L'eremita

scritto da Fresia
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Ripropongo uno dei primi testi narrativi pubblicati su questo sito, che ho parzialmente modificato.
- Nota dell'autore Fresia

Testo: L'eremita
di Fresia

L'EREMITA 

Adam era tormentato. Avvertiva dentro di sè una crescente sensazione di disagio e ogni sua certezza andava sfumando ogni giorno di più. 
Seguiva assiduamente le notizie e non poteva fare a meno di constatare che i mezzi di informazione parlavano soprattutto di guerre, di atrocità e di eventi devastanti.
Un po’ alla volta, si era messo a fare considerazioni sul mondo e sulla vita in generale, rendendosi conto che quello che lo circondava non gli piaceva affatto. 
Riteneva il genere umano capace di terribili crudeltà, ma, al tempo stesso, pensava che anche buona parte del restante regno animale seguisse, a causa dell' istinto, una logica brutale. 
Per ciò che riguardava i propri simili, inoltre, Adam vedeva ovunque sopraffazioni e perfidie più o meno palesi e ogni maldestro tentativo di provare a giustificarle gli pareva inutile e insensato. Era, del resto, perfettamente consapevole che nemmeno lui, in quanto uomo, poteva sottrarsi del tutto a quella spirale di negatività.                                                                                                                  
“Ho bisogno di risposte” si disse e, all’ improvviso, prese una decisione che forse avrebbe potuto salvarlo dalla crisi che lo stava  logorando.     
Aveva sentito parlare di un eremita che viveva in alta montagna. Come potesse sopravvivere in un ambiente così ostile e completamente isolato dal resto mondo, non era dato sapere. Si diceva che ci fosse addirittura una sorta di aura soprannaturale a proteggerlo e a consentirgli di condurre quella solitaria esistenza. 
A detta dei pochi che, casualmente, lo avevano incontrato, quell' uomo era dotato di grande equilibrio ed emanava un' incredibile serenità. Chi era giunto al suo cospetto aveva riferito di aver trovato la pace e Adam, pertanto, decise che anche lui avrebbe tentato di raggiungerlo.
Attese alcuni giorni prima di partire e, quando le condizioni del tempo parvero essere abbastanza favorevoli, si incamminò alla volta del monte.
Attraversò boschi profumati di resina, camminò sull’erba bassa dei prati di montagna punteggiati di fiori dai colori intensi e, infine, arrivò alla base di un canalone.
Cominciò la salita, ansimando per la fatica; il sudore gli imperlava la fronte e per nessun motivo, data la pericolosità del sentiero, sentiva di poter abbassare la guardia.
Finalmente arrivò in cima e, proteggendo gli occhi dal riverbero del sole che scintillava su qualche chiazza di neve rimasta, si guardò intorno...
Un piccolo lago circolare era incastonato tra le rocce che vi si specchiavano e quella visione gli riempì gli occhi di bellezza.
Ma non era giunto lì per ammirare il paesaggio: doveva cercare l'eremita 
Proprio in quell’istante sentì una mano afferrargli una spalla e si girò di scatto…
Era un uomo dai lunghi capelli bianchi e dal viso bruciato dal sole, solcato da rughe profonde. Era lui, non potevano esserci dubbi. 
“Sei stato abile ad arrivare quassù”, gli disse, “non è un sentiero alla portata di tutti quello che attraversa il canalone".            
 “Desideravo parlarti”, rispose il giovane carico di aspettative e il saggio lo invitò a sedersi su un sasso accanto a lui.
Il giovane non sapeva da dove cominciare, poi, dopo un lungo silenzio, si mise a parlare. 
“Non mi ero mai chiesto che senso avesse la vita. Ora, però, sto attraversando una profonda crisi”. 
“Continua…”, lo esortò l'uomo.
“Sai dirmi perché siamo in questo mondo dove la natura appare logicamente organizzata, ma che, a mio avviso, è intriso di dolore e contraddizioni? Mi hanno insegnato che deve per forza esistere un Creatore, un Essere perfetto, onnipotente e infinitamente buono, perché dunque avrebbe creato degli esseri così imperfetti e spesso inclini al male come noi umani? 
Adam non poteva smettere di parlare, continuava ad esprimere dubbi su dubbi e l’eremita lo ascoltava in silenzio senza interromperlo. 
“Sai spiegarmi perché un Essere talmente perfetto ha permesso e permette che gli uomini commettano atti orribili ed esecrabili, sostenendo di farlo in suo nome? Perché consente che ogni popolo o civiltà, da sempre, lo chiami e lo definisca in modi diversi? E non sarebbe affatto grave, se non fosse che tutto ciò viene usato per ritenere gli altri nemici da combattere e soggiogare. Perché data la sua onnipotenza non ha mai posto fine a tutto questo e a tutta la sofferenza che, in svariati modi, affligge tutti gli esseri viventi di questa Terra? Niente ha senso…”
Il giovane si fermò per riprendere fiato e guardò l’eremita negli occhi. Il suo sguardo esprimava chiaramente un grande bisogno di pace.
“Si dice, inoltre, che siamo liberi di scegliere la nostra condotta e probabilmente, in parte, anche il nostro destino.
Forse è davvero così, ma ci sono eventi che risultano ineluttabili, ci sono decisioni che prendiamo senza renderci conto di quanto siano sbagliate o che non possiamo fare a meno di prendere.
Non pretendo di capire ogni cosa, perchè so che non è possibile, ma vorrei dare un minimo di  significato a ciò che sto vivendo.
Eppure mi chiedo spesso: ma ha veramente senso cercare un senso?”.
Adam tacque…        
                                                                               
