Apro gli occhi, scoprendo di essere viva. Ecco una sorta di luce, davanti a me, mi punge le guance, mi fa stringere le palpebre. Si delinea pian piano una figura esile, snella; la luce si fa più forte, qualcosa sotto i miei sensi, gli occhi, i miei unici sensi, mi solleva la vista. Un comando inspiegabile proveniente da non so dove mi ordina di star diritta: sono in piedi, su una distesa di insoliti oggetti verdognoli che chiamano “erba”. Mi sono svegliata, è questo il mondo: una distesa di erba. Quella figura che i miei occhi costruivano pian piano non era altro che uno dei figli dell’erba, un fiore rosso, cosi lo chiamano, che tra l’altro nel poggiarmi saldamente sui così detti ‘piedi’ ho inevitabilmente schiacciato.
E’ questo il mondo, una distesa di ‘erba’ fatta di ‘fiori rossi’ appassiti e noi ci siamo sopra coi ‘piedi’.
Mi svegliai il 10 ottobre 2014. Era un freddo pomeriggio di autunno. Attendevo un’ auto rossa parcheggiare davanti a casa. Ricordo solo le lacrime che versai ma circa mezz’ora dopo tutto era già finito. Non vidi mai più quella macchina rossa. In realtà per parecchio tempo i miei occhi non riuscirono a vedere più nulla.
Non voglio indugiare, ora vi racconterò il motivo per cui mi svegliai. Vivevo in un luogo idilliaco, fatto di pace e amore, di illusioni e di emozioni bellissime. Vivevo in una dimensione interiore tutta mia; mai mi accorgevo di ciò che mi stava attorno e giorno dopo giorno mi convincevo della realtà di tale dimensione e di tali pensieri. Non vivete mai di pensieri che vi sembrano troppo belli, perché significa che siete sulla strada sbagliata. Ebbene mi svegliai, ma piansi tanto prima di accorgermi di essere sveglia. Dovetti affrontare un’odissea che mi condusse a perdere ben 3 chili e mezzo del mio peso corporeo, dovetti sudare, imparare a pensarci senza provare dolore. Ci si arriva con l’allenamento, credetemi. Fa male ma alla fine le soddisfazioni sono tante, è quasi ancor meglio che andare in palestra regolarmente tutti i giorni.
Non credete nell’amore, nessuno di noi povere creature mortali può darne una definizione precisa. Non esistono farfalle nella pancia, tantomeno i colpi di fulmine. Esistono gli affetti, quelli sì, ma state attenti a concedervi al malefico Dio dell’amore con tutta la vostra persona. Esso è malvagio, come il tempo ,che è suo fratello. Il tempo logora l’amore, anche quello più bello, anche quello fatto di illusioni e di emozioni bellissime. Vi può sembrare un amore infinito, che nessuno potrebbe mai infettare, ma non sorprendetevi se prima o poi l’infinità dell’amore avrà un termine. Non è stato altro che il tempo che si è preso gioco di voi. Quando il tempo tende a infinito, l’amore tende a 0. State attenti, la vita è tutta matematica. È una relazione di proporzionalità inversa: amore= complicità x affetto tempo. Aumentando la quantità del tempo, il rapporto tra numeratore e denominatore diventa sempre più piccolo, tanto piccolo fino a scomparire. Qualcuno di voi sa risolvere l’equazione dell’amore? Io non ancora, personalmente, eppure me la cavo in matematica. Qual è l’incognita che devo cercare per trovare l’amore? Qual è la x? Chiedetelo a qualcun altro, non sono io la persona giusta.
