"Il Mestiere di Restare Umani"

scritto da Paki Selva
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Un’invocazione che nasce dal vuoto dei nostri tempi. Questa poesia è un grido rivolto a Yeshua, non come figura distante, ma come Presenza necessaria in un mondo che sembra aver smarrito la bussola dell'amore.
- Nota dell'autore Paki Selva

Testo: "Il Mestiere di Restare Umani"
di Paki Selva

"Il Mestiere di Restare Umani"

Sorgi o Re dei Re in quest'epoca stanca,

dove l'onore è polvere e la pietà è un ricordo;

portaci il fuoco che a questa umanità manca,

e grida il tuo amore a un secolo sordo!

Non c’è fragore nel Tuo primo respiro,

arrivi in punta di piedi,

come rugiada su terra bruciata.

Non porti spade, né sentenze,

ma sei Luce che non acceca,

l'aurora che si erge, 

sei la parola che manca sulle labbra dei potenti,

sei il sangue che pulsa nel fianco ferito,

sei l'urlo del giusto, il silenzio che urla.

Non è un canto, il nostro, ma un bisogno estremo,

una sete che scava nel petto della storia:

perché dietro ogni guerra, ogni muro, ogni assenza,

c’è un posto vuoto che attende il Tuo passo.

Manchi Yeshua.

Manchi troppo a questo mondo. 

Manchi nelle stanze dove si decide la vita degli altri,

manchi lungo i confini dove la speranza si sposta,

manchi nel silenzio delle nostre case.

Torna, Yeshua.

Torna in mezzo a noi ,

torna a camminare sulla nostra polvere,

torna a parlarci dell'amore che non chiede,

quello che sposta le pietre,

che non conta le colpe, ma abbraccia chi cade.

Torna a insegnarci il mestiere di restare umani,

che, nonostante i nostri chiodi,

non ha mai smesso di volerci guarire.

"Il Mestiere di Restare Umani" testo di Paki Selva
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