La mattina di Natale

scritto da Clement White
Scritto 17 anni fa • Pubblicato 17 anni fa • Revisionato 17 anni fa
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Autore del testo Clement White

Testo: La mattina di Natale
di Clement White

Luca finì di fumarsi una sigaretta “allegra”, butto giù l’ultimo goccio di Moretti e uscì.
Fuori faceva freddo, c’era una nebbia che divorava ogni forma penetrandoti nelle ossa.
Quando arrivò al multisala passò dalla biglietteria e salutò Katia, una morettina che lo faceva impazzire, da quando poi gli era giunta la voce che Katia amava fare sesso sia con gli uomini che con le donne le sue fantasie avevano cominciato a tormentarlo… giorno e notte.
Questa sera, per la terza sera di fila doveva fare il Babbo Natale presso il multisala Odeon, a pochi chilometri dalla città.
Doveva dare il cambio a Mario alle 19,30, poco prima dell’inizio del primo spettacolo della sera, e avrebbe staccato dopo l’inizio dell’ultimo spettacolo.
Stasera l’ultimo spettacolo sarebbe cominciato alle 24,30 nella sala Monroe.
In programmazione c’era Come Dio comanda di Salvatores.
Mentre faceva su e giù per i tre piani del cinema, passando dalle sale alle biglietterie, dal bar alla sala giochi e dalla libreria alla zona Drink & Food, Luca non poteva fare a meno di scuotere con rassegnazione la testa ogni qual volta passava davanti ad uno specchio o ad una vetrina che rifletteva la sua immagine.
Lui, proprio lui che bestemmiava, fumava Crack e bevevo Rhum, vestito da Babbo Natale.
Proprio lui che l’unica neve che amava era quella che gli procurava il suo “amico” Bobo.
“Cosa vuoi per Natale bel bambino?? La pista delle macchinine, anfetamine, i gormiti, marijuana, il lego o un po’ di coca…Cola??”
Poche balle, Luca odiava quel lavoro, ma aveva bisogno di soldi.
Doveva tirar fuori quasi 2000 euro entro capodanno, altrimenti Bobo non sarebbe stato molto “amichevole”.
Uno non ha pagato uno che non ha pagato uno che non ha pagato Luca… che deve pagare Bobo, e a lui dei contrattempi non gliene frega un cazzo.
Due anni fa Luigi, il figlio ventitreenne del panettiere, è volato giù dal quarto piano.
Suicidio ha detto la polizia.
Ma quando sei nel giro, e conosci i collegamenti, a volte vieni a sapere la verità prima degli sbirri.
A volte gli sbirri non arrivano nemmeno alla verità.
Tu chiudi un occhio qua e io ti do una piccola informazione là.
Funziona così.
Suicidio, capitolo chiuso.
La serata passò lentamente, come un film francese.
Quando uscì dal multisala, la nebbia era ancora lì ad aspettarlo.
Salì in macchina e buttò il cappello di Babbo Natale sul sedile alla sua destra, si accese una sigaretta e girò la chiave nel quadro.
Il cd di Springsteen riprese a girare nello stereo, e la canzone Nebraska sembrava particolarmente adatta alla nottata.
Quando arrivò a casa si fece tre bicchieri di Rhum, e la tristezza comincio a salirgli piano piano lungo le gambe come edera.
Al quarto bicchiere, in balia della paranoia, fece la cazzata.
Andò in camera ed aprì l’ultimo cassetto in basso della cassettiera, frugò qualche secondo tra calze e mutande, ed alla fine, dolorosamente soddisfatto tirò fuori delle foto e qualche lettera.
Erano i pezzi di una vita che non c’era più, la parte felice della sua vita, quando Delia era ancora con lui.
Ma da tre mesi, ridotta alla disperazione dai suoi vizi, lei se ne era andata, dopo tre anni di “fidanzamento” e due di convivenza.
Non riusciva a renderla felice, non riusciva a cambiare, neanche per lei, e si sa, a furia di tirare alla fine la corda si spezza.
Quando gli capitò tra le mani una foto dell’anno prima, lui e lei abbracciati sotto l’albero di Natale, cadde irrimediabilmente nelle profonde acque della tristezza, tra gli squali affamati, che attratti dall’odore del suo sangue che fuoriusciva dalle ferite aperte, cominciarono a sbranargli il cuore.
Con la testa pesante e la vista offuscata dalle lacrime a dall’alcool andò in cucina, e si fece altri tre bicchieri, uno dietro l’altro tutti d’un fiato.
Andò alla finestra.
La nebbia era ancora lì, come un sipario impenetrabile sul mondo.
Frugò nelle tasche e tirò fuori due banconote da 50 euro, la paga della serata.
Con le 200 euro delle serate precedenti e qualche spicciolo ricavato con qualche “lavoretto” era a quota 900 euro.
Era ancora lontano, troppo lontano.
E quei soldi non bastavano neanche per scappare.
Erano le due di mattina, della mattina di Natale… e non nevicava, ma questa non era una novità.
Tornato in camera aprì il cassetto del comodino, la pistola era lì, come sempre.
La prese, la lucidò con la manica della felpa e la guardò… avvicinandola alla bocca.
Era la mattina di Natale… e non nevicava.
Ma questa non era una novità.

La mattina di Natale testo di Clement White
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