Ma quale equazione, l’amore è metafisica. L’amore è spirito; non può essere compreso dalla ragione. “Il cuore ha ragioni che la ragione non conosce” diceva Blaise Pascal, e lui era una fisico, però. L’amore è il ritrovamento della propria metà, grazie alla quale l’uomo arriva a ricostituire il suo androgino originario, ragion per cui l’uomo naturalmente tende verso la donna e solo con essa può trovare la sua completezza; questo ci insegna Platone. Saltando dalla filosofia greca a quella spirituale per eccellenza, di cui si fanno portavoce i Romantici del secolo “Decimonono” del mio ispiratore Leopardi, approdiamo nel mondo degli idealisti, un mondo alla cui base c’è un’idea. Che cosa stupida. Il mondo deriva da un principio razionale, spirituale, infinito, dinamico che fa’ sì che tutto ciò che accade nella realtà segua un filo logico. Salve a tutti, mi presento, mi chiamo Georg Friedrich Wilhem Hegel e sono la cima di tutto lo scibile umano. Anche io ho speculato sull’amore: l’ho inserito nella parte mediana della mia seconda opera più importante, “L’enciclopedia delle scienze filosofiche”, per l’importante ruolo che esso svolge nella famiglia, portando l’uomo, e lo spirito con lui, a realizzarsi in una dimensione collettiva, che va oltre l’’individuo. L’amore porta al superamento dell’individuo, non c’è più l’IO, ora c’è il NOI, e questo è uno dei tanti modi (forse non il migliore) in cui lo spirito si realizza nella realtà, ritrovando se stesso. Ritornando alla matematica, analoga spiegazione per le funzione biunivoche: a ogni Y corrisponde una e una sola X. Perdonate, se di X ce ne sono due non è sicuramente amore…se invece c’è una sola X ma il risultato della funzione non appartiene al codominio di quest’ultima, allora badate bene che non ci sia qualcosa che non vada. In parole più semplici, se non c’è amore da entrambe le parti allora è inutile continuare ad illudersi.
Come io (non più Hegel, magari lo fossi) m’illusi che avrei rivisto la macchina rossa. Le parole che ricordo con più leggerezza di quell’incontro atroce tra due spiriti corporei, il pomeriggio del 10 ottobre 2014, riguardano proprio il caro Hegel: “quel pallone gonfiato”, che pensava di aver trovato la chiave di lettura di tutta la realtà e di tutta la storia.
Come risposta, un timido sorriso e una risata piangente che poi si richiuse con la portiera dell’automobile rossa.
Ho finito con i tentativi di saggio meta-filosofico, stavo raccontando di quando mi svegliai. Non mettevo piede in biblioteca ormai dall’estate, quando un’intrepida voglia di libri mi avvolse le membra costringendomi a sollevare le flaccide carni che mi ritrovavo. Cominciai a correre, non misi nemmeno la giacca, aprii la porta della biblioteca e aspirai l’odore di nuovo, finchè l’effluvio nauseante della vernice fresca non mi ostruì le narici. Consultai, dopo tanto tempo, la raccolta dei canti leopardiani. Fu una scelta istintiva, mossa dal desiderio che avevo di trovare un senso, ricordandomi che anche Leopardi aveva quest’obiettivo che mai aveva conseguito nella vita.
“A te la speme nego, anche la speme. D’altro non brillin gli occhi tuoi se non di pianto”
-non ho bisogno che mi venga detto- pensai. Erano giorni che i miei occhi brillavano di pianto.
Ciò vuol dire che la natura non mi ha mai dato la possibilità di essere felice, e mai me la darà nella vita. Ma io ero stata felice. Tanto felice. E la felicità è stata soffocata dall’inesorabilità del tempo. Tempo malvagio, prima variabile dell’equazione dell’amore. Tempo che toglie il respiro, che passa come passò la macchina rossa, che passa e mai finirà di passare. Io per colpa del tempo sto male, ma non c’è vendetta che io possa serbare al tempo.
A lui non importa nulla di me, codardo nella sua indifferenza. E’ come la natura di Leopardi, indifferente, non si cura delle sue creature...e il mio tempo invece mi perseguita. Non si cura del fatto che in un lasso di tempo che rispetto all’eternità è assolutamente minimo io sia stata felice. Non si cura di nulla. Non si cura del fatto che non ho tempo di fare tutto quello che vorrei, di studiare come vorrei, di prendermi cura delle persone a cui tengo come vorrei. Maledetto tempo, ti odio, è colpa tua se in questo momento mi trovo al pc a scrivere del momento in cui mi svegliai.
