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E' caratteristico per la coda molto lunga ed il corpo piccolo e tondeggiante, il suo nome scientifico è Aegithalos caudatus; appartiene all'ordine dei Passeriformi ed alla famiglia degli Egitalidi, nulla a che vedere con l'Egitto.
Il nome scientifico glielo diede Ludwig Reichenbach che è stato un botanico, ornitologo ed illustratore tedesco; ai tempi del Salvadori il suo nome scientifico era invece Acredula rosea.
Il nome comune è composto da codi per la lunga coda e bugnolo per la forma a vaso di paglia del nido.
E' lungo 13–16 cm, di cui 6–10 cm spettano alla coda, caratteristica che gli dà il nome.
In spagnolo si chiama mito, in francese mesange a longue cueue, in inglese long-tailed, in tedesco schwanzmeise, in finlandese pyrstötiainen.
Interessanti le ricatture in Italia di due individui inanellati in Finlandia e Russia.
In Piemonte è conosciuto come cie-ciec, tupinet, coueta, in Lombardia come speransina de la codalunga, berbexin cua longa a Genova, cincia codona a Pisa, pudalin de la coda lunga in Romagna, paglianculo a Roma, penninculo in Umbria, pirnizzola cuda longa in Sicilia.
Sempre il Salvadori ci dice che nel 1800 questa specie era comunissima e stazionaria in Italia, dove in tutte le stagioni, branchetti di otto o dieci individui vanno visitando gli alberi dei boschi, dei giardini o dei campi mandando sovente un grido di richiamo.
Aggiunge che questa specie non si trova in Sardegna e neppure in Malta, ed è scarsa in Sicilia.
Il codibugnolo ha piumaggio nero e marrone, sul dorso, e biancastro nel ventre, con fianchi rossicci, intorno al capo una coroncina bianca.
Si muove con brevi voli, ispezionando fronde e corteccia, alla ricerca soprattutto di uova e larve di insetti ed aracnidi, in inverno integra la dieta con bacche e semi.
Preferisce alimentarsi sugli alberi, ma in primavera ricerca in particolar modo le foglie novelle dei cespugli; non scende quasi mai sul terreno.
Si fa sentire con continui "sriiii-sriiii-srit" o "tzerr".
Il codibugnolo predilige la vegetazione arbustiva e cespugliosa tipica delle aree marginali dei boschi di latifoglie, può nidificare fino ai 1800 metri di altezza.
Si rinviene anche in zone di macchia alta, con presenza di aree palustri con folta crescita di salicacee e ontano nero, nei saliceti di greto e nelle associazioni di salici e pioppi.
Si adatta ad ambienti molto diversi, purché la copertura arborea sia semiaperta e non estesa. Con l’arrivo della primavera, si formano le coppie che si insediano in parti diverse del territorio.
Il nido, a forma di grossa palla, costituita da muschi e licheni tenuti assieme da tele di ragno, utilizzate come “cemento” è localizzato
dentro i cespugli di sambuco, nocciolo e more.
Depone dalle 6 alle 12 uova tra marzo e maggio, portando a termine anche due covate l'anno.
Alla costruzione del nido ed alla alimentazione dei piccoli possono partecipare anche individui esterni alla coppia, che hanno perso la loro nidiata.
Fuori dalla stagione riproduttiva vive in gruppi di 6–30 individui, spesso con giovani delle covate precedenti. In inverno forma stormi territoriali che difendono un’area comune di circa 20 ettari; in quest'area si trovano i dormitori, i luoghi in cui abbeverarsi e varie zone di alimentazione.
La specie è classificata come LC – Minor Preoccupazione e mostra uno stato favorevole, grazie alla stabilità delle popolazioni e all’espansione dell’areale.
In Veneto esiste l’Oasi del Codibugnolo (Maserada sul Piave), area naturalistica di 24 ettari, dedicata alla tutela dell’habitat fluviale e della fauna locale.
Manca in Sardegna, Puglia e parte della Pianura Padana orientale.
La vita media del codibugnolo è di circa otto anni.
Il codibugnolo di Sicilia, suo nome scientifico Aegithalos caudatus siculus, nidifica in Sicilia nelle zone boscose di latifoglie (preferibilmente querceti) di alcuni sistemi montuosi, tra 400 e 1800 m. Sono illustrate due frequenti variazioni di colorito.
Le popolazioni siciliane sono principalmente sedentarie e fanno registrare erratismi a breve distanza nella tarda estate.
Questo interessante endemismo insulare è stato oggetto di un lavoro di Angelo Priolo nel 1979.
Il codibugnolo testabianca, suo nome scientifico Aegithalos caudatus caudatus: è la sottospecie più nordica, in Italia capita irregolarmente a seguito di movimenti invasivi autunno-invernali che inizialmente coinvolgono l'Europa centrale. Le segnalazioni appaiono più frequenti nelle regioni settentrionali, soprattutto nell'area alpina, dove la reale presenza è certamente sovrastimata in quanto molti individui a "testa bianca" vengono confusi con le variazioni della forma europea.