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L'italiano
In varie zone della mia città sono apparsi dei negozietti guarniti di macchinette aperti ventiquattrore al giorno dove ognuno può ristorarsi con un caffè o un succo alla pesca, una barretta di cioccolato alle arachidi o una semplice acqua minerale. Hanno preso il posto dei veri negozi falliti a causa della pesantissima crisi economica che ha investito tutto e tutti. Dove c'era il negozio delle bomboniere adesso troneggia il buco delle macchinette mangiasoldi, dove scintillava una media gioielleria ora c'è il punto di ristoro fantasma.
Alla luce del giorno passano inosservati e forse riescono anche a trasmettere un lieve senso di sicurezza perché se, per caso, ci viene sete o voglia di qualcosa di dolce-salato, allora basta avere qualche monetina in tasca e il gioco è fatto. Voilà! In men che non si dica stiamo sgranocchiando qualcosa mentre siamo a passeggio in mezzo a una marea di immigrati d'ogni nazionalità.
Al tramonto questi luoghi illuminati e spogli, si trasformano in loculi inquietanti che emanano una luce sinistra e abbagliante. Nel cuore della notte non è raro intravedere all'interno zombies e loschi figuri che sorridono malefici. Sono solo apparizioni della notte, inutili proiezioni della nostra mente enfatizzate dal quel piccolo buco luminoso pieno di snack e patatine.
Alle tre del mattino immagino di trovarmi in giro alla ricerca di un cappuccino e imbattermi in uno di questi 24 hours saturi di luce fluorescente in un contesto buio e denso di spettri. M'infilo dentro e circondato di una voglia innaturale faccio per inserire la moneta quando, all'improvviso vedo sbucare da fuori un immigrato di Accra in cerca di qualcuno che gli paghi il primo caffè del giorno. Al mio diniego (anch'io sono un poveraccio senza più monete) l'immigrato con un cenno chiama i suoi compagni che mi circondano e cominciano a cantare canzoni ossessive dell'Africa occidentale. Al che, per istinto di difesa (e non per altro) mi metto ad intonare la canzone vessillo di Toto Cutugno: " Lasciatemi cantare, con la chitarra in mano, lasciatemi cantare una canzone piano piano. Lasciatemi cantare perché ne sono fiero, io sono un italiano, un italiano vero."
Gong
Vago a pezzi
nella piazza
Alto è l'obelisco
che sorregge
nidi e alveari
Qualcosa fa gong
nell'ora più scura
Tutti escon fuori
a gustar fette
di frutta esotica.