Il paese nel bosco

scritto da Fringuello
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Una storia Sarda
- Nota dell'autore Fringuello

Testo: Il paese nel bosco
di Fringuello

Il paese nel bosco

 

Il paese era nel bosco, completamente circondato da una foresta col meglio del meglio ma non diciamo contestuale, in genere i grandi alberi sardi tendono a formare foreste esclusive, ad esempio una foresta di sughere esclude una foresta di leccio, o di pino (che non è autoctono).

Il bosco del paese era vecchio di qualche secolo, e gli abitanti ne avevano “guidato” lo sviluppo, così conviveva ogni tipo di essenza arborea. Per non tacere del sottobosco e della macchia con mirto, lentisco, ginepro, corbezzolo

Dietro questa varietà stava una furbizia contadina, in particolare la sughera percorsa da un incendio, ha una fenomenale resistenza e capacità di ripresa, altre piante più, altre meno.

E poi il contadino la sera mette i panni del cacciatore e va a procurarsi la cena. Quindi una gran varietà vegetale gli garantisce una quantità e varietà notevole di specie venatorie. A parte una, infatti in quel paese era severamente proibito sparare al fringuello.

I frutti che la foresta da, forniscono anche in quantità, generi commestibili o buoni per l’allevamento.

Ma il vero re della foresta è lui, il cinghiale, e il giorno della caccia al cinghiale è una vera festa per tutto il paese.

Lui è il più grosso, il più impegnativo e quello con la carne ed il grasso migliori. Per lui non bastano pochi cacciatori, ma si organizzano battute di caccia con decine e decine di cacciatori e cospicue  mute di cani da caccia, battitori che spaventano gli animali con rumori vari, circoscrivendo così la zona di caccia. La foresta è grande.

Ma una sera comune è una questione di cena a base di lepre o coniglio selvatico oppure se il padre di famiglia non è in vena di camminare, stanco per i lavori della campagna, la famigliola sarda è capacissima anche di affrontare per cena un piatto di legumi, minestrone , formaggio e mai manca il vino.

Così, il paese era grosso, relativamente ricco e quindi anche gli abitantì, sani e robusti.
Ma c’era un ma, quasi ogni anno dei vandali tentavano di mettere a fuoco la foresta e a volte ci riuscivano.

 La gente si organizzava e salvava il salvabile, abbattendo alberi e facendo fasce tagliafuoco, con grosse scope di saggina tentando di soffocarlo, ma se ce ne si era accorti in ritardo, col vento che in Sardegna sempre spira (in casi come questi il,più insidioso è il maestrale) non era una lotta vincente.

Così dopo fuochi e fuochi venne creata una confraternita chiamata “Guardianusu e su fogu” guardie del fuoco. All’inizio tenuta segreta, con tanto di capuccio come il Ku Klux Klan però composto da brava gente.

Qualche anno dopo la ronda si imbattè in quattro individui, belli grossi e grassi. Il primo che li vide urlò “sos Sirbones!!!”

(I Cinghiali), qualche schioppettata ed i birboni stramazzarono a terra con gli zolfanelli in mano.

Due giorni dopo grande tavolata nella piazza principale del paese, a base di malloreddus, cinghiale arrosto, pane carrasau, vino e formaggio e per finire sebadas…

Qualcuno ancora parla di quella cena famosa, commentando: “mai più mangiata carne di cinghiale più buona!”

Passarono quasi 10 anni prima che nella foresta tornasse il fuoco. L’anziano del paese disse:”La mala pianta non muore mai”.

Ai giorni d’oggi la foresta c’è ancora, il paese pure, e i birboni non mancano.
...E neanche chi li aspetta.
E capita, ogni lustro od ogni decennio , quando la caccia grossa è veramente grossa, un bel pranzo comune a base di "sirbone" e ogni ben di Dio, per l'intero paese, che rimane nella memoria. E se manca qualcuno, poveretto, forse è malato e ha dovuto rinunciare. A qualcuno viene anche il dubbio che possa comunque in calchi manera (qualche modo) aver partecipato, ma nel caso al popolo non viene da pensare male, nessuno entra nella damnatio memoriae, alla fin fine volendo essere onesti si deve concludere che ognuno di noi abbia qualcosa di buono.
Ci sono anche fra noi banditi, pastori e contadini, delle persone che si distinguono per il buon gusto...

 

Il paese nel bosco testo di Fringuello
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