Mia cara,
in questi scuri giorni la domanda che mi assilla la mente è una sola: come andrà a finire?
Ce ne sarebbero tante altre di domande che mi si aggirano confuse per la testa, ma credo che questa le riassuma tutte.
Gli altri, sono quesiti a cui non so dare risposta; potrei cercarla, ma non posso e non voglio.
Un fatto inspiegabile mi capita in certi giorni: dapprima avverto un senso di vuoto, di tristezza, di malinconia.
Sono momenti terribili, in cui penso a te e mi chiedo dove tu sia.
Sono momenti in cui mi aggiro per le stanza di casa mia senza uno scopo, senza una meta.
In quelle ore buie non riesco a trovare pace, l'animo è oppresso da tanti dubbi, ancora una volta la memoria torna ad anni fa.Torna a rivedere il tuo viso e a immaginare le carezze che non ti ho mai dato.
Poi le ore passano, a volte anche i giorni, e ritorna una forma di tranquillità, che io chiamo fase di stasi.
In questi momenti, in queste ore, pur non provando serenità o allegria (sarebbe chiedere troppo) mi sento almeno un po' più leggero, con uno stato d'animo ben predisposto.
Tutto mi appare sotto una forma diversa, tutto di fa un po' più chiaro.
A volte, riesco quasi a pensare al futuro senza quell'ansia che mi invade di solito.
Per adesso queste due fasi si alternano quasi in misura proporzionale.
Ma temo che, a lungo andare, la prima possa sovrastare la seconda.
E per questo che penso di dover reagire, di provarci ancora.
Tu sei ormai lontana.
Io non posso sapere se qualche istante, se qualche attimo della tua nuova vita si riempia dei miei stessi ricordi.
Non posso sapere se anche tu, qualche volta, torni a quei tristi giorni.
Ma so che non è nella tua natura pensare malinconie e avere gli occhi lucidi, velati di tristezza.
L'illusione stende il velo sulla mia ragione e mi fa credere che anche tu pensi a me.
L'illusione si annida nei meandri del mio spirito e mi tormenta giorno e notte con i dubbi e le domande.
E' solo illusione, ne sono consapevole, ed è quella che tiene viva la speranza, anche quando non c'è più nulla da sperare, anche di fronte all'evidenza.
Mi rendo conto di tutto ciò nei momenti di ragione: ma non serve proprio a niente, tutto rimane come prima.
Il profumo del vento allevia le mie sofferenze, nei giorni di pioggia.
Riuscirò a dimenticare?
Qualche giorno fa era il tuo compleanno (e onomastico). Ho sperato che accadesse qualcosa, ho pensato di fare qualcosa io stesso.
Ma cosa? Cosa posso fare? No, è passato troppo tempo.
Ho sperato che accadesse qualcosa: e qualcosa è accaduto.
Evidentemente, questi anni di buio non bastano, non sono ancora abbastanza.
Ero solo in casa, quando c'è stata una telefonata.
Ho risposto, ho sentito qualche rumore. Nessuno ha parlato, qualche attimo e la linea è caduta.
Ma perché proprio quel giorno? Perché?
La perfida illusione non ha perso tempo, mi ha riposto il dubbio.
Mia cara, io non credo nel dio dei cattolici.
Non ci credo, forse non ci ho mai creduto, forse ci crederò in futuro, chi può dirlo.
Io non credo in un dio vendicativo, tiranno, assetato di morte e di sangue, anche innocente. Non ci credo.
Io credo in un Dio buono, giusto e onnipotente.
Il Dio di Voltaire e di Julien Sorel, immenso e misericordioso.
Allora Dio buono, Dio giusto: perché tutto questo? Perché arrivare a tanto?
Tu che tutto puoi, aiutami a venire fuori da questo inferno, dammi la forza di oppormi e di tornare ai tempi dei campi d'agosto.
Ma adesso, è ancora notte.
Non sono capace di spiegare le cause della mia condizione, forse non le conosco.
Le cause, si sa, sono sempre molteplici: alcune preponderanti altre meno.
Una cosa posso dire con certezza: tu non rientri tra queste.
Tutto è cominciato molto tempo prima che t'incontrassi.
E' per questo che non ho saputo stringerti tra le braccia, accarezzare il tuo viso e dirti quello che sentivo.
Potevi essere il rimedio ai miei mali, il destino ha voluto che così non fosse.
Vuol dire che cercherò altre medicine.
Ora sono stanco, fuori fa molto caldo.
Forse un giorno rileggerò queste frasi a mi parranno stupide e noiose.
Forse un giorno riderò di questi fogli macchiati d'inchiostro scuro e di queste parole che mi sembreranno senza senso.
Oggi ho tanto bisogno di queste parole, non so perché, ma mi servono tanto.
Ho tanta necessità di scrivere, di scriverti, di raccontare qualcosa che non ho mai capito e non ho mai saputo.
E di scriverti le cose che non ho avuto mai la forza di dirti.
Lettera (la seconda) testo di R. R. Raskolnikov