Contenuti per adulti
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Lo staff declina ogni responsabilità nei confronti di coloro che si potrebbero sentire offesi o la cui sensibilità potrebbe essere urtata.
A volte hai il diavolo dentro e lo lasci urlare
senza catene, senza fiato, senza freni,
sfrontata come un incendio che divora il bosco in tre secondi,
diretta come un pugno nello stomaco che arriva prima della parola,
rompiscatole fino a spaccare i timpani,
fino a far sanguinare le orecchie di chi ti sta vicino
perché il tuo silenzio lo graffia più di mille coltelli.
Poi crolli.
Crolli di botto, senza preavviso,
ti ripieghi come carta bruciata che si accartoccia su se stessa,
insicura fino al midollo, fragile come un filo di ragnatela sotto un temporale,
le ginocchia che tremano, il respiro che si inceppa,
il cuore che sembra vetro soffiato da mani ubriache
e sta lì lì per esplodere in mille schegge colorate e taglienti.
Sei parole che escono a raffica come proiettili impazziti,
silenzi che dentro fanno un casino infernale,
mille orologi rotti che battono all’impazzata,
tamburi sfondati, vetri che si rompono in cerchio,
un’orchestra di lamiere che si scontrano nel tuo petto
e non smettono mai, mai, mai.
Sei rumore che si traveste da sesso,
erotismo che si veste da caos,
caos che si trucca da romanticismo zuccheroso
e poi strappa via il trucco con le unghie sporche di sangue.
Urla che partono come carezze e finiscono in morsi,
morsi che finiscono in baci che finiscono in pianti
che finiscono in risate isteriche
che finiscono in silenzio
che ricomincia a urlare.
A volte ti piove dentro a secchiate gelide,
l’acqua nera entra dalle crepe, allaga i polmoni,
annega i «non detti» finché non galleggiano cadaveri di frasi
e tu boccheggi con la gola piena di tempesta.
A volte c’è un sole assassino
che ti brucia le vene fino a farle fumare,
ti fa splendere come un falò di benzina
e credi di poter incendiare il mondo intero
senza nemmeno pentirtene.
E poi i giorni senza nome,
quelli che ti lasciano lì a fissare il nulla dentro,
un cielo del cazzo indeciso che non sa se piovere o splendere,
solo un grigio sporco, unto, appiccicoso,
che ti si attacca alla pelle e non va via
e tu non sai più se stai urlando o se stai morendo zitta.
Non scegli il tempo.
Lo contieni tutto insieme, lo fai a pezzi, lo rimonti storto.
Diavolo e bambina che si strangolano a vicenda,
tempesta che si rifugia in se stessa,
parola che morde il silenzio, silenzio che sbrana la parola.
Non sei prevedibile, non sei stagione
sei terremoto continuo,
sei eruzione che non finisce mai,
sei un casino cosmico che ride mentre crolla tutto.
E chi ti ama davvero non ti chiede di calmarti.
Ti chiede solo di continuare a fare casino,
di continuare a sanguinare luce e buio insieme,
di continuare a esplodere
finché il caos non diventa
l’unica forma possibile
di te che esisti davvero.
E va bene.
Anzi, è necessario.
È l’unico modo che hai
per non sparire
nel silenzio degli altri.