Quasi di peso avevano dovuto caricarlo in auto, dopo capricci bofonchiati, strascicati, a tratti imprecati, dall'ingresso della sua umile dimora da vedovo, lungo il vialetto di rovi brinati, fino al marciapiede/banchina di una traversata che proprio non voleva compiere.
Il famigerato Grincio, al secolo Paternostro Natale, di anni novantadue, nutriva una certa idiosincrasia verso le feste comandate, i parenti a truppe e i sorrisi stampati come vessilli della nobile e decaduta Patria del Bambinello.
Per un paio d'anni l'aveva scampata, erano bastate un paio di telefonate, una per famiglia di figli, con un'unica iterata parola (auguri) in risposta al passaggio di voci nel padiglione auricolare, benedetto da una sordità di comodo: ognuno a casa sua, grazie Virus che centrifughi le falsità agghindate in una pandemia di distanziamenti!
La badante, amorevole arcigna donna di burro avariato, era atea e, dopo avergli servito un caldo e gustoso brodo di pesce, con dessert di pasticche tradizionali (per lui) per cuore, ossa, stomaco e quant'altro, si ritirava in camera sua a giocarsi a videopoker la regalia di festa, lasciandolo in pace sulla sua poltrona, con un plaid a quadrucci sulle spalle e uno a quadretti sulle gambe, e il bambinello di ceramica nelle mani con poca carne e pelle a velo.
Con il cd delle nove sinfonie di Beethoven (suo simpatico sodale) in sottofondo, si perdeva nelle malinconie dei natali passati, quando la moglie era viva e sfornava manicaretti e i figli e i nipoti erano piccoli e si esibivano a turno, in piedi sulla seggiola, nella declamazione delle poesie imparate a scuola, tutti pettoruti e impazienti di scartare i regali (andava bene tutto).
Si assopiva e si ridestava con l'apoteosi della nona, l'inno alla gioia, con un sobbalzo deleterio per le sue coronarie e la triste constatazione dell'orario ancora lontano della santa nascita. Allora urlava alla sua schiava/aguzzina (Donna!) e deponeva la statuina sotto i musi caldi di bue e asinello e si lasciava condurre a letto, sostenendosi al braccio possente della valchiria in sovrappeso.
Per due anni, il bambinello era nato con un paio d'ore d'anticipo e amen (pure il Papa si era arreso ad un travaglio minore).
Secondo il suo punto di vista annebbiata, era il massimo del godimento quella solitudine forzata. Al bando gli abiti eleganti ormai troppo larghi (ad eccezione di quello del "felice viaggio", intoccabile), gli schiamazzi dei grandi e l'indecifrabile linguaggio dei giovani, le carte riciclate di regali sostenibili e le buste rigide di strenne ad alto consumo di energia eco(nomicamente) insostenibili!
Senza contare lo spreco di grassi saturi e l'abuso di vitigni spremuti il meno possibile addittivati dai sulfiti, con un requiem sommesso all'olio di palma...
Al Grincio il cervello funzionava ancora bene, c'era da giurarci.
In quei due anni di pandemia aveva messo a punto la sua teoria definitiva sul Natale: completa dimenticanza dell'unico, autentico, lecito genetliaco per i credenti e permeante ideale di gozzoviglie per gli altri (la tivù diceva che a Natale si poteva fare quello che non si poteva mai, misericordia divina!).
Volato via, quel paio d'anni.
Tradito nelle aspettative di una nuova festa in solitaria, con tutti quei disegni insensati da fotografare, a sancire una parvenza di vittoria sul Virus (suo) alleato, un lasciapassare verde d'invidia o di speranza, il Grincio stringeva il pomello di madreperla del suo bastone da passeggio, ieraticamente assiso sul sedile posteriore dell'auto, fintamente rassegnato alla felicità della vigilia di Natale.
Un'altra cosa aveva messo a punto in quei tempi morti (beati loro!) della pandemia che non era riuscita a portarselo via: la sua definitiva dipartita da quel teatrino dei buoni.
Fatto testamento a beneficio della Pubblica Sanità (speriamo bene!), con un gustoso Toscano tenuto nel taschino e una copiosa manciata di pilloline multiservice, si era fatto riempire una flute di spumante, aveva adagiato al suo posto il bambinello trascurato e, nel fulgore dei flash dei selfie e del fragore di voci di prosit, arrivederci ai sopravvissuti (?) e auguri ai posteri!
Auguri ai posteri! testo di Deaexmachina