Il regalo per Natale

scritto da Storie di Dany
Scritto 6 anni fa • Pubblicato 6 anni fa • Revisionato 6 anni fa
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Testo: Il regalo per Natale
di Storie di Dany

Il regalo di Natale

Peter Colosimo e la sua gang erano nascosti sotto i margini cespugliosi della strada ed aspettavano con pazienza l’arrivo del furgone blindato che serviva l’ Ufficio Postale del paese, contando di rapinarlo in una rapida azione di forza. Eccolo infatti che arrivava a velocità moderata in quanto il pesante mezzo doveva scansare le molte buche del suolo stradale con dei slalom molto accorti per non rischiare il ribaltamento. Quelle stesse buche erano il risultato di anni e anni di incuria, perché il Comune essendo molto piccolo non disponeva mai il denaro sufficiente per far riparare la strada. Peter nascosto tra le piante, fece un cenno appena percettibile ai suoi compagni di tenersi pronti. In mezzo alla strada giaceva sull’ asfalto una donna loro complice in posizione prona come se le fosse capitato un malore poco prima; una bicicletta ribaltata vicino, contribuiva a dare l’estremo realismo alla scena. La società che serviva attraverso i suoi dipendenti e i suoi mezzi, il trasporto di valori, era in crisi, per alcune mancate commesse a livello regionale, quindi stava mettendo in mobilità parte del personale, restringendo sugli equipaggi dei blindati e quant’ altro. Per cui da tre guardie armate: due davanti, (compreso l’autista) e una chiusa dietro con i valori, si era ridotti a due guardie giurate soltanto, nella cabina di guida. Quando loro videro la donna accasciata sulla strada arrestarono il mezzo. Prima di aprire le portiere controllarono la zona per identificare eventuali pericoli, ma essendo solo loro nella zona, comunicarono prima alla centrale operativa l’imprevisto, poi uno di loro apri la pesante portiera e scese per accingersi a dare soccorso alla malcapitata. Immediatamente furono circondati da quattro uomini con pistole e fucili puntati, la ragazza si rialzò dalla strada e si mise da parte aspettando che la rapina si compisse. Da una strada laterale coperta da un fitto canneto spuntò un furgone, l’autista scese precipitosamente e spalancò il portellone laterale, ed aspettò che i suoi complici caricassero i sacchetti dei soldi presi dal blindato, sotto la minaccia delle armi. Secondo i piani, tutto doveva risolversi in una manciata di minuti, legare le guardie e sparire. C’è l’avevano quasi fatta ma il destino dispose diversamente. Una pattuglia di Carabinieri seguita da un furgone della Guardia di Finanza incontratosi casualmente in paese percorrevano in discesa la stessa strada che si trovavano i banditi con i blindato rapinato. Non ci volle molto ai militari per accorgersi della rapina in corso… accesero il lampeggiante di servizio e si avvicinarono ai banditi velocemente. Quando furono a distanza utile, l’autista imbardò d’ improvviso l’ auto mettendola di traverso sulla strada per costituire un riparo a un possibile ed imminente scontro a fuoco con i banditi, tirarono fuori le pistole mentre il loro collega si attaccava alla radio per chiedere rinforzi. Il furgone dei finanzieri eseguì la stessa manovra disponendosi anche lui di traverso. Intimarono ai banditi di fermarsi con le mani in alto, ma subito furono accolti con una scarica di fucileria. Le pallottole mandarono in frantumi i vetri dei mezzi dei militari. I Carabinieri erano armati di sola pistola e risposero con qualche colpo, mentre i Finanzieri reduci da un’ operazione di contrasto ai stupefacenti erano armati molto meglio: spararono brevi raffiche con le loro mitragliette. Due banditi erano già caduti a terra mentre altri due, continuarono a sparare ancora. Il furgone con l’apertura laterale si era dileguato con il quinto bandito e la loro complice nella strada nascosta dai canneti; restavano ancora quei due … sparavano ma, con minor intensità adesso. Probabilmente avevano quasi finito la scorta di proiettili. Ancora uno sparo, seguito da una breve scarica di mitraglietta, poi silenzio di tomba… Sullo sfondo sirene bitonali in rapido avvicinamento… Stava arrivando la “cavalleria” . Quattro auto più un furgone blu scuro dei Carabinieri si erano fermati a distanza di sicurezza, facendo scendere un piccolo esercito che avanzava prudentemente protetto dal mezzo. Trovarono due banditi morti, uno ferito gravemente al petto, un altro si era chiuso nella cabina del blindato convinto di riuscire a scappare con esso ma, la guardia giurata, opportunamente, era riuscita a togliere prima le chiavi dal cruscotto. Il bandito ferito era una loro vecchia conoscenza… da molto tempo ricercato era sulla loro lista nera per furto, rapina, estorsione e pluri omicidio. Chiamarono un’ autoambulanza che arrivò a sirene spiegate, fu inbarellato ed essa ripartì veloce con i lampeggianti accesi verso l’ Ospedale . I militari dopo aver ammanettato l’unico bandito incolume e aver passato momenti di cruciale tensione si rilassarono congratulandosi fra di loro, contenti di non aver subito nessuna perdita, neanche tra le guardie giurate. Non sempre andava così liscia….
