Nei viottoli sassosi e zuppi
dove l'ambra accende ancora le lanterne e scudi antichi dondolano bronzei,
campano gli abbagli delle scale sottomesse e l'aria tiepida al suo tocco fa cantar la fredda ghisa-
Vivono uomini con muso di cane;
ben vestiti vanno in piazza a trangugiare i loro ossi,
sbavano e sputano la loro schiuma tremula, osservano il creato coi loro occhi di mostro e San parlare-
In cento lingue come candidi maiali…
Entra il primo nell’atrio smilzo
e sa di specchi sul soffitto soffice,
con l'ovatta nelle scarpe e le stanze son più alte
-E vede- il timbro fermo del Cielo sui rosoni -sfuma-
il pastello della neve insieme all'acqua e sente; cantar le forme di una Keope alata nera, la sabbia e i grani d'oro vuol vedere ancora; ora...
-Entra- imbevuto degli schizzi, il viso lungo e un sorriso per chi spera
ha la barba fulva;
in un tubo sfitto di pelliccia rossa fa i miracoli del mondo!
E schiarisce il suo singhiozzo
ogni lacrima del sole,
mentre fuori vien la sera
c'è un sorriso per chi spera e scorribanda svelto nel fantastico
sopra il velario nero del bugiardo pudore -sogghigna-
Un satiro cattivo;
cigola in bocca uno spago di gramigna le sue ali
di angelo celeste vagabondano in un tondo scintillante-
La sua ronda di bastoni unti rumina in eterno nel suo incedere caduco-
Drizza il dito e guarda fisso -il sole- farsi pianto fra le nubi.
Caldo escluso sbotta e urla cascate di nocciola...
- Così vestite-
Ammantate e sorde
si tirano nel fiume;
dove sale disuguale il monte della carne,
bruno sulla punta e rosa sui suoi cigli.
Così soffice e sdegnoso squarcia i polsi della luna,
stringe fino alle ossa i suoi nastri neri!
Osserva e chiede ai suoi soldati più capaci: le ali delle mosche e il vento freddo della sera
.....
Le foglie strimpellano i loro archetti,
- bonaccione senza vita - la ghiaia le ha già soffocate in questo teatro ultimo con le stelle a far da spalla
.....
Che fine han fatto le farfalle e il loro battere la notte? Puttane colorate che si offrono a ogni nettare e la loro corta vita?
Dove sono i gatti amici dolci dei poeti e dei mancini?
.....
Smarriti e consumati come le ultime sigarette buone
.....
Sbuffa piano adesso il vento gentile
e la tua puzza malefica è meno aspra-
E greve la colonna degli alberi in coma,
zombie di legno per la campagna rubizza...
Cento pioppi che han le forme che gli impone il vento.
Dalla strada sono larve balbuzienti, turbini devoti della natura in delirio...
Vedo il sole marcio della prima giovinezza alzarsi in volo nel cielo grasso-
Mentre le macchine filano la coda delle nuance
sulla gobba fiacca della terra…
Io vedo nella nebbia tersa dove muore il grano
gli uccelli battere un calvario di sogni...
Si scambiano voci, preziosi polloni da offrire ai risorti;
i rami della macchia graffiano la luna in viso...
Un panno, una pezzuola al naso vuol scacciar sventure e diavolerie,
chiunque fosse stato era grosso e con gli artigli!
E offriva tutto il vino e le bellezze brune che riuscivano a reggere!
Quattro bimbi e una donna sfavillante
in cerchio corrono intorno alla fontana, l'erba nuova e le panchine appena tinte-
Han l'abilità di tenere gli altri a distanza,
debita e pagata con il gioco
che alle spalle ha inoffensivi alberi di luce, fuoco verso l'alto e polvere di mare.
Una ninfa di ferro a pelo d'acqua, si sporge a guardare:
i replicati attacchi, le armi e i gilet blu
- il male ha miliardi di piedi-
i vetri intonsi domani avrò altre ossa.
Non sono più appesantito dal sogno e il fantasma del male,
la mia anima adesso è un drappo turchino e le mani e la testa si librano nel fiume inciso-
Le schegge in grembo, tra i saccheggi e le tacche ferme,
vivo sazio la mia bottega…
dall'acqua morta le teste pennute dei corvi
spuntano brune -
E mi trascina la catena verso chissà quale melma il mio cattivo sangue;
rinfodera l'archetto e piange gli alberi di ferro-
Incolore, concavo e guasto
il dissonante suono del mattino,
il tanfo del freddo forma un cono in alto in cielo-
Il fracasso delle spighe d'oro monta il battere del mio giudizio
e prodigo la vita a nuovi fiori,
giorni di luce veritiera e notti fasulle,
di pece e i corvi
dalle teste pennute e gli anni celesti...
le volte ariose
strade d'estasi e parole sgombre davanti al naso
ricercate tra le muffe e le stanze alate;
soffi contriti nella cenere biglia, ogni ora dalla stoviglie lucenti!
È bianco il bel cotone, stringe i labbri come il sale e non sanguina la stoffa, dolce cera vive e muore il tuo candore...
Le vie veggenti di Charleville tra capo e coda, il nuovo Spleen e i miei cavalli blu;
son queste le visioni povere di strade lunghe e le stelle pulciose....
I ragazzi sobri alla fermata della metro ancora si chiedono
se il mare porta in cielo senza i soffi della morte-
Passa l'eco e le scintille di roccia,
fuori dal campo non stringe più la gioia-
Altrove si marcia in stiletti di noia,
il ritmo e la tregua -stona la cetra-
in un coro di rane gracida la furia del fiume smorto;
torneranno le lune e le falci di perla,
lo sconsiderato giallo del sole
e il cerchio implume del mondo...
La calca silenziosa -colma-
la testa di stelle e le case si tengono per mano, gemelle della stessa carne e colore.
inviolate e sante davanti al boia aspettano-
Il parapetto vecchio grigio, ostello per un angelo di roccia, malato come il cielo che le nuvole son le sue pustole
-
Giù dalla cascata d'erba fresca, si contano le curve e ogni radura:
è un feudo con regole precise e un rivo d'acqua é lo specchio dei giusti e le briciole dei monti han le ginocchia spaccate
e vivono in eterno e parte in cielo,
la saetta di vento a tinte di pesco;
orgoglioso di sguardi il tramonto si dilata...
In basso bruni i fattori fiacchi
la terra alle caviglie e i muscoli pompanti
tra le erbacce e gli animali grassi
ho sentito dir : " BSD"
" Nella rete dello stomaco, io sono il re "…
Quello che accadrà domani alla luna
è il dono del sole agli uomini.
gli scheletri testo di neolestat