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Arriverò - seguendo l'Ostro
Eravamo in due;
a guardarci le iridi piangere di gioia,
perché i ragazzi,
sì, i ragazzi lo sapevano fare.
La viola racconta
le sue note di vita vissuta;
il piano nasconde foglie morte.
C'è un autunno sotto il copritasti.
E c'è una luce di nostalgia
che giunge me dalla tua foto,
sorride
ma verso un futuro che non fu mio,
non fu nostro.
Ti tengo in mano,
e tu non te ne avvedi.
Ti giunge questa carezza?
C'è l'immensa bellezza della giovinezza.
C'è il dolore d'averla masticata,
quella vita,
che è stata d'altri;
dolcemente saggiata,
mai vissuta in fondo.
Uterina e dolcissima
Profondissima,
ma mai vissuta,
mai reale,
solo disegnata
nel cielo d'un giovane innamorato.
E la musica torna,
dondola i ricordi,
tra un onda e l'altra
di questo mare quieto.
Aprile,
tra i rovi di fiori
e bellezze nuove,
luccica abbagli;
luci intense,
se ti cerco laggiù...
nel mio mare.
È l'unico rifugio
ove riesco a trovarti.
Anche se torna
solo un poco di vento.
Ed il silenzio è tutto.
Eterno come
un intera vita
di desiderio.
Morto,
come l'eterna morte.
L'odore del ginepro
punge i miei sensi;
docile torni a me,
col tuo sorriso,
nel rimpianto di ciò che non fu,
ed anch'io dunque,
sorrido accigliandomi.
A sud, ti trovo.
Arriverò, mare mio.
Per sempre sarò,
ti respirerò,
da dove arriva l'Ostro.
M.M. 02/04/2026