Ieri mi sono recato all’ippodromo, è stata la prima volta che assistevo alle corse di cavalli. Ci sono andato grazie a un amico che oltre a essere un appassionato di ippica è anche proprietario di un cavallo da corsa di due anni, correva per la terza volta. All’ingresso sono passato con meraviglia senza pagare alcun biglietto, solo dopo, parlando con il mio amico egli mi ha detto che non ci sono biglietti d’ingresso negli ippodromi, l’entrata è gratuita, più tardi ho capito il perché. Tanto per cominciare ho preso su un bancone il programma delle corse, il cavallo del mio amico correva alla quarta corsa, intanto la gente affluiva nelle sale dove un sacco di sportelli per le scommesse erano aperti e i giocatori cominciavano ad avvicinarsi per puntare, molti parlavano di fantini, di cavalli, nomi di questo di quello, insomma un ambiente particolare dove ascoltando con attenzione mi sono accorto che il gioco e le scommesse in fondo sono semplicissimi, tutti avevano il cavallo sicuramente vincente. Entusiasmato dall’ambiente anche io ho fatto la mia puntata, non semplicemente visto che neppure avevo idea di chi e come puntare, alla fine mi sono trovato un tagliando in mano con sopra i numeri di due cavalli partecipanti alla prima corsa. Poco dopo un altoparlante annunciava che mancavano cinque minuti alla partenza, con calma mi sono accomodato su un seggiolino sugli spalti e ho atteso lo svolgersi della competizione, insomma alla fine i miei due campioni si sono classificati penultimo e ultimo, alla faccia degli esperti. Ho pensato che indovinare gli ultimi due in perfetto ordine d’arrivo dovrebbe essere premiato, ma il mio amico mi ha detto che non è così. Alla quarta corsa il cavallo del mio amico si è piazzato terzo, non male, ma incredibilmente il proprietario non aveva puntato su di esso, morivo dal ridere. Intanto osservavo le persone in fila agli sportelli e mi accorgevo di quanti soldi finivano nelle casse, spiegando così la gratuità dell’ingresso. Mi immaginavo, fantasticando, l’imbonitore che invitava la gente a entrare : venghino venghino signore e signori, non c’è trucco né inganno, divertimento assicurato e vincite milionarie, tutto facile, venghino pure… E’ stato a quel punto che fui invitato nelle scuderie per complimentarci col fantino che aveva guidato molto bene, secondo gli esperti. Mentre l’amico chiacchierava e ascoltava il bravo fantino che ripeteva a memoria le fasi della corsa mi sono avvicinato a un cavallo che solitario sporgeva la testa dal box dove era rinchiuso. L’osservavo e guardavo i suoi occhi, sembrava aspettare che io gli dicessi qualcosa. Senza nemmeno accorgermi pronunciai qualche parola sottovoce : poveretto, dissi, chissà come ti piacerebbe un’altra vita, dove avere la possibilità di correre sui prati quando lo vuoi tu e non gli altri. Con mia sorpresa il cavallo rispose : cosa vuoi dire con altra vita? Nulla, risposi, ma dimmi oggi come vivi?
Cavallo :- beh… normalmente. Ogni giorno arriva un uomo come te, mi mette in bocca un aggeggio, lo chiamano morso, ma in realtà con quello non mordo niente, poi un sacco di altra roba in testa, cinghie che mi costringono a movimenti innaturali e poi mi fanno correre, fino a che il corpo si ricopre di schiuma. Poi arriva un giorno in cui mi fanno salire controvoglia su una cosa tutta chiusa e dopo qualche ora quando la riaprono mi trovo in posti come questo, solita trafila solita storia, solo che mi ritrovo con molti altri cavalli e devo correre, per farmelo fare più veloce degli altri mi frustano e le frustate fanno male, molto male, e pur di non essere frustato corro più possibile ma il limite esiste e allora non riesco ad andare ancora più veloce e giù frustate. Ma dimmi, cosa intendevi per Altra Vita? C’è un’altra vita?
Io :- no, amico mio, questa è la vita.
Mentre una lacrima amara mi sgorgava e scendeva sulla guancia.
L'uomo a cui il cavallo rispose testo di Alec de Lisle