Andrea era un bel ragazzino di diciotto anni aveva appena preso la patente. I suoi genitori nell’ occasione del suo diciottesimo compleanno, visto che si impegnava molto negli studi, decisero di regalargli una bella automobile. Senza che lui lo sapesse avevano da tempo frequentato vari concessionari d’automobili per cercare un mezzo adatto al figlio. Il quale non doveva essere troppo costoso, perché certamente non nuotavano nell’ oro. Lavorando in due erano riusciti a mettere oculatamente una discreta somma da parte, risparmiando su cose non strettamente necessarie, senza per questo privarsi del resto. Sapevano da tempo che il loro unico figlio desiderava un’ automobile tutta per se. E loro a conti fatti, avrebbero potuto permettersi di mantenere un’ ulteriore automobile . Senza contare che in caso di bisogno avrebbero potuto contare anche su un mezzo in più a disposizione per la famiglia. Il loro Andrea era un ragazzo brillante, molto espansivo che piaceva a tutti, ed era circondato da amici soprattutto per quella stuola di ragazzine che lo assediava. Era davvero un bel ragazzo, sua madre ne era orgogliosa, qualche volta perfino gelosa di quelle ragazzine che lo strappavano al suo affetto. Alla fine avevano deciso per un modello della Honda di seconda mano, però in buonissime condizioni. Fu lei stessa che guidò la nuova auto fino sotto casa dove la posteggiò in una via limitrofa. Quella sera dopo i consueti festeggiamenti del suo compleanno, per il quale aveva invitato una ventina tra amici e amiche Andrea scartò i vari regali dei suoi amici, ogni volta con un’ esplosione di applausi e grida generale, finchè venne il turno dei genitori… Suo marito la teneva vicino con una mano sulla spalla quando lei gli consegnò il pacchettino infiocchettato. Andrea restò un po’ deluso dalla pochezza del regalo, ma non diede a vedere; scartò veloce la confezione e aprì la scatolina… dentro c’erano un paio di chiavi d’auto e una letterina. Non capì subito e guardò interrogativamente i genitori. Suo padre gli disse: «Leggi la letterina a voce alta…!» Lui tirò fuori il cartoncino dalla letterina e lesse: « Al nostro adorato Andrea perché possa finalmente accompagnare le ragazze in giro senza dover chiedere il permesso a nessun rompiscatole di genitore !» « Il regalo è in strada, nella via di fianco…. !» Finalmente capendo che si trattava di una auto, Andrea restò senza parole e corse ad abbracciarli. Restarono cosi uniti a lungo mentre gli amici applaudivano e gridavano contenti. A un certo punto si misero anche a cantare un stonatissimo Happy Birthday a squarciagola. Quando si sciolse l’abbraccio tutti potevano vedere le sue lacrime d’emozione. Suo padre gli disse: « Beh che fai… non la provi ? Al che, tutti si catapultarono di corsa giù per le scale continuando a gridare e a cantare fino ad arrivare dinanzi la macchina. Lui inserì le chiave nella portiera e l’apri, un gradevole odore di pino si espanse nell’aria, si sedette al posto di guida beato, controllando tutti gli optional dell’ auto. Aveva anche un modesto impianto stereo con lettore CD . Inserì la chiave nel cruscotto e accese il motore… «Davvero super ! Grazie papà, … ! » Disse a suo padre che osservava soddisfatto, appoggiato sul tettuccio della Honda. Un suo amico gridò «Ehi perché non ci facciamo un giro ? Aspettaci qui che prendiamo anche noi le auto, ragazzi stasera si va a ballare … Signor Ardini non si aspetti che ve lo riportiamo tanto presto il vostro amato pargoletto…!» «Si, si è giusto andate a finire la serata in bellezza ma, mi raccomando Andrea… giudizio ! Non bevete e poi vi mettete alla guida, piuttosto torna a piedi… scusami se sono un rompipalle … ti vogliamo bene ! » « Lo so Papà ma, non ti preoccupare andremo piano e non ci ubbriacheremo … stai tranquillo ! Alla Honda si incolonnarono altre due