Il nebbioso pomeriggio del 10 ottobre 2014.
Dicono che sarà il tempo a farmi stare meglio. Si, dicono. Lo stesso tempo che è mio nemico, che mi ha fatto male. Sono tutte parole al vento. Sono tutte folate di vento. Solo folate di vento.
Quando mi ritrovai ritta e stabile, affidandomi al supporto dei miei ‘piedi’, presi a camminare. Osservai la linea dell’orizzonte che passo dopo passo si avvicinava ai miei sensi. Il verde che mi circondava camminava con me. A ogni passo che muovevo corrispondeva almeno un fiore rosso schiacciato, a volte due o tre, talvolta anche cinque. Funzione suriettiva: ad ogni y corrisponde almeno una x, il che vuol dire che a una y possono essere associate più x. Un passo, cinque fiori distrutti. Un secondo, cinque lacrime versate. Dovrei smetterla di drogarmi di matematica.
Il sole mi baciava la pelle teneramente, sentivo le sue carezze su ogni cellula. Chiudevo gli occhi e assaporavo il candore del primo amore. Chiudevo gli occhi e sentivo l’umido delle sue labbra baciarmi le palpebre. Avvertii un tocco leggero scostarmi un ciuffo di capelli. Una voce mi disse “Ti amo, cucciolina”. Aprii gli occhi di nuovo, e piansi. Parole al vento. L’amore è un’illusione, state attenti all’amore, non fidatevi. Non fidatevi nemmeno della matematica. La matematica può spiegare la realtà concreta ma non convincetevi che essa possa spiegare persino l’amore. E’ una buffonata, ma me ne accorsi troppo tardi.
Ho già detto che il tempo fa sì che le persone cambino, ed è il suo delitto più grave. “Tutto si muove, tutto si trasforma”, questo è Eraclito. E poi Hegel, di nuovo, con la sua assurda convinzione che la realtà si scandisca in un continuo divenire dialettico. La “me” di due secondi fa è diversa dalla “me” di adesso: in questo piccolissimo margine di tempo ho infatti provato una gran quantità di sensazioni che mi hanno cambiato. E in soli due secondi, pensate, si può ribaltare tutto. Si può rovinare tutto. Ma fa tutto parte del disegno provvidenziale della dialettica, nessuno ne ha colpa.
Intanto noi, subdoli esseri umani gettati sul pianeta terra per motivi ignoti, ci sentiamo, come si suol dire, delle luride “merde”.
“Ciao”
“Ciao..” inciampo nella suola della sua scarpa.
“scusami..”
“Tranquilla”
“Parliamo sul divano?”
“ok”
L’inconfondibile rumore del silenzio.
“Devi dirmi qualcosa?”
“Io ti ho già detto tutto…” trattengo le lacrime mordendomi le labbra fino a sentire il sapore del sangue.
“Ascolta..” sospira. “Non riesco più a fingere.”
Sospiro.
“ti ho amata veramente tanto, con te ho passato i momenti più belli della mia vita. Ci ho creduto fino alla fine nella nostra storia, davvero, ci ho provato con tutte le mie forze”
Deglutisco. Abbasso la testa, fissandomi i ‘piedi’ che di fiori rossi fino a quel momento non ne avevano mai schiacciati.
“Non volevo buttare tutto all’aria, giuro. Ma ci ho creduto fino alla fine, perdonami..non riesco a fingere, è già da tempo che non ce la faccio più, perdonami”
Piange.
“Stai dicendo che non vuoi più stare con me? Io con te stavo bene, e anche tu..lo vedevo nei tuoi occhi. Stavamo bene”
“Lo so..”
”Ma com’è possibile? Cos’ho fatto per farti cambiare idea in cosi poco tempo?”
