The last stop

scritto da Zaffiro
Scritto 2 giorni fa • Pubblicato 7 ore fa • Revisionato 7 ore fa
0 0 0

Autore del testo

Immagine di Zaffiro
Autore del testo Zaffiro

Testo: The last stop
di Zaffiro

Ogni sera, alle 22:15,
il tram numero 9
arrivava al capolinea
con un solo passeggero a bordo.

Un uomo anziano.

Portava sempre lo stesso cappotto blu,
un giornale piegato sotto il braccio
e una piccola scatola di legno
tenuta stretta sulle ginocchia.

L’autista lo conosceva da anni.

“Ancora qui, signor Arturo?”

L’uomo sorrideva.

“Ancora qui.”

Non prendeva mai il tram
per andare da qualche parte.
Faceva soltanto il percorso completo
e poi tornava indietro.

La gente iniziò a chiedersi il perché.

La barista vicino alla fermata diceva:
“Sta aspettando qualcuno.”

Il ragazzo del giornale sosteneva:
“Secondo me ha perso la memoria.”

Ma Arturo ricordava tutto.

Ricordava il giorno in cui
aveva conosciuto Elena.

Era salita proprio su quel tram,
con una sciarpa rossa e un libro in mano.

Avevano parlato per tutta la corsa.

Poi per cinquantadue anni
avevano parlato ogni giorno.

Finché un mattino
Elena non si era più svegliata.

Da allora Arturo tornava sul tram.

“Perché proprio qui?”
gli chiese una sera l’autista.

Lui guardò fuori dal finestrino.

“Perché è l’unico posto
dove il tempo ha ancora
la possibilità di cambiare direzione.”

L’autista non capì.
Ma non fece altre domande.

Passarono mesi.

Poi anni.

Una sera di novembre
Arturo salì sul tram
senza la scatola di legno.

L’autista se ne accorse subito.

“Dov’è finita?”

Arturo sorrise.

“Ho finalmente trovato
chi la stava aspettando.”

Scese alla fermata successiva.

Quella notte l’autista, incuriosito,
aprì il vecchio registro
dei passeggeri dimenticati.

Tra le pagine trovò una fotografia.

Un uomo giovane con un cappotto blu.

Accanto a lui una ragazza
con una sciarpa rossa.

Sul retro della foto c’era scritto:

“Se un giorno ci perderemo,
incontriamoci qui.”

L’autista rimase immobile.

La mattina dopo chiese informazioni.

Scoprì che Arturo era morto tre anni prima.

In realtà, ogni sera, al capolinea,
il tram numero 9 non aspettava lui.

Aspettava lei.

E quella sera di novembre,
per la prima volta dopo tanto tempo,

una donna con una sciarpa rossa
salì sul tram vuoto.

L’autista la vide sorridere
verso il fondo del vagone.

“Scusi,” disse piano,
“lei conosceva Arturo?”

La donna annuì.

“Da sempre.”

Poi guardò il posto
accanto al finestrino.

Era occupato.

E per un istante
il tram sembrò pieno di persone
che avevano solo aspettato
il momento giusto per tornare a casa.

The last stop testo di Zaffiro
13