Freedom

scritto da EmilioFranciniNaldi
Scritto 10 anni fa • Pubblicato 10 anni fa • Revisionato 10 anni fa
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Autore del testo EmilioFranciniNaldi

Testo: Freedom
di EmilioFranciniNaldi

FREEDOM


Stava pensando di aver avuto fortuna a trovare uno scompartimento vuoto, nel quale spargere subito le sue cose sui sedili per dare quel senso di disordine che avrebbe scoraggiato altri passeggeri dall'occupare uno dei posti liberi, oppure no, forse non era stata una scelta felice: avere qualcuno accanto, non necessariamente per parlare ma anche solo per scambiarsi uno sguardo, un sorriso, o per sentire il lieve rumore del respiro di un anonimo compagno di viaggio, l'odore del suo corpo, la sua presenza lì l'avrebbe aiutata a scacciare dalla testa i pensieri …
Ebbe un sussulto quando il controllore irruppe nello scompartimento accendendo la luce e mormorando il solito 'Biglietto per favore!'.
Estrasse il portafogli dalla tasca dei jeans, prese il cartoncino e lo mostrò all'uomo con un sorriso che voleva essere accattivante ed innocente insieme e che lui non ricambiò, limitandosi ad una frettolosa verifica prima di voltare le spalle in silenzio e di avviarsi lungo l'oscuro ed angusto corridoio della seconda classe.
Si ricordò di spegnere la luce, però, e lo fece con un gesto automatico, senza guardare l'interruttore, forte dell'abitudine di una vita, e Sara gliene fu grata perché l'oscurità la faceva sentire meglio, le dava la sensazione di trovarsi dentro un'avventura, le trasmetteva coraggio e decisione di andare avanti: sapeva bene che con la luce del giorno tutto sarebbe stato più difficile, con la luce dei giorni che sarebbero arrivati …
Si rallegrò con sé stessa per aver avuto l'accortezza di comprare il biglietto anziché sbattersi per viaggiare gratis: così poteva rilassarsi sul sedile comodo e caldo invece di trascorrere la notte nascosta nella toilette, ma soprattutto perché così era più difficile che la individuassero, che la potessero fermare: i suoi genitori avevano già sicuramente avvertito la polizia della sua scomparsa, e anche se nessuno l'avrebbe personalmente ricercata, ne era sicura, tuttavia un banale contrattempo come quello dell'essere sorpresa senza biglietto poteva portare ad un'identificazione ed alla fine prematura del viaggio.
Perché Sara stava fuggendo.
Da casa, dalla scuola, dalla monotonia delle sue giornate, dai discorsi dei compagni, dalle amicizie di sempre, dalle ripetizioni di matematica, dalle interrogazioni, fuggiva dal suo corpo che le sembrava sempre troppo grasso e dai suoi digiuni, da quei diciassette anni e sei mesi di sofferenza dietro ad orizzonti non suoi, dalle speranze degli altri e dalle proprie delusioni, dal sapore amaro delle sconfitte e da quello altrettanto amaro delle vittorie ottenute al termine di battaglie delle quali non riusciva a capire lo scopo.
E fuggiva anche dai suoi genitori e non c'era una ragione cosciente che lo giustificasse, che facesse sentire meno doloroso il distacco, meno struggente la lontananza.
Sara temeva il domani, il momento in cui fosse scemata l'euforia del primo istante, quando il senso d'avventura si sarebbe acquietato per confondersi con la realtà di un giorno come gli altri, senza il buio amico a proteggerla, senza più ormai quell'atmosfera di nuovo che avvolgeva le cose: allora sarebbe stato tutto più chiaro, e chiara sarebbe stata la realtà:
'Non potranno mai capire fino in fondo il senso di quello che sto facendo, anche se ci provano in tutti i modi possibili, nei loro limiti …'
Non c'era assolutamente nulla che la spingesse ad allontanarsi da loro però aveva dovuto farlo, vincendo il senso d'amore e d'affetto e con grande fatica, paura, ripensamenti: c'era il mondo che l'aspettava, la possibilità di andare e di non riferirsi necessariamente a modelli altrui, viaggiare e conoscere nuove persone e nuove esperienze e nuovi paesi, e non ci sarebbe stato bisogno di tutto quello che gli era stato propagandato come indispensabile: non i soldi, non il lavoro quotidiano, non un titolo di studio ma solo la ferma volontà di cavarsela, perché basta così poco per vivere, per nutrirsi, così poco per tirare dignitosamente avanti senza dover faticare più di tanto.
Un giorno (quando?) li avrebbe recuperati, avrebbe spiegato e tutto si sarebbe chiarito ed anche loro avrebbero capito che non c'era altra scelta, che non avrebbe potuto fare altrimenti che prenderla, quella strada che da tanto tempo le si presentava davanti come un qualcosa di nebuloso ma che l'attirava in modo irresistibile, al di là di ogni rancore verso di loro.
Sapeva che doveva farlo, lo sapeva da tempo, ma aveva dovuto trovare il coraggio, la forza di dire vado a scuola e di correre invece alla stazione, comprare quel biglietto di sola andata e salire sul treno come un naufrago si aggrappa al primo relitto che gli galleggia davanti.
Non riusciva a definire con immagini quello che andasse cercando, pensò anche di star fuggendo da sé stessa ma concluse che, se anche così fosse stato, in qualche posto ci poteva benissimo essere un'altra Sara, diversa e migliore, sola e libera dai rapporti e dai legami che l'avevano condotta fin lì.
Si era ripromessa di occupare la prima parte del viaggio in una analisi approfondita della situazione ma si rese conto che riusciva a farlo solo superficialmente, senza che le particelle di pensiero riuscissero ad assumere una nitidezza tale da renderle ben distinguibili, chiaramente intelligibili, adatte ad essere disposte come parti di un ragionamento più complesso.
