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Colossi
La poesia ha nella parola i cieli spalancati
della ricezione mantica in cui scotomizza
la sudditanza sonora ai significati
nella rilevante fonica dell'evento di linguaggio
come invaso nel quale il verso finisce dentro
La coscienza poetica non trascende dagli
aspetti in cui viene di volta in volta configurandosi
nel reale l'oggetto, poichè il Passaggio
non avviene nell'intimità dell'esperienza come
apertura all'evento della significazione
ma nella polisemia ricettiva del significante
come spazio accaduto in cui cogliere.
La ricezione della parola poetica si lascia
trapassare dagli scorrimano verbali
in un processo nel quale supera la barriera
del suono della significazione, il cui approdo
è la poesia come Cosa in sé.
Non è detto che la poesia debba dire la verità
ma è indispensabile che sia onesta.
La virtù in poesia non coincide con il bene,
la poesia emancipa dagli usi e costumi del linguaggio;
l'approdo della virtù poetica è la nudità
della parola in emergenza dalle spoglie dell'io.
Il discorso strappato al linguaggio nel quale
ci stiviamo, sazi di unità, in realtà presenta
costantemente la frattura in cui dico di me
parlando dall'io.
Bisogna ritenersi soggetti aventi di che dire
per dire così di questi Colossi. Non ho alcunché
da rivelare su di essi, se non ciò che si spalanca
nella trattazione di simili altitudini come colossale
rischio di caduta nell'Altro.