Scegliere

scritto da Mattia_7
Scritto 5 anni fa • Pubblicato 5 anni fa • Revisionato 5 anni fa
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Autore del testo Mattia_7

Testo: Scegliere
di Mattia_7

Esco dall’ufficio che è ormai buio. Guardo l’orologio e… caspita! Sono già le 20.
Ero così preso dalle mie pratiche che non avevo fatto caso all’ora. Cazzo, anche oggi tornerò a casa tardi. Meglio che avvisi mia moglie. Questi maledetti bus non ci sono mai nei giorni in cui ne hai più bisogno. Incredibile come ci sia questo lasso di tempo in cui non passa nemmeno un taxi, proprio quando ci sono fuori io! Vabbè, me ne farò una ragione: sono stanco e stasera ho solo voglia di fare schifo. Nachos e poi birra, forse anche più di una...ho bisogno di rilassarmi.
Mi incammino dal mio messicano di fiducia, Eduardo, a qualche isolato più in là. Honduregno in realtà ma specializzato nella cucina messicana.
«Hola hermano!» ormai siamo amici.
«Buonasera capo, come va?»
«Sempre pieno di lavoro, ma non mi posso lamentare. Ah Edo, me li fai due nachos al volo belli piccanti?»
«Arrivano!»
Andavo sempre di fretta con lui, non per scortesia ma non volevo ritrovarmi ad ascoltare l’ennesimo racconto sulla sua terra. Bellissima per carità, ma avrò sentito le stesse parole un milione di volte!
Ficco più nachos possibili in bocca, un sorso d’acqua e poi corro via di nuovo in strada. Procedo a passo svelto verso il mio bar, il blackbird, anche perché i nuvoloni sopra di me mi danno l’impressione di perseguitarmi e che presto inizieranno a piangere. Già, il mio bar… c’è mancato poco!
Si dice che le migliori idee vengano dalle chiacchiere da ubriachi, seduti al bancone di un bar. Beh, una sera gelida di qualche mese fa io e i miei amici, nonché colleghi, andammo tutti a farci una bevuta post lavoro. Avevamo due motivi per bere, uno felice e uno triste: la mia promozione a supervisore del reparto vendite, e l’addio di un carissimo collega, Paul, che si trasferiva in un'altra città. Quindi eravamo tutti un po’ presi dall’entusiasmo e un po’ dalla malinconia; eravamo un bel gruppo.
Iniziammo a bere una birra dopo l’altra, poi passammo agli amari, e alla fine ci ritrovammo a mischiare qualsiasi alcolico purché accompagnato da una sigaretta fuori, rigorosamente in maniche corte. Nel frattempo concordammo che la scelta migliore da fare per restare uniti fosse comprare quel bar, e procedemmo con le proposte di acquisto al titolare per tutta la sera. Arrivammo addirittura a fare scommesse assurde, ma non c’era niente da fare: bar non in vendita.
Meglio così. Chi cazzo avrebbe saputo gestirlo un bar? I rapporti con i fornitori, preparare i cocktail… non faceva per noi. E poi, avevo già il mio lavoro alla Print-ed Company. Finalmente guadagnavo bene ed ero riuscito a ritagliarmi il giusto equilibrio tra lavoro e vita sociale. Tranne che per stasera.
Arrivo alla porta d’ingresso e sento già aria di casa. Pur non avendolo comprato, alla fine quel bar è come se fosse un po’ casa mia. Tutti i ragazzi che ci lavorano mi conoscono, sanno già cosa prendo a secondo del mio umore, di come chiudo la porta.
Entro ed è come se dicessi «Buonasera, oggi voglio fare schifo!» …ed è subito birra, da 0,5 ovviamente! Prendo posto al solito tavolino di fianco al camino, sistemo la giacca sulla sedia e mi stiracchio un po’: che goduria! Non ci posso credere che a casa non ho un camino.
Nel frattempo che arriva la mia pinta di Hop House ghiacciata, tiro fuori il libro che mi ha regalato la mia Tati. Inizio ora a leggerlo e non posso fare a meno di sbirciare la fine: troppo curioso. Il libro è lezioni di leadership creativa, di Bob Iger, CEO di Disney. Mia moglie conosce bene i miei gusti! Con la nuova posizione in azienda mi tocca studiare un po’ per migliorarmi, e credo che Bob sia un ottimo professore.