auto con gli stereo a tutto volume, i ”bassi” sputati da woofer sembravano i colpi di maglio di una acciaieria. Poi caricati due ragazzi e una ragazza a bordo della Honda partirono. I suoi amici all’ interno delle altre auto salutarono allegramente un padre non del tutto convinto di aver fatto la cosa giusta. Alle due di notte il telefonino si mise a vibrare insistemente sul comodino. Carlo Ardini si svegliò e seccato accese la luce; vide che il display non gli restituiva alcun numero, premette il tasto della comunicazione:« Si…? Quello che sentì, lo fece invecchiare di dieci anni. Svegliò la moglie che protestava volendo ritornare al suo beato sonno ma, lui le disse : Andrea ha avuto un incidente,è in Ospedale, presto vèstiti…!» Giusto il tempo di mettersi qualcosa di decente addosso, presero la loro macchina e a gran velocità si avviarono verso il nosocomio. La madre era annichilita, sotto shock ogni tanto piangeva silenziosamente, asciugandosi le lacrime intridendo un fazzoletto. Non poteva credere che fosse successo proprio ad suo Andrea, il loro unico figlio. Arrivarono all’ “Accettazione” dove una solerte impiegata li rimandò al reparto di terapia intensiva, Il loro figlio dormiva su un letto, inriconoscibile, sotto una multitudine di fasciature, circondato da macchinari che attraverso le flebo, trasferivano i medicinali necessari alla sua sopravvivenza. Su un monitor scorrevano i diversi tracciati dei suoi parametri vitali, con monotoni beep di frequenza non sempre uguale e ciò aggiungeva ulteriore drammaticità al luogo. Sua madre prese una sedia e gli sedette vicino prendendo la mano del figlio nelle sue. Carlo cercò un dottore, domandando a un’ infermiera dietro il bancone dell’ accettazione del reparto. Lei fece una telefonata e gli disse di attendere lì. Si apri una porta in fondo, e un uomo vestito di camice verde dall’ aria stanca avanzò nel corridoio. Quando gli fu quasi di fronte, interrogò con lo sguardo l’infermiera e lei accennò verso Carlo. «Salve sono il dott. Ferretti, lei è….? » «Sono il padre di Andrea Ardini !» «Ah il giovanotto coinvolto nell’ incidente d’auto, non le nascondo che la sua situazione è molto critica. Al momento lo abbiamo rappezzato nel migliore dei modi ma, la sua situazione resta comunque MOLTO CRITICA ! Dovrà subire al più presto possibile un trapianto del fegato, e al momento non disponiamo di donatori. Comunque prima di disperarsi vedremo l’elvolversi della sua situazione nelle prossime ore. Tra due giorni sarà Natale e un miracolo in più ci starebbe. Faremo tutto il possibile che ciò avvenga. Un’ altra cosa… eravate al corrente del suo particolare gruppo sanguigno: Zero RH- ? Si ce l’hanno detto ma, pensavo non costituisse un problema di reperibilità del sangue ! » « E’ un problema mi creda… lui è compatibile sono con donatori del suo stesso gruppo purtroppo, mentre viceversa lui può donare a tutti. Di questo gruppo sanguigno c’è solo un 5% di donatori quindi di questo sangue non ne abbiamo tantissimo…. Detesto dare brutte notizie ma non posso esimermi di farle conoscere la tragica realtà !» «Insomma mio figlio è condannato…?» «Non parli così, noi speriamo fino in ultimo di trovare i donatori e faremo tutto quello che è nelle nostre possibilità per salvarlo!» Con un grosso macigno sullo stomaco, Carlo tornò al capezzale del figlio, dove sua moglie teneva ancora la mano tra le sue, senza che lui avesse ripreso minimamente conoscenza, imbottito di sedativi. Carlo non se la sentì di raccontarle tutto quello che aveva saputo dal medico, le raccontò una mezza verità, che avevano qualche problema aggiuntivo con la reperibilità del suo tipo di sangue ma che sarebbe andato tutto bene. Questo parve tranquillizzarla un pochino. Nella cameretta di fronte portarono un altro paziente, scortato da un giovane carabiniere. Peter