I tre puntini che scompaiono...

scritto da IL SUGGERITORE
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I TRE PUNTINI CHE SCOMPAIONO... (e l’arte di fare finta di niente)
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Testo: I tre puntini che scompaiono...
di IL SUGGERITORE

Esiste un luogo invisibile, un archivio polveroso e vastissimo che non si trova su alcun server, ma che occupa uno spazio enorme nelle nostre vite: è l’archivio dei “quasi”. Quante volte hai digitato un messaggio e poi hai tenuto premuto il tasto di cancellazione fino a eliminare anche l’ultima virgola? Quante volte hai incrociato uno sguardo per strada, hai sentito l’impulso di dire qualcosa e poi hai preferito tornare a fissare lo schermo spento del telefono? Diciamocelo chiaramente: è un vero peccato. Ma la cosa più strana è che non sapremo mai quante volte è successo a parti inverse.

?Ogni volta che decidiamo di tirarci indietro, stiamo tecnicamente uccidendo una versione del nostro futuro. È l'effetto di quelle porte che si chiudono in una frazione di secondo e deviano la rotta delle cose, solo che nella realtà non c'è nessun suono ad avvisarci dell'occasione persa. Viviamo in un’eterna asimmetria: noi conosciamo il peso di ogni nostra esitazione, ma l’altro non saprà mai che è stato nei nostri pensieri.

?Alla fine ci fermiamo quasi sempre per la stessa identica ragione: un misto di orgoglio e paura. Il "quasi" è una zona di comfort imbattibile. Finché non inviamo quel messaggio, non possiamo essere rifiutati; finché non rompiamo il ghiaccio, non rischiamo di sembrare fuori luogo. Proteggiamo la nostra immagine a costo della nostra felicità, trasformando la comunicazione in una partita a scacchi dove chi muove per primo ha paura di scoprirsi vulnerabile. Ma nei rapporti umani chi muove per primo vince sempre, perché ha scelto di esistere.

?Siamo diventati collezionisti di occasioni mancate, dimenticando che i ricordi più belli nascono quasi sempre da un momento di coraggio irrazionale. Il peccato di non esserci girati non è solo un danno per noi, è un furto di possibilità anche per l’altra persona, che magari stava aspettando proprio quel segnale.

?La prossima volta che senti quel piccolo nodo alla gola, quella spinta a scrivere, chiamare o cercare uno sguardo, prova a non fare calcoli. Meglio una parola detta con la voce che trema o un messaggio mandato d'impulso, piuttosto che un altro fascicolo aggiunto all'archivio delle cose mai successe. Perché alla fine della giornata la vita non è fatta dei contenuti che abbiamo guardato da lontano, ma delle connessioni che abbiamo avuto il coraggio di innescare.

E tu, quale messaggio hai ancora salvato nelle bozze che aspetta solo di essere inviato?

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