Lo tenevo d'occhio da settembre.
Il clima caldo lo tenne lontano dai pensieri per un pò, tanto che a dicembre quasi non mi accorsi di esserci arrivato così in fretta.
Ma improvvisamente, eccolo!
Inesorabile come il tempo che scorre, manifestarsi di fronte a me in tutto il suo fetido splendore; dico fetido perchè la cosa che mi colpì subito fu l'odore:
Sapeva di birra modesta in lattina di pessimo alluminio, e di zucchero bruciato in padella.
Due odori intensi, che ti si appiccicano addosso.
Si piazzò davanti a me, palline di natale tintinnanti e rami di plastica fruscianti.
In un attimo mi fu contro, caricandomi con palle di natale in vetro, taglienti come bisturi.
Mi tagliò la guancia con un babbo natale acuminato, rise fragorosamente e
schivai una campanella che nel frattempo mi aveva lanciato con l'altra mano.
A petto pieno ci guardammo negli occhi mentre schifose gocce di cioccolato bianco gli colavano sul volto sudato.
Studiando la prossima mossa mi parlò: ..quando è il tuo compleanno?...
Sorrise mostrandomi i suoi candidi denti di zucchero, che si spezzavano e ricrescevano ogni volta che masticava un bastone di cioccolato o una mela candita.
Ignobile bastardo, sapeva benissimo che compivo gli anni dopo Natale, e allora distratto mentre cercavo una degna risposta, mi lanciò sugli occhi una manciata di sabbia calpestata dall'asino di Giuseppe il falegname.
Mi accecò sia la sabbia che il misticismo e dovetti gettarmi a terra dolorante.
Fù l'epilogo: si lanciò sopra di me, tempestandomi con statue del presepe. Mi infilò in bocca una pecora cercando di soffocarmi e mi fece saltare un dente. Subito me ne accorsi, mentre con la lingua tastavo un buco sanguinolento laddove avevo un incisivo. Questo bastardo impugnò un puntale con un rubino di plastica al centro e me lo poggiò sulla gola scoperta... ansimante rise, sghignazzando pezzi di dente e sudore al cioccolato.
Convinto di avermi fottuto disse: tu non compirai più gli anni dopo Gesù Cristo!!!!
Lo stronzo non aveva fatto i conti con le palle! Con le gambe lasciatemi stupidamente libere, gli diedi una ginocchiata così forte che le schegge dei suoi coglioni di natale in vetro si infilzarono sul mio ginocchio.
Ma poco male, si piegò su un lato, stringendo i denti e frantumandoseli per il dolore.
Lo scalciai e alzandomi lo devastai di calci. Rami e aghi di pino schizzavano dappertutto mentre lui urlava cantilenando le sue stupide canzoni di merda stagionali.
Ma non c'era neve o renna, regali o dolci che potesse fermarmi.
Esausto infine mi bloccai quando vidi sparso per il pavimento lo sciroppo di ciliegia che altro non era che il suo sangue.
Non si mosse più.
Avevo ucciso il Natale, almeno per un anno.... anche se, mentre mi accendevo una sigarettaccia sapevo benissimo che il calendario mi avrebbe riproposto questo abominevole nemico, che avrei fronteggiato di nuovo, magari con un machete, magari con un sorriso forzato, magari con una pedalata, per tenerlo lontano più possibile da me.
Arriva... testo di Ale78