L'orologiaio

scritto da Vince75
Scritto 24 giorni fa • Pubblicato 23 giorni fa • Revisionato 23 giorni fa
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Testo: L'orologiaio
di Vince75

Il sole del 24 dicembre stava tramontando dietro le cime innevate della Val di Luce, tingendo il cielo di un viola profondo e quasi elettrico. Nel piccolo borgo di Pietraverde il Natale non era solo una festa ma un rito collettivo,fatto di fumo,legna e silenzio.
Giacomo, un orologiaio di ottant'anni con le mani nodose come radici di ulivo, sedeva nel suo laboratorio. Davanti a lui, smontato sul banco, c'era un vecchio carillon d'ottone. Non era un oggetto qualunque: apparteneva alla signora Elisa, l'anziana maestra del paese che, pochi giorni prima, glielo aveva portato con gli occhi lucidi. "Non suona più la melodia di mio marito" aveva detto. "E temo che, se non canterà entro mezzanotte, il mio cuore dimenticherà il ritmo della felicità.
Giacomo lavorava con la lente d'ingrandimento fissata all'occhio. Gli ingranaggi erano minuscoli, arrugginiti dal tempo e dai ricordi. Ogni volta che toccava una molla sentiva il peso della responsabilità. In un mondo che correva verso il futuro, lui lottava per trattenere un frammento del passato.
Verso le otto di sera, la porta della bottega si aprì con un tintinnio. Era il piccolo Samuele, un bambino di nove anni con un cappotto troppo grande ed una curiosità infinita.
"Giacomo, è quasi Natale. Perché non sei a casa a mangiare il panettone?".
"Perché il tempo si è incastrato, Samuele. E se non lo sblocco, per qualcuno il Natale non arriverà mai."
Il bambino si avvicinò al banco, osservando quei pezzi di metallo. "Manca un pezzetto, vero?"
Giacomo sospirò. "Sì. Una minuscola ralla di trascinamento. E' introvabile. Ho cercato ovunque, ma questo modello è del 1940. Non si fabbricano più."
Samuele rimase in silenzio, poi si frugò nella tasche della giacca. Estrasse una vacchia scatola di latta piena di tesori: una biglia di vetro, un sasso a forma di cuore e un piccolo ingranaggio che aveva trovato mesi prima nel vecchio mulino abbandonato. "Prova questo", disse con la naturale semplicità dei bambini.
Giacomo sorrise con indulgenza, ma quando prese il pezzetto e lo accostò al carillon il suo cuore vacillò. Era perfetto. Con le mani tremanti, lo inserì nel meccanismo. Un clic metallico risuonò nel silenzio della bottega. L'orologiaio caricò la ,molla.
Inizialmente non successe nulla. Poi, lentamente, un suono limpido e cristallino iniziò a riempire la stanza. Era una melodia dolce, un valzer d'altri tempi che sapeva di neve fresca e promesse mantenute.
"Ce l'abbiamo fatta Samuele" sussurrò Giacomo
I due uscirono nella notte gelida. Le strade di Pietraverde erano illuminate dalle candele alle finestre. Arrivarono alla casa della signora Elsa proprio mentre la campane della chiesa iniziavano a rintoccare la mezzanotte. Giacomo bussò e, quando la donna aprì, fece partire il carillon.
Le lacrime della signora Elsa non furono di tristezza, ma di pura luce. L'intero villaggio, in quel momento, sembrò vibrare della stessa melodia. Giacomo capì che il Natale non era nei regali costosi o nelle luci sfavillanti, ma in quel minuscolo ingranaggio di gentilezza che permette al cuore di qualcuno di continuare a suonare.
Mentre tornava a casa sotto la prima neve della notte, Giacomo guardò il cielo e sorrise; finché ci fossero stati bambini come Samuele e vecchi artigiani disposti a riparare i ricordi allora...il mondo non sarebbe mai rimasto in silenzio.

L'orologiaio testo di Vince75
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