Io ti chiamo "casa"

scritto da Lontano da qui
Scritto 16 anni fa • Pubblicato 16 anni fa • Revisionato 16 anni fa
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Autore del testo Lontano da qui

Testo: Io ti chiamo "casa"
di Lontano da qui


E lo so che non capirei come produrre capolavori. Lo so che non saprei come essere il primo fra tanti. Lo so che non saprei parlare e sapere quanto so cadere e fantasticare. E lo so che se non fossi così, così come me, se fossi diverso… sarei migliore, lontano, sarei nuovo e potrei inventare nuovi suoni che mi esprimano, nuove immagini che mi disegnino. Saprei formare con le mie mani una vita che corre in binari fortificati e confortevoli. E lo so che non saprei dirti quanto avrei bisogno delle tue braccia che mi coprono, della tua attenzione che mi ascolta, del tuo sguardo dolce che sa conoscermi come io non mi sono mai conosciuto. Mi piacerebbe il sentimento della tua spalla contro la mia, della tua bocca sulla mia pelle, del calore caldo e profondo che è casa, è il mio letto, è la mia famiglia, è il mio mondo di vita. Le lacrime bagnano il foglio… le parole si dileguano lasciando dietro di sé una traccia leggera e soffice che sa di malinconia, che sa di viaggio, che sa di sapere scomparso ma non dimenticato. Non ho dimenticato l’immaginazione del tuo amarmi, non ho dimenticato la percezione della tua voce sulle mie orecchie che innesca una tale quantità di tremori… così tanti tremori che mi sembra ogni volta di morire. Ma più di tutto soffro la nostalgia della tua quotidianità che attraverso un’abitudine sensibile del tempo si accoppia alla mia, nel solco del sesso, dell’affetto, della cura.
Attraverso gli occhi, attraverso il cuore, attraverso la tua personalità. Non sono un assassino, né un malfattore. Non ho perso la vita. Non ho catturato nessuna fede se non quella in me stesso, che certe volte vacilla, altre cade. Altre volte muore soltanto.
Mi siedo sull’incertezza del mio futuro, senza nuvole, senza cielo, senza fumo di passione.
Non voglio il tuo saluto se questo vuol dire saperti un estraneo, non voglio il tuo non essere confidente, non voglio i tuoi sguardi fugaci, scappo dall’aria che ti entra dentro i polmoni, scappo dalle tue mani, scappo da tutto quello che ti appartiene. Scappo dalla consapevolezza sola, unica, sola, sola. Mi basta abbracciare il cuscino, dimenticare gli inverni duri, prendere un foglio di carta e una penna e scrivere tanti sogni, tanti futuri, tante altre finestre dalle quali intravedere l’ombra del tuo passarmi accanto senza mai toccarmi. Mi basta. Ma forse non mi basterà più quando scoprirò di meritare anche io l’amore e il sesso, uniti.

Io ti chiamo "casa" testo di Lontano da qui
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