La vita passata, le sofferenze, le incertezze e le paure, i momenti di felicità e quelli di scoramento erano solo sensazioni nella sua mente e nella sua pancia, e non riuscivano a raggiungere dignità di pensieri.
Una cosa importante comunque credeva di averla individuata: c'era stato un momento preciso, ci doveva essere stato, nel quale le cose erano cambiate, non era stato un processo graduale.
Qualche malessere s'era manifestato, è vero, però ricordava attimi duri nei quali la certezza nei valori tradizionali ed imposti e il conforto della famiglia erano ancora presenti.
Poi, d'un tratto, senso di solitudine e rottura, voglia di andarsene e basta.
Com'era potuto accadere tutto ciò, era colpa sua o c'entrava anche la condotta dei suoi? Come poteva essersi ridotto a questo un rapporto familiare che aveva vissuto momenti belli, intensi, da ricordare?
E se qualcuno aveva sbagliato qualcosa chi era stato, lei, uno dei suoi genitori oppure tutt'e due loro, forti del loro 'amore', del loro 'accordo', loro due insieme contro di lei da sola?
Ma il problema non si limitava a questo, non era questo, anzi, il problema più importante perché quel legame che unisce figli e genitori non può certo venir meno solo perché si ricerca la propria strada, e Sara pensava di poterselo permettere, quello che stava facendo, anche se sapeva di causare dolore: i problemi riguardavano i rapporti coi coetanei, con la società nella quale avrebbe dovuto trascorrere la vita, perché si rendeva conto che le sue paranoie stavano intralciando il cammino in modo ogni giorno più pesante, e non le era praticamente più possibile condurre un'esistenza normale, liscia e tranquilla come quelle di quasi tutte le persone che conosceva e frequentava.
Nel corso degli ultimi due anni si era scavata una nicchia privata, nella quale conviveva con gente afflitta dai suoi stessi problemi, dalle sue stesse paure e che come lei non sembrava capace di trovare una via d'uscita: era diventata una situazione claustrofobica e frustrante, ed era anche da questa che sperava di fuggire.
Cercò le sigarette nella tasca del giubbotto, controllò di trovarsi in uno scompartimento dove fosse consentito fumare, ed illuminò per un attimo l'oscurità con la fiamma dell'accendino:
'Praticamente' si disse inspirando l'aroma del fumo 'sto cercando di rifarmi una vita …' e sorrise considerando che se lo faceva a diciassette anni, chissà quante volte avrebbe dovuto ripetere l'operazione nel corso della vita, quante volte ancora si sarebbe trovata di fronte a problemi all'apparenza irrisolvibili.
Non ce l'avrebbe fatta a farsi forza se fosse rimasta nel solito ambiente, ci aveva provato per tanto tempo ma era stato impossibile: chi le stava intorno viveva evidentemente su una sintonia diversa dalla sua, con problemi diversi oppure con un modo diverso di affrontarli, il che era pressappoco lo stesso.
E le era insopportabile ascoltare chi affermava di essere riuscito a superarli, i problemi, chi diceva di essere uscito dagli attimi di crisi, chi non sembrava portare dentro qualcuno di quei macigni così difficili da rimuovere: ne conosceva tanti di questi tipi, e sapeva anche quanti pochi tra di loro fossero veramente sinceri e quanto sia inutile sfinirsi in interminabili discussioni ascoltando montagne di consigli: ognuno percorre la propria strada al proprio ritmo e trova i propri sbocchi.
E chi non riesce a trovarli non per questo vale meno o è meno intelligente, ha solo un diverso grado di sensibilità: se si cerca di non calpestare le formiche anche il semplice camminare diventa abbastanza complicato …
Percepì che non stava avendo paura come aveva temuto prima di partire: la curiosità e l'ansia per ciò che l'aspettava, e che le era sconosciuto, erano forti e capaci di distrarla dall'angoscia che, a momenti, provava ad affacciarsi dentro di lei.
L'avrebbero ritrovata, questo in fondo lo sapeva, o più probabilmente sarebbe ritornata da sola un volta che avesse capito o risolto qualcosa, ma sperava di avere il tempo di sperimentarsi, di presentarsi al mondo, a quel mondo nuovo nuova, libera dal fardello delle paranoie accumulate, delle etichette, di certi automatismi nel comportamento, risposte istintive, che non riusciva a controllare.
Doveva avere il tempo per tentare, per comprendere, per cominciare a cambiare …
Il treno ebbe un rallentamento percettibile ed alcune costruzioni apparvero vicine ai binari.
Spense la sigaretta schiacciandola nel grosso portacenere metallico, poi si avvicinò al vetro per guardare fuori: era un paese piccolo, una stazione secondaria che sfilò via di fronte a lei, sconosciuta nella notte.
Ma in una delle case c'era una finestra accesa e Sara, per la bassa velocità, riuscì a distinguere una cucina, alcune persone sedute attorno alla tavola che cenavano, ed ebbe l'impressione che si trattasse di due adulti e di un bambino, di un uomo e di una donna e del loro figlio, di una famiglia.
Allora tornò ad appoggiarsi allo schienale, guardò davanti a sé trattenendo il fiato come se con questo avesse potuto trattenere anche i pensieri e le emozioni poi, mentre il treno riprendeva velocità, chiuse gli occhi e si addormentò.


Freedom testo di EmilioFranciniNaldi
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