Sfoglio una pagina dietro l’altra, la lettura è piacevole e ne sono totalmente avvolto. Prendo il bicchiere in mano senza guardare e vengo riportato alla realtà dal rumore del vetro che si rompe: ops…colpa mia. Il cameriere viene a ripulire il casino che ho combinato, povero: ora che ho tutta l’attenzione su di me non mi resta che sorridere, come un cretino.
«Ti facevo più sveglio!» sento, da qualche tavolo più in là.
Accetto lo sfottò e torno a leggere senza guardami attorno.
«Non te la sarai mica presa spero.»
Alzo lo sguardo e di fronte a me c’è Alex. Il cognome non lo ricordo perché non ci conosciamo benissimo. Lui e il mio capo, Walt, sono amici e di rado lo vedo pascolare nei corridoi della Print-ed. Ultimamente abbastanza spesso.
«Assolutamente no, solo che non ti avevo riconosciuto.»
«Non ti preoccupare. Dai, te ne faccio portare un’altra.»
«Ti ringrazio. Vuoi sederti qui? Si sta bene vicino al fuoco.»
«Si, e colgo l’occasione per dirti che ti stavo pensando.»
«Che onore. A malapena ci conosciamo e passi le serate a pensarmi nel mio bar!»
«Wow, non sapevo che questo bar fosse tuo!»
«Stava quasi per esserlo ma… è una lunga storia. A cosa devo il piacere?»
«Sai, rappresento la Scotmo Computers e da un po’ di giorni sto facendo dei sondaggi alla Print-ed. Mi avrai visto nei corridoi.»
«Si, ti ho intravisto… che tipo di sondaggi?»
«Siamo alla ricerca di una persona che prenda il comando nella sede di Portland in Oregon e… siamo arrivati a te!»
«Ehm, cosa c’entro io in tutto questo?»
«Walt mi ha parlato molto di te. Spesso ci aiutiamo e gli ho chiesto se avesse qualcuno da segnalarmi per questo lavoro. Così è venuto fuori il tuo nome. Ne abbiamo discusso molto con lui, ma alla fine è pronto a lasciarti andare nel caso tu accettassi. Volevamo organizzare un incontro tra qualche giorno ma il fato a quanto pare ci ha anticipato.»
Afferro il bicchiere, questa volta senza mai distogliere lo sguardo e faccio lunghi sorsi. Mi toccherà continuare la mia lettura a casa, senza camino.
«Cazzo, in Oregon… ma è dall’altra parte del mondo! Ci sono otto ore di differenza...»
«Lo so, ma noi crediamo che tu sia la persona ideale.»
«E in cosa consisterebbe questo lavoro?»
«Dovresti prendere il controllo del reparto vendite e riportare dei buoni introiti per la sezione di Portland. Negli ultimi sei mesi abbiamo perso dal 3% al 10% di incassi per un complessivo di quasi due milioni di dollari… Ci serve qualcuno che riesca a risanare nel minor tempo possibile. Tu hai preso il controllo qui da qualche mese e i tuoi sforzi hanno cominciato a rendere fin da subito: vogliamo che ci aiuti.»
«Cosa avrò in cambio?» - non credo di essere mai stato così sfacciato. È pur sempre un uomo d’affari quello che mi sta parlando.
«Beh, ovviamente avrai un grosso carico di responsabilità. Ma saranno tutti contenti di averti li, e pronti ad imparare da te. Possiamo offrirti il doppio dello stipendio, ma se servirà a convincerti cerco di arrivare al triplo.»
«Non so cosa rispondere, Alex. Non si tratta di soldi.»
«Di cosa si tratta Matt?»
«Ho la mia vita qui. Sono riuscito a trovare un lavoro che amo, con dei colleghi stupendi. La città mi piace e ormai ho i miei posti preferiti. E ho una moglie che mi aspetta a casa ogni sera, e anche lei ha la sua vita qui. Non è facile darti una risposta.»
«Mi dispiace metterti di fronte a questa decisione, ma sei la persona che può “salvare” la nostra azienda. Se la situazione non fosse così grave non te lo chiederei. E nemmeno Walt ti lascerebbe andare.»
