Vibrò, nel vuoto tra la Luna e la Terra, il colpo d’ali d’una farfalla e una porta s’aprì sulle soglie d’un sogno ad occhi aperti. Dalla parete d’un muro senza edificio si separarono le due dimensioni di un uomo con il cilindro e un buco nel petto. Un filo di liquido mercurio si dipartiva dalla macchia grigia nel suo busto nero e, avvolgendo il suo tronco nel proprio abbraccio, legava alla sua spalla il profilo di un corvo dall’occhio sfavillante, simile ad un rubino in fiamme. Gesticolava, la figura d’uomo, ed il corvo incomprensibilmente gracchiava. Il primo dentro sé voleva riportare il suo compagno, perché senza esso ancora poteva capire il sentimento, ma più non lo provava. L’altro al suo posto bramava tornare, poiché il cuore portato sulle spalle è vulnerabile e non sa parlare. Sebbene vicini si cercavano, comunicandosi fallacemente i reciproci desideri complementari, eppure non si trovavano, incapaci di comprendersi. Nella distanza tra la Terra e la Luna, una farfalla sbatté nuovamente l’ali e la porta si richiuse sulle soglie d’un sogno ad occhi aperti. L’uomo con il cilindro e un buco nel petto tornò sul muro di una casa diroccata, prigioniero, insieme al suo cuore di corvo portato incatenato alla spalla da un filo d’argento vivo, dell’incompletezza di un mondo senza voce regolato dai capricciosi sogni entropici di una farfalla sospesa nel cosmo.
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