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Non credevo di poter scrivere di te. In fondo chi sei? Un ‘Senza nome’ qualunque.Ci sono momenti di scrittura difficili da esprimere o da raccontare e non è facile esporli qui, bene, in questa pagina che andrà pubblicata, perché io voglio, lo desidero tanto che sia pubblicata.
Nello stesso tempo, trovo difficile il racconto. Come dirai tu: ‘non si capisce’.
Una sorpresa, quel messaggio, come un trillo, un campanellino, un suono amico.
Non sono giorni facili, cose da fare, impegni, da preparare, decisioni da prendere e andare a trovare qualcuno che, purtroppo, ci sta lasciando, fargli compagnia, scrivere con lui.
La mia vita sta implodendo e al mattino tutto corre così veloce che il profumo del caffè rimane appeso pochi secondi alle labbra che già il telefono squilla, mentre cerco le chiavi della macchina, che non trovo mai, poi mi rendo conto che devo sgelare il parabrezza e fa un freddo che ti incastra le dita.
Qualcuno mi chiede se torno, ma io sono già in macchina e non sento.
Si accende la radio e in automatico, entra in circolo un vecchissimo brano che mi accompagnerà per tutto il viaggio.
La macchina non è contenta del freddo, sembra dirmi che si sta davvero rompendo e spero tanto non accada, perché non avrei tutti ‘sti soldi per aggiustarla, a volte cerco di parlarle di farla ragionare. Lei è peggio di me, adora il sole, il caldo, il mare, invece è destinata al freddo, alla nebbia e al ghiaccio sul suo bel parabrezza.
A volte il destino non aiuta. Eravamo partite anni fa dalla costa e in radio c’erano i Loggins and Messina…
Ma sto divagando.
C’è una luce che, briccona, si sta facendo spazio fra stralci di nebbia.
Penso alla mia tastiera, mentre la città scorre come sempre con tutti rumori che non sento che li immagino fuori da quel finestrino, perché non gli permetto di sovrastare il mio amato Labi Siffre e la sua Cannock Chase.
Penso a quello che mi hai scritto, ‘Senza nome’, credo tu abbia capito, tu mi abbia capito.
Come si fa a capire una persona che non hai mai conosciuto, soltanto da quello che scrive? Occorre una visione interna, profonda, un sentire che si collega a ‘vibes’ impensabili, invisibili, ultraterrene, perché tu ‘Senza nome’ sei ultraterreno.
No, non ho pazienza, non ho tempo per la pazienza.
Tu sai quanto tempo hai da vivere? L’ho capito tardi, quindi facciamo presto, devo recuperare.
Rileggere un testo, modificarlo, limarlo, quando la febbre si fa alta e io la devo quasi superare, mi ammala.
Resto abbarbicata alla tastiera, getto fuori quello che sento, che provo, che ricordo, tutto intrecciato come in un singolo 'shot', e so bene che è sbagliato, so bene che salta fuori così, spappolato.
Ma sono io. Sono davvero io, con tutto, proprio tutto.
Ci proverò, come mi hai detto, ci vorrà tempo, altro tempo, accidenti! U'altra vita, 'Senza nome' chi me la regala?
Ma mi hai colpito da qualche parte, sulla tastiera, mi hai fatto saltare le lettere, le metterò a posto, darò un ordine e si metteranno in fila. Canteranno un inno, alla fine. Tutte 22.
Mentre la città slitta via con tutti i suoi racconti, le montagne di neve a farle la ola laggiù imperturbabili, io la guardo e mi chiedo chissà chi sei ‘Senza nome’. Non è importante, io in fondo, in fondo, ti conosco.
So che non ho tempo per rivedere questo testo e lo sbatto lì com'è.
Mi fa un piacere nero sapere che, qualcuno mi leggerà e forse il primo sarai tu, ‘Senza nome’.
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