«Lo capisco. Ma cosa dovrei fare io allora? Lasciare tutto e partire? E se mia moglie non vuole trasferirsi, la dovrei lasciare qui da sola? La tua proposta mi attira Alex, mentirei se dicessi il contrario. Ma non so se sono pronto a fare questo passo.»
«Pensaci su qualche giorno, prenditi del tempo e parlane con tua moglie. Aspetterò la tua risposta. Ma promettimi che ci penserai seriamente.»
«Va bene, cercherò di essere veloce. Non voglio tenervi sulle spine a lungo.»
«Grazie Matt. Ora vado che si è fatto tardi. Le birre le pago io.»
«È stato un piacere, a presto.»
Resto qualche secondo sulla sedia, a meditare. Cavolo, e ora che cosa devo fare? Come faccio a dirlo al meglio a mia moglie? Vorrei proprio un bicchiere di whisky adesso, e forse anche una sigaretta. Sarà meglio che vada però, se mi fermo a pensare potrei risvegliarmi qui domani mattina. Saluto tutti ed esco dal bar. Finalmente un taxi pronto a portarmi a casa!
Apro la porta e lei è in pigiama sul divano che mi aspetta.
«Come mai così tardi oggi? Ti avevo preparato la cena.»
«Amore ho preso dei nachos da Edo. Poi sono andato al bar e ho incontrato una persona.»
«Dai prendimi un bicchiere di vino e raccontami. Prendilo anche tu se lo vuoi.»
Come posso dire no? Sul tavolo c’è una bottiglia di pinot nero, rosso rubino. Si tratta bene in mia assenza.
«Beh, chi era questa persona?»
«Alex, un amico di Walt. Ma anche il rappresentante dell’azienda del tuo computer.»
«Dai. E che voleva da te?»
«Beh, da noi…»
«Che significa da noi?»
«Vuole che mi trasferisca a Portland per essere il capo della sede. E nel caso accettassi vorrei che venissi anche tu…»
«E tu cosa hai risposto?»
«Ne volevo parlare con te prima.»
«So già che tu sei pronto a partire, ti conosco. Ma vuoi sapere se lo sono anche io.»
«Beh si, gli ho detto che mi piace il lavoro e la città… ma mi interessa molto la sua offerta. Non voglio mettere te in una posizione difficile, voglio solo che tu sia sincera. Se non ti muovi tu, non mi muovo nemmeno io.»
«Ma non posso decidere così su due piedi. E poi non voglio nemmeno privare te di quest’opportunità. Che cosa dovrei dirti?»
«Non lo so. È il caso che chiami Paul? Magari saprà darci qualche consiglio.»
«Lascia stare, per lui è diverso. Non è nemmeno sposato.»
«E allora che vuoi fare?»
«Quanto è importante per te questo lavoro? E pensi che sia giusto trasferirci lì?»
«È molto importante per me, potrebbe dare una svolta alla mia carriera. Mi pagheranno il doppio se non il triplo, e potremmo permetterci la casa al mare che volevamo. Scappare a Los Angeles nei week-end. Non sarebbe male…»
«E tutto quello che abbiamo costruito qui? Cosa ne rimarrà?»
«Potremmo sempre tornare ogni tanto, in vacanza. Ma abbiamo la possibilità di sistemarci definitivamente, passare allo step successivo. Anche se dall’altra parte del mondo. Lo so che fa paura, ma faceva paura anche pensare di trasferirci qui, eppure non potevamo fare scelta migliore.»
«Hai ragione… ma ci vorrà del tempo.»
«Ci vorrà del tempo, ma insieme affronteremo tutto e tra un anno staremo da Dio, a cenare sulla spiaggia di fronte la nostra casa sulla costa della California. È una scelta difficile, ma credo che ne varrà la pena.»
«Ok… ma solo se andremo a fare surf qualche volta.»
«Faremo surf tutte le volte che lo vorrai. Sapevo che avresti capito…»
«Muovi le chiappe e prendi il vino, e domani chiama Alex.»
«Agli ordini dolcezza, grazie a Dio ti ho sposata. »
La guardo e immagino il nostro futuro in America, noi due come in un film. Ho un sorriso che va da un orecchio all’altro e la sola cosa che mi spaventa è che si possa finire il vino. Ho voglia di una canzone, ci starebbe Pino Daniele - dubbi non ho. Si è fatta ora di andare a letto, domani sarà un gran giorno: l’inizio di una nuova vita.
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