Quel giorno ,
come tutti i giorni , ero buttato sul mio letto.
Dalla finestra entrava una fioca luce. Non so se quella era una finestra o no.
Mi trovavo in una stanza con pareti grigie. Spoglie.
Mi trovato in uno spazio a forma di cubo grigio, senza colori.
L'ultima stanza di quella casa.
Anch'io ero senza nome. O almeno così penso.
Perché era da tantissimo tempo che nessuno mi chiamava col mio nome.
Non ricordo più il mio nome. Eppure so di avercelo.
Si, l'ho pure io. Un Nome.
Anche se da quando ricordo, il mio nome è sempre stato orfano n° 257.
Si, quello era il mio numero. Il mio nome.
In quella stanza c'erano solo due letti. Uno di fronte all'altro.
Uno,era il mio. L'altro era della bambina n° 258.
C'era anche una porta marrone, vecchia e rovinata.
La maniglia, scricchiolava ogni qual volta qualcuno la toccava.
In quella stanza c'era una fessura.
Si, quella era la finestra che vi dicevo.
Non sapevo che ore erano; anzi, non ci avevo mai fatto caso.
Però quando avevo fame sapevo che era l'ora di mangiare.
Allora potevamo uscire dalle nostre stanze.
Tutti insieme.
In quella casa, c'erano tanti corridoi.
In ogni corridoio c'erano tante stanze.
In ogni stanza c'erano almeno due bambini della nostra età.
Ad ognuno di noi toccava una pagnotta un po' dura e mezzo bicchiere d'acqua.
Dopo mangiato, i grandi ci dicevano di andare a fare i lavori socialmente utili.
C'è chi lavava i pavimenti, chi lavava i piatti, chi tagliava gli alberi, chi invece coltivava ortaggi...
Ognuno di noi avevamo un compito preciso.
Il mio era quello di spostare il letame fino ai campi.
All'inizio questo compito non mi piaceva proprio. Ma poi, c'ho fatto l'abitudine.
Anzi, per forza. Altrimenti ci abbandonavano.
Lo so perché quello che si trovava nel corridoio a destra, quello con il numero n°56 è stato abbandonato.
Era tornato ma poi i grandi l'hanno preso e portato da qualche parte.
Poi non l'abbiamo più visto.
La bambina n°258 piangeva sempre.
Fino a qualche tempo fa stavo da solo in quella stanza.
Il giorno del suo arrivo non faceva altro che piangere come piange ancora adesso.
-Ehm... perché piangi?- le chiesi.
Non mi aveva risposto...
-Se hai fame puoi chiedere della pagnotta ai grandi. Non piangere però. Sennò non te la danno.-
Niente. Non mi aveva ancora risposto.
-Guarda che se continui così abbandoneranno anche te eh. Sai, qui abbandonano i bambini cattivi.-
-No!Non voglio esser abbandonata!-
Finalmente aveva detto qualcosa...
-Allora su, dobbiamo comportarci bene. Quindi smettila di piangere.-
-Voglio la mamma!- piagnucolò lei.
-La mamma? Cos'è?-
-Come? Non lo sai?- ecco, finalmente aveva smesso di piangere.
-No, non ne ho idea.-
-Vedi, la mamma è la più speciale di questo mondo. E' colei che ti ama più di ogni altra persona- rispose
-Davvero? E tu la conosci?-
-Certo! La mamma però... però...- iniziò di nuovo a scenderle le lacrime.
-Cosa? La mamma cosa?-
-Lei... non c'è più...-
-Ah.. ma allora puoi averla persa. Basta solo ritrovarla-
-Dici sul serio? Posso riavere la mamma?-
-Certo, ti aiuterò a cercarla. Però quando la troviamo diventerà anche mia questa mamma. Va bene?-
-Va bene-.
Anche se le avevo fatto questa promessa, non sono ancora riuscito a trovarle la mamma. Doveva mancarle davvero tanto.
N° 258 ha un nome. Si chiama Marina. Però i grandi non mi facevano pronunciare quel nome. Dicevano che dovevamo essere tutti uguali con il numero, e che il nome ce l'avrebbero dato in futuro.
Non vedevo l'ora.
Quel giorno due persone sono entrate nell'ultima stanza di quella casa.
Un uomo ed una donna. Dicevano di volermi adottare.
-Che significa?- chiesi.
-Significa che da oggi in poi vivrai con queste due persone. Non dovrai più fare i lavori e ti manderanno a scuola. In cambio devi solo chiamarli ''mamma'' e ''papà''.- disse la signora grande.
-Loro non sono mamma e papà!- replicò n°258.
-Zitta tu.- si arrabbiò la signora.
Mi portarono via. N° 258 ha detto che quelli non erano mamma e papà.
Quindi mi stavano abbandonando...
-No, non voglio essere abbandonato!- urlai prima di salire su quella macchina nera.
La donna allora guardò l'uomo e poi mi abbracciò.
Per la prima volta da quando ricordo qualcuno faceva quel gesto su di me.
L'avevo visto fare ad alcune persone in strada, quando mi mandavano a fare delle commissioni al mercato.
Per la prima volta ho sentito tanto calore.
Per la prima volta mi sentii protetto da qualcosa o qualcuno.
-Stai tranquillo. Da oggi in poi sarai il mio bimbo, e non ti abbandoneremo mai cucciolo...- mi sussurrò dolcemente all'orecchio.
E così mi sono addormentato tra le braccia di quella donna...
Oggi, sono cresciuto.
Quell'uomo e quella donna son diventati veramente i miei ''mamma'' e ''papà''.
Per la prima volta nella mia vita mi sono sentito davvero fortunato.
Ho sentito e sento tutt'ora di avere qualcosa di speciale.
Si, perché non tutti possono ''permettersi'' una mamma ed un papà.
Ancora oggi penso a Marina.
Adesso so che lei non troverà mai più sua mamma.
Io non potrò più prendere sua mamma. Però se lei è ancora lì in quella casa, in quella stanza... la voglio portare fuori.
Per non aver mantenuto la promessa, voglio condividere con lei la cosa più preziosa al mondo per me.
La mia mamma.
Giovanni.
La mamma? Cos'è? testo di Mrs Sasa