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“La smetta di fantasticare, signor Delaney.”
In un istante, la signora Frampton, sottoponendomi al grottesco riflettore della sua stessa indifferenza, fece cessare la contemplazione della fine della mia vita, e l'unico tema della mia esistenza: Annie Taylor.
È la primavera del 2005, frequento la seconda media alla Hunter Middle School. Annie siede in prima fila, tre colonne più avanti, alla mia destra. Ho sentimenti contrastanti al riguardo: se da un lato questo mi permette di vederla quasi ininterrottamente durante la seconda e la quinta ora, dall'altro la colloca proprio accanto a Kyle Schultz, un altro studente di seconda media, con dei bicipiti che mi portano alla conclusione che si inietti steroidi fin dalla tenera età, e i cui capelli, sfidando – ne sono certo - almeno due leggi della termodinamica, appaiono ancora bagnati e lucenti ore dopo che ci si aspetterebbe che si fossero asciugati. Detesto Kyle Schultz.
Annie... coronata da chiome castane e frangia, vestita con canotte di Abercrombie e Hollister; fluttuante su una nuvola di Etnies completamente bianche, e infilata in jeans strappati: se Venere, Cleopatra, Megan Fox o la stessa Jennifer Lawrence si trovassero di fronte a me, messe insieme potrebbero solo aspirare ad accendere una piccola candela d'affetto rispetto all'altoforno che è il mio amore per Annie Taylor.
Lei nobilita tutto ciò che tocca. L'apparecchio per i denti, dopo mesi di tira e molla tra me e mia madre: fino ad allora per me impensabile, vista la mia riluttanza a subire due infiniti anni di pubblica umiliazione di fronte alla mia musa. Fino a quando Annie non arriva un lunedì mattina, con i denti elegantemente disposti in quadratini alternati di rosa e verde lime: i suoi due colori preferiti, e ora anche i miei. Nella mia visione delle cose, ha scelto liberamente quell'ornamento e l'intera scuola, anzi il mondo intero, dovrà presto imitarla. Oppure è stata costretta dai suoi genitori, e unirsi a lei era divenuta ormai per me una questione di solenne solidarietà.
"Ho detto di smetterla di fantasticare, signor Delaney! Non è nemmeno sulla pagina giusta! Farebbe meglio a riprendersi prima di stasera. Proprio lei!"
Ero l'unico studente della mia classe di seconda media ad essere stato inserito nella lista d'onore del preside per quattro trimestri consecutivi, perciò fui nominato dal consiglio studentesco, quell'organo venerabile, per pronunciare il consueto discorso degli studenti alla festa di premiazione primaverile. Tutta la mia famiglia sarebbe stata presente, così come gran parte del corpo studentesco, comprese le loro famiglie. Il mio discorso era già stato preparato con qualche settimana di anticipo, ma vista la solennità dell'evento (che si sarebbe svolto di sera) tutto questo richiedeva qualcosa di più di un semplice ringraziamento a professori e compagni; richiedeva romanticismo.
Tutto mi aveva preparato a questo momento: soprattutto i film di Disney Channel, ma non solo. Dovevo cogliere l'occasione per dichiarare le mie intenzioni, il mio amore per Annie. Quindi mi misi al lavoro.
Non si pensi che ciò che sto per narrare sia irrealistico, perchè sono convinto che se la stessa serie di eventi non si ripete ogni ora nelle scuole medie di tutto il paese non è per mancanza di immaginazione o di inclinazione romantica da parte degli adolescenti, ma solo per timidezza nel manifestare tali sentimenti. Il mio caso può essere singolare in quanto ho dichiarato il mio amore, ma d’altra parte il mio non era un amore comune.
Arriva la fatidica notte. Esco dall’auto di mia madre, giusto in tempo per vedere Kyle Schultz uscire dal sedile del passeggero della Mazda decappottabile di suo fratello maggiore. Che la peste colpisca tutta la sua famiglia! Indosso una camicia azzurra, pantaloni kaki stirati in fretta e, incurante di tutte le obiezioni di mia madre, una cravatta a righe verdi e rosa. Kyle è vestito completamente di nero. Penso che sia ridicolo. Lo guardo meglio: non sembra poi così ridicolo. Mi chiedo perchè non mi sia vestito anch'io di nero. Odio Kyle Schultz.