“La risposta che cerchi è già dentro di te”, disse l’eremita. “Non puoi pretendere di sapere con certezza se esista qualche disegno alla base del tutto, puoi semplicemente crederci o meno. Alcuni riescono a modo loro a dare spiegazioni apparentemente razionali al senso che tu vai cercando, altri trovano nei dogmi consolazione e speranza, ma entrambe queste soluzioni non ti si addicono.
Quindi sento di confermare le tue parole: perché continuare a cercare un senso quando il proprio intelletto percepisce l’impossibilità di trovarlo?
Evidentemente era ciò che sentivi e che senti, ma ora hai bisogno di accogliere con più convinzione questo pensiero.
Accetta l’ordine della natura con la sua logica intrinseca, perché non puoi e non potrai sovvertirlo e prendi atto che non sempre sarai in grado di scegliere per il meglio o di lottare contro gli eventi che ti sovrastano quando questi non dipendono dalla tua volontà”. 
Il vecchio lo fissò… Adam appariva sconsolato.
"Anch’io ho trascorso lunghi anni a chiedermi il perché di ogni cosa e  ho letto le opere di un gran numero di pensatori che, nel corso del tempo, hanno tentato di dare risposte a quelli che erano anche i miei innumerevoli interrogativi. 
Come te ho vissuto una profonda crisi, infine ho provato a smettere quei miei interminabili, distruttivi monologhi interiori e qui tra le cime, lentamente, ci sono riuscito.
Per il tuo bene, non sprecare energie rimuginando su domande alle quali non potrai mai rispondere con la verità assoluta”.
“Cosa devo fare dunque?”, chiese il giovane sempre più amareggiato.
“Vivi, vivi e basta. Prova ad essere quello che tu senti di essere, non importi idee che altri hanno elaborato e, al tempo stesso, non imporre i tuoi pensieri a nessuno, come tanti pretendono di fare. Non potrai cambiare il mondo, ma potrai trovare pace dentro di te”. 

Adam scosse la testa, quell’eremita non gli aveva detto nulla di ciò che avrebbe voluto sentire e niente di nuovo, del resto.
Si congedò dal vecchio ringraziandolo per averlo ascoltato e si preparò per la discesa con il cuore gonfio di delusione.
Eppure, mentre  scendeva verso valle, avvertiva che quel cuore diventava via via più leggero. 
Nella sua testa continuavano a risuonare le parole del saggio che aveva giudicato banali, ma che ora, ad ogni passo, parevano diventare sempre più convincenti. 
Qualcosa di strano era successo lassù e gli effetti dell’incontro con l’eremita si stavano facendo sentire.
Quando fu alla base del canalone, Adam si rese conto che un briciolo di serenità si era insinuato nella sua anima.
“Proverò a rimuovere dalla mia mente i dubbi che mi perseguitano”, disse tra sé, “continuerò ad ammirare la natura di cui tutti siamo parte, l'amerò sapendo che anche quando appare spietata segue semplicemente il corso che deve seguire.
Prenderò semplicemente atto dell'imperfezione umana, vivrò tentando di assaporare gli istanti di felicità che si presenteranno sul mio cammino e con la consapevolezza che i momenti bui fanno parte dell’esistenza.
Li accetterò se non avrò scelta, ma non mi piegherò alla rassegnazione se avrò anche una sola possibilità di contrastarli.
Vivrò cercando di prendere il meglio da questa vita e, al tempo stesso, proverò a dare il meglio…”     
Adam rivolse lo sguardo verso l'alto, quasi a voler salutare ancora una volta l’eremita.
"Vivrò e basta!”, esclamò e si incamminò nuovamente tra prati verdi e boschi profumati di resina.            

L'eremita testo di Fresia
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