Non si può vivere così

scritto da Paulus
Scritto Ieri • Pubblicato 11 ore fa • Revisionato 11 ore fa
0 0 0

Autore del testo

Immagine di Paulus
Autore del testo Paulus

Testo: Non si può vivere così
di Paulus

La notte è più buia del solito se sento solo lo zoccolare dell'ubriaco che si allontana canticchiando dalla piazza dove la fontana a quattro bocche rantola per le ultime gocce che si rasciugano sugli ugelli. Si è smarrita l'ombra quando ha imboccato il vicolo che distanzia i caseggiati informi edificati per ingombrare tutto lo spazio possibile. Qualche ora dopo, lo soccorrono i lettighieri: è più fradicio che mai, la voce si affievolisce tra la nausea e i conati di vomito e quella vertigine che lo fa toccare spazi insussistenti. Per quella calura che prosciuga anche i pozzi più abissali che si ramificano nella profondità della terra. Che gli torce l'esofago ormai una cartapecora inanimata. L'aria s'incaglia tra le tortuosità mentre il soffio si fa sempre più affannoso, il tronco sembra smembrarsi.

«Presto in barella. Forse lo salviamo se le viscere non sono del tutto compromesse» ordina il medico senza convinzione. È un uomo tozzo con due favoriti felini e un naso a pera, un sigaro in bocca spento e penzolante come uno straccio affumicato dal balcone. «Quest'uomo non si lava da un pezzo, la sudorazione è fetida» soggiunge quasi sottovoce, storcendo il naso. «Se tira le cuoia rincaso presto, non serve neppure l'esame autoptico, basta la mia certificazione» scandisce lento tra sé.

I passanti, senza dare nell'occhio, fanno le loro scaramanzie, ognuno a suo modo. Occhieggiano due professoroni appena usciti dall'aula universitaria, facendo le corna dentro la tasca interna dei pantaloni.

«Ma quell'uomo lo conosco, è quello che passa le notti sotto il ponte con una bottiglia tra le cosce, cantando alla luna mentre russa come un ghiro. Adesso lo ricoverano all'ospedale in un letto di lenzuola profumate, o, se va male, lo stendono sul piano del tavolo anatomico. E comunque non soffrirà più per questa canicola» ripete più volte un vagabondo. «Ma se è dimesso dall'ospizio si trova ancora a mendicare, a rifugiarsi sotto i ponti, a canticchiare per non stramazzare per il gelo sul selciato. E questa è la vera disgrazia» soggiunge, poi si tace. «Così non si può vivere, non si può vivere così» ripete, allontanandosi, mentre le parole lo soffocano.
Non si può vivere così testo di Paulus
2