Spesso e volentieri
sono stato emarginato,
sono stato denigrato –
Sarà per i soliti bassi
interessi, come strapparmi
una donna innamorata,
sarà per le solite facezie:
scomodo pensare oltre
belle gambe e calcio.
Infondo, non importa –
Come posson discoteche,
sostituire prati e boschi?
Come possono le droghe
sostituire unione ed emozione?
Io condanno, io che provai,
sulla mia stessa pelle, l’urlo
rintronante dei paludosi
abissi dell’odierna musica,
assordante via verso i vili
tentativi di rendere sordo
il cuore, di spaccarne
i timpani, oppure peggiore
ancor, standardizzarne
i liberi moti; io condanno,
io che m’illusi di trovare
un qualche ideale hippy
negli stati allucinati
dell’essere alcolizzato,
dell’essere “sballato”.
Infondo, non importa –
Ciò che vissi m’illuminò
d’un tratto, come un fulmine
dorato, bianchissimo
nel cielo di pece appiccicoso:
così, ora non ricerco facili
compagni, di risate leggere,
sovente rivolte a denigrare,
a canzonare qualcun’altro,
meno fortunato o diverso,
con problemi occulti e palesi.
Al prezzo immane d’efferate
delusioni, io ricerco vere
unioni, nonostante alcuni
già m’abbiano voltato spalle
e cuori, nonostante soffra
quando le scelte, di comodo
o di dovere, rattrappiscano
ogni stupida mia buona
intenzione, tanto da escludere
infine, persino il saluto.
Spesso e volentieri
mi son così avvicinato
a persone emarginate,
a persone sbeffeggiate,
che il loro stato è mutato –
Apprezzare: è questo
il segreto per rendere vita,
dove altrui ha fallito,
questo, il modo più dolce
per infondere coraggio.
Spesso e volentieri... testo di Le Mat