Cercavo il passato padre astratto di memorie e chimere spietate. Navigavo a vista, tremenda, dolce e allettante vertigine che mi trascinava nelle viscere della notte.
Ti ho cercato e con te il sollievo nelle intriganti braccia di Bacco che ti cinge dolcemente l’affanno promettendo indulgenza e conforto poi ti violenta l’animo inerme.
Ti ho cercato per giorni nel deserto, immobile con l’arroganza che vagava inebriata da canti dolci come il miele puri come sogni di sorgente.
Calzavo le piccole scarpe rosa da ballerina, da bambina. Che vergogna! Danzo ancora per te in punta di piedi nell’aria rovente che separa l’eterno da quella creatura che volteggia senza più clemenza dallo spettatore prediletto.
La mente disegnava un gesto ostentato dai contorni artistici dai colori eccentrici e gridava senza dischiudermi le labbra.
Non lo vedi che ti implorava di uscire dal mutismo tuo estremo? Non la guardavi mentre si denudava oscena poi elemosinava un sorriso dinnanzi all’inchino struggente del corpo in bilico sulle scarpe rosa?
Cullami come la memoria non sa più raccontare, sali in cima al mare e fai brillare il faro. Sono qui che aspetto ma sbrigati ho freddo e sono solo una minuscola ballerina
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