“assolutamente nulla, sei stata fantastica..è colpa del tempo! Io..io” si prende la testa tra le mani.
“non piangere..” lo abbraccio. Gli bagno la felpa blu con una lacrima amara.
“vorrei saperlo anche io perché ora non provo più quello che provavo prima..”
“mi mancherai..” non riesco più a trattenermi.
“posso prendere un fazzoletto?”
“fai pure”
“dimmi solo che ti mancherò, questo mi basta” mi giro stringendo gli occhi.
“mi mancherai” mi guarda con gli occhi rossi.
Mi chiede un bicchiere d’acqua. Tremando, gliela verso in un bicchiere rosa, frizzante, come piace a lui.
Lo guardo. Non riesco più a perdermi nella profondità dei suoi occhi. Mi sento persa nella cucina di un edificio in cui abito da 18 anni.
“Mi dai un ultimo bacio?” annuisce, mi bacia. Sto scoppiando, mi abbraccia.
Anche lui mi dice “Non piangere”, mi carezza la schiena, come per confortarmi.
Ci guardiamo negli occhi per l’ultima volta. “non piangerò..”
“Ricordati, devi imparare a volare da sola”
“lo so”
“allora vado”
“ciao”
“ciao”
Non ditemi che ho solo 18 anni e sto ingigantendo la situazione. Basta dirmi che dell’amore non ne so niente, basta ripetermi che di esperienze ne avrò ancora tante e tante da fare. Ma forse voi non capite, non capite quando vi trovate davanti una persona in cui vedete esattamente il vostro riflesso? Una persona che, purchè debole e piena di difetti incorreggibili, vi conquista il cuore facendo sì che desideriate soltanto il suo bene? Per la quale rinuncereste a tutto? Rinuncereste all’università dei vostri sogni, ai vostri amici, alla vostra passione più grande? Non fate questo sbaglio, non dite parole al vento, pensate prima di parlare e prima di agire. Imparate a volare da soli, non aggrappatevi alle persone o alle cose ma imparate a cercare la felicità nei piccoli atti quotidiani. Non fondate la vostra felicità su una sola persona; quando questa si sposterà, cadrete. Non crogiolatevi nella vostra disperazione piangendo in camera con una coppa di gelato tra le mani. Imparate a volare. La vita è vostra. Ve lo dico perché un giorno sarete polvere e cibo per i vermi. Imparate a volare.
“mi mancherà casa tua…ringrazia i tuoi genitori per tutto quello che hanno fatto per me”
“sarà fatto”
“magari, chissà...ci rivedremo da amici, a casa tua..” sorrido.
“si dai” rivela un sorriso sincero “ma promettimi che non proverai rancore, perdonami”
Annuisco silenziosamente. “Voglio che tu sappia che per qualsiasi cosa io ci sarò, che puoi contare sul mio aiuto”
“E’ bello sentirselo dire”
Quando i ricordi vi assalgono è letale. Uno dopo l’altro si accalcano nella mente e non lasciano alcuna via d’uscita. Troppi ricordi, troppo vividi e troppo belli. Ma le cose belle finiscono. Penserete che sono ripetitiva, ma dovete imparare a volare anche voi. Mi sto impegnando, lo giuro. Voglio imparare a volare, a stendere le mie ali nel cielo e poter toccare le nuvole, salire fino alle stelle e fino al sole, fino a sentirmi sciogliere le carni. Voglio imparare a volare perché sulla terra non troveremmo niente, se non un’enorme distesa di erba verde con fiori rossi schiacciati dai nostri piedi. Dobbiamo imparare ad alzare la testa e a guardare un po’ più in alto finchè non verremo accarezzati dal sole. Troveremo un senso, ma solo se veramente lo vogliamo. Impareremo a volare, e a quel punto i fiori rossi vivranno a lungo, senza essere uccisi dalle nostre scarpe.
Ricerca di senso testo di AuriS.