Moglie e amante (capitolo1)

scritto da Elisabetta Cardani
Scritto 15 anni fa • Pubblicato 15 anni fa • Revisionato 15 anni fa
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Una bozza di qualche anno fa... ditemi cosa ne pensate...
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Testo: Moglie e amante (capitolo1)
di Elisabetta Cardani

Capitolo 1
La incontrai durante un viaggio di lavoro in Cina, anche lei con il mio stesso volo. La notai subito in aeroporto. Era sola, seduta su una delle poltroncine che si affacciano sulla pista di atterraggio della Malpensa. Ginocchia chiuse, gomiti su di esse e lunghe braccia scure che sostenevano un capo stanco. Occhiali da sole modello Ray Ban in una uggiosa giornata di dicembre.
Era il 13 dicembre, il giorno di Santa Lucia ed all'aeroporto della Malpensa pioveva. Lei indossava un paio di jeans, uno stivaletto rosso stile country, ed aveva un piumino che le copriva tre quarti del corpo. L'abbigliamento brioso stonava con la postura stanca e le labbra inespressive. Non aveva valige con sè. Sul subito pensai avesse appena salutato un suo caro partito per un viaggio lontano. Non aveva 30 anni all’apparenza. Ed il suo fisico era quello di una giovane donna. La stavo guardando quando vidi aprirsi il mio check-in, volo per Shanghai. Mi avvicinai con la mia ventiquattrore, classe business. Consegnai il biglietto ed il passaporto, attesi le procedure di rito. Quindi mi voltai e lei era lì alle mie spalle. "Buongiorno!" mi venne naturale salutarla, come se la conoscessi già da tempo. "Salve!" rispose lei accennando un sorriso. Non aveva accenti particolari, probabilmente anche lei era della zona. Attesi che espletasse le sue formalità quindi le riparlai "Anche lei a Shanghai per lavoro?" "Sì" rispose lei, ma non aggiunse altro. Ci incamminammo insieme verso la zona di imbarco. Era cordiale, quando mi rivolgevo a lei rispondeva cortesemente. Ma quella patina triste che le ricopriva il volto non voleva proprio abbandonarla. Aveva lo sguardo perso nel vuoto, pensava ad altro e la cosa mi incuriosiva. La mia presenza non la infastidiva. Anche lei era una donna sola come me pronta a partire per un paese lontano. Ed in più era molto triste. “Hai famiglia?” chiesi improvvisamente con tono serio. “Sì, mio figlio” Era sola… sola con un bambino. “Quanti anni ha?” le chiesi “Tre anni” Alzò il volto, mi guardò e sorrise stancamente. “Per questo sei così triste?” Un lungo silenzio e poi quel suo sì appena sospirato. La osservai a lungo mentre percorrevamo insieme il corridoio dei negozi all’interno dell’aeroporto. Rispondeva alle mie domande ma non accennava nemmeno un dialogo. Le avevo dato del tu perché all’apparenza avevamo all’incirca la stessa età, ed inoltre la sentivo molto vicina a me, come se ci fossimo già incontrate nella nostra vita. A lei questo non sembrava aver dato fastidio, forse anche lei viveva la mia stessa sensazione. “Pranziamo assieme? E’ solo l’una e l’aereo partirà non prima del suo orario dopo le sedici.” Temevo un no gentile, era probabile avesse già mangiato, ed invece accettò.
Ci sedemmo vicine sulle poltroncine di un ristorante scuro che serviva piatti etnici. Prendemmo del cibo cinese. Lei aveva sempre quell'aria triste. “Stai tranquilla, tuo marito si prenderà cura di tuo figlio, ne sono sicura” Alzò le mani al cielo aprendo bene le dita, non aveva la fede. “Non sono sposata, mio figlio è coi nonni.” “Mi spiace” dissi io imbarazzata. La risposta di prima alla domanda “hai famiglia?” mi aveva già insospettita sul fatto che fosse una donna sola, ma la mia curiosità era andata oltre ed adesso mi sentivo in colpa. "No, non devi" replicò lei veloce "Fa il padre e questa è la cosa più importante. Ogni week end viene a prendere il piccolo e sta con lui un paio di giorni.” “Sicuramente questa è una cosa importante. Ma è molto che vi siete lasciati?” Osai quella domanda perchè mi parve che lei avesse tanto da dire al riguardo ed a me quello che doveva dirmi quella sconosciuta, anche se non riuscivo a spiegarmelo, interessava moltissimo. "Subito dopo la nascita del piccolo” “E… come mai?” incalzai io. “Semplicemente non mi amava più” “C’era un’altra?" “Probabilmente sì” A quelle parole sbottai “Che coraggio!” E lei sempre con quel tono pacato mi rispose “Non è questione di coraggio ma di amore” “Li giustifichi?!?” la trovai una cosa talmente assurda che lei stesse cercando di giustificare il padre di suo figlio e l’amante. “Nella vita non sai mai cosa ti accadrà… Mai…” A quel punto si voltò a guardare all’esterno del ristorante, quasi non volesse dire altro. Presi la mia agenda dalla mia ventiquattrore per organizzare la mia giornata appena giunta a Shanghai quando con voce bassa e testa china, quasi parlando tra sé e sé lei disse: “Io adesso amo un uomo sposato” poi mi guardò dritta negli occhi e proseguì “E quel che è peggio… sono la sua amante” Le lacrime iniziarono a rigarle il volto. Quell’uomo le faceva male, il solo pensarlo la feriva. Mi fece una tal tenerezza “Fuggi da lui?” le chiesi dolcemente “Fuggi con me…” rispose, ma non stava parlando a me. Dopo quella frase il silenzio. Non sapevo quanto potevo chiederle. Però era davvero strano quanto quella giovane donna avesse attratto la mia attenzione. E per di più lei sembrava essere il mio opposto.
Moglie e amante (capitolo1) testo di Elisabetta Cardani
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