppiammo a ridere.
-Sei un attore mancato, caro mio- mi disse lui, mentre ci avviavamo all’uscita.
-Ma sei fuori? Tu hai il nome sbagliato, dovevi chiamarti Paolo.
-Esagerato!
-Che ne dici? Andiamo a farci una birra?
-Con piacere. Conosco un bel locale.
-Non sono tutti uomini, vero?
-C’è una barista che credo ti potrebbe interessare.
E così, ridendo, iniziò la nostra amicizia.
Conosco Raffaele da trent’anni e devo dire che mai, in tutto questo tempo, ho vacillato sull’idea che sia il più grande uomo che abbia mai incontrato in vita mia: è il mio migliore amico e dopo essermi sposato e aver avuto dei figli avevo paura che questi ultimi mi avrebbero posto domande su di lui a cui non avrei saputo rispondere, come, per esempio, il perché avesse dei fidanzati e non delle fidanzate e quando gli chiedevo di darmi una mano lui mi rispondeva: -Dì loro la verità: che se non hanno insinuato nulla fin’ora sono sulla strada giusta. Dì loro che sono gay. Diglielo. Che sarà mai? Prima o poi lo sapranno che cosa vuol dire.
-Ma, Raffa, non sanno neanche come si fanno i bambini.
-Dì loro che ci sono persone a cui piacciono gli uomini e ad altre le donne e ad altre ancora entrambi e che tutti hanno la stessa parità di diritti di poter amare chi vogliono, perché, in fondo, se tra uomo e donna non c’è differenza non ci deve essere neanche per chi li ama.
Raffaele testo di RobyBasile
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