E mi piacerebbe dire che sono i chilometri di caldo che appesantiscono l’aria che ci separa a tenerci distanti Ma in fondo non c’è niente di caldo in questa freddezza glaciale e tagliente in questo silenzio che ci separa, pesante e di piombo, come la nostra tomba su cui ho posato un fiore ormai senza petali con cui avevo giocato a “m’ama non m’ama” nell’attesa che tu tornassi
ma non sei tornato
Così ho costruito una cassa con la corteccia dell’albero nato dai semi che avevamo piantato per vederli crescere, su cui avevamo inciso le nostre iniziali credendo nei “per sempre”, diventati contenitore per ciò che è andato in frantumi
“Eppure era fiorito”
pensai di un rosa ciliegio come le mie guance ad un complimento a cui non so rispondere in cui non credo al contrario delle tue bugie di cui mi sono nutrita fino allo sfinimento tanto da sentirmi sazia ed averne abbastanza ma non tanto da dire basta
E fu mentre ero così occupata a mangiare le tue parole, consolazione alle mie insicurezze nutrimento per le mie incertezze che un’altra riceveva le tue rose e nuovi alberi venivano piantati al centro del mio cuore per aprirlo in due mentre il nostro moriva di sete
E io cieca e affamata ancora speravo in un ultimo sorso del tuo veleno
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