Cominciamo a camminare, superando luoghi che dovrebbero esserci familiari, ma nell'oscurità, e in una notte così importante, non riconosco nulla… finchè non sento la sua voce. Annie e i suoi genitori ci seguono a pochi passi di distanza. Mio fratello minore inciampa su un gradino. Lo detesto con tutto il cuore, ma lei non sembra accorgersene, e nonostante la nostra stretta parentela non sembra attribuirmi le sue mancanze. Tengo la porta aperta a mia madre, che mi ringrazia con un tono di sorpresa che, ne sono certo, smaschera all'istante la mia finta galanteria. Non riesco a liberarmi dal sospetto che, nel breve tempo impiegato per spostarci dall’auto alla scuola, io sia precipitato, come uno degli angeli di Milton, negli abissi più profondi della stima di Annie. Sorride mentre entra dalla porta – sono certo che nessuna porta sia mai stata trattenuta con una forza così spasmodica – e la sento dire: "Ciao John!". Salgo improvvisamente dall'Inferno al Purgatorio e al Paradiso. Rispondo a monosillabi, ma a quanto pare con un certo effetto, visto che mi rivolge un sorriso e prosegue accompagnandomi verso la mensa adibita a sala ricevimenti.
Indossa un abito bianco senza spalline a pois neri, ballerine nere, una borsetta rossa e un'enigmatica combinazione di fard e ombretto, il cui effetto sarebbe potuto risultare comico su una donna più anziana, ma che a me appare come l'incarnazione stessa della bellezza.
Trascorre mezz'ora durante la quale la signora Frampton mi accompagna a un posto sul palco, la mensa si riempie sempre di più e il mio stomaco si trasforma in una serra per farfalle. Finalmente, è il mio turno di parlare. Mi rivolgo ai miei compagni, ai loro genitori, al corpo docente e all'amministrazione, faccio alcune osservazioni generali sull'andamento dell'anno. Insomma, leggo per intero il mio discorso di due minuti, che era passato, in successione, sotto l'attenta osservazione prima di mio padre, poi della signora Frampton e infine del preside. Ma non ho ancora finito. Srotolando dalla tasca della camicia un altro foglio a righe, comincio a leggere.
Sono catatonico. I pochi applausi che seguono non fanno altro che accentuare l’imbarazzo che ho creato in questa mensa della scuola media. La signora Frampton mi fa scendere le scale in silenzio, facendomi sedere tra mio padre e mio fratello minore. Il vicepreside si schiarisce la gola e continua come se non avessi detto una parola. Non oso incrociare lo sguardo di mia madre. I miei genitori ritengono sia meglio che ci congediamo. L'unica immagine che riesco a cogliere di Annie è quella di lei che fissa dritto in basso, con la mano di un genitore su ciascuna spalla.
Torniamo a casa in silenzio, almeno per quanto riguarda le conversazioni: la radio insiste a suonare e mi chiedo perchè ogni singola canzone mi sembri una presa in giro degli eventi dell'ultima ora. Si potrebbe dire che ho trascorso la serata in agonia. Ma si potrebbe anche dire che ero quasi euforico. Era come dopo una delle mie gare di atletica: un'esperienza straziante finchè è durata, ma un sollievo incredibile dopo che era finita.
Trascorro del tempo davanti a un libro, anche se non leggo proprio; davanti alla televisione, anche se non la guardo proprio; e infine, mi rivolgo al computer di famiglia. Accedo a Messenger e lì, scolpito in pixel neri, c'è AnnieT93. Mortificato, come un pesce antidiluviano sepolto sotto le onde del giudizio e trasformato in pietra, subisco una decomposizione interna in un istante. Sto per disconnettermi quando appare una finestra.
AnnieT93: Ti amo anch'io. :)
Quell'estate si trasferì in Colorado: suo padre ricevette l'ordine di trasferimento in una nuova base.
È la primavera del 2025. Non l'ho più vista da allora. Ho amato altre, o almeno credo di averle amate. Eppure non posso fare a meno di chiedermi quanto più felice sarebbe il mondo se tutti sposassimo la prima ragazza di cui ci innamoriamo. Il mio amore è mai più stato così disinteressato da allora? Desideravo che un orso irrompesse nei corridoi della nostra scuola, così da avere qualcosa da decapitare, qualcosa da deporre ai suoi piedi. Volevo diventare un soldato, solo per poter morire portando un piccolo ritratto di lei nel taschino della divisa. Saccheggiavo canzoni e scene di film alla ricerca di frasi per esprimere a me stesso ciò che non potevo fare a meno di sentire. Era idolatria, ma forse non priva di significato. Perchè ne fui così affascinato? Perchè, già in seconda media, cercavo un drago da uccidere, e una principessa da salvare?
Si noterà che il contenuto del mio discorsetto è stato omesso dalla narrazione: ma i lettori possono stare certi che Annie è stata corteggiata con tutta l'abilità accumulata che è lecito attendersi da un bambino di undici anni. Ho invocato Shakespeare e Walt Whitman; ho plagiato spudoratamente diversi versi di "Landslide" di Stevie Nicks e più di una canzone dei Coldplay; in breve, le ho dichiarato il mio amore senza mezzi termini, e per questo Kyle Schultz mi ha preso in giro ferocemente fino alla fine dell'anno.
Ma d'altronde, Kyle Schultz non è mai stato amato, nemmeno per un breve istante, da Annie Taylor.