Colosimo appena uscito dalla sala chirurgica dopo l’intervento durato un bel po’ per estrarre alcuni proiettili dal torace e ricucirlo. Alcuni gli avevano forato il polmone sinistro causando un’ importante emorragia ma, era di tempra forte avrebbe dovuto cavarsela. Al momento anche lui sedato, coperto di bende e tubicini in stato d’incoscenza dormiva sul letto d’ospedale. Nel sonno ogni tanto aveva dei tremori e tendeva a girarsi mettendo a rischio gli accessi delle flebo inseriti nelle vene delle braccia, così gli infermieri erano stati costretti a legarle alle sponde del letto con garze per limitare i suoi involontari movimenti. Tutto il personale medico del reparto era a conoscenza che era un pericoloso malvivente ma, questo non cambiava niente, dovevano garantirgli la stessa assistenza a parimenti di tutti gli altri malati. Peter Colosimo stava sognando rivivendo fatti avvenuti tanti anni fa, quando in un agguato di una cosca rivale, gli avevano ucciso la moglie e il figlio quindicenne in auto assieme a lui. Lui si era salvato per miracolo ma, malediva tutte le notti quella concessione del destino che lo aveva sì salvato ma, gli aveva privato anche dell’uniche cose buone che aveva avuto dalla vita. Qualcuno si trasforma e cerca di utilizzare la propria esistenza per aiutare chi ha bisogno, lui si era trasformato ancora più in lupo. Aveva continuato la sua vita scellerata continuando a far del male, in rapine e assassinii a volte con modalità feroci, soprattutto per “mettere a posto” chi pensava di mettergli i piedi in testa. Annegava la sua anima tra le puttane e l’alcool ma, sognava sempre quei tragici momenti ogni notte, svegliandosi agitato e tremante. Aveva provato anche la droga per lenire i ricordi, ma alla fine aveva smesso perché quando finiva l’effetto di quella roba, ritornava comunque ai suoi incubi e visto che da capo cosca non gli era concesso farsi trovare più debole degli altri, lasciava che quella merda se la fumassero o se la iniettassero nelle vene gli altri, quelli a cui la vendeva, ricavandone logicamente un lauto profitto, con il quale rinforzava i rami della sua organizzazione, creandosi un vasto alone di omertà e di potere. Il suo potere era giunto così in alto che disturbava anche a livello politico anche se oliava le ruote del sistema con montagne di denaro. Un giornalista locale gli si era messo contro e appena ne aveva l’ occasione lo sputtanava sul giornale e per questo lo fece far saltare in aria nella sua auto. Pensava che tutto finisse lì ma, la sua uccisione sollevò un putiferio a livello nazionale. I suoi protettori non gli poterono più garantire la protezione per opportunità politica, quindi un pool di PM cominciò a fare indagini su alcune sue attività sospette. Scoprirono il giro di droga, gli omicidi, la sua aurea d’omertà andava sgretolandosi sempre più. Anche le cosche rivali rialzarono la testa tentando di ucciderlo, fino a che i giudici emisero un mandato di cattura costringendolo a nascondersi al estero. Ma lì, non era nessuno, sentiva la mancanza dei luoghi dove era nato e la sua gente, quindi ritornò e mise su di nuovo una banda con quei pochi amici che gli erano rimasti fedeli. Aveva un disperato bisogno di denaro che gli sarebbe servito per darsi di nuovo alla macchia e forse avrebbe ricominciato tutto da capo. Con quei amici aveva studiato accuratamente la rapina al furgone blindato la quale per una sfortunata serie di concidenze era finita male, con tutti i compagni morti o quasi. Si senti toccare. Aprì le palpebre e una infermiera accortasi che il paziente si era svegliato gli disse un asciutto «Buonasera come si sente ?» «Dove sono …?» «In un ospedale…!» Lui tentò di alzarsi, ma scoprì che non poteva muovere le mani, inoltre alzarsi gli procurava un intenso dolore al petto. «Piano… lei ha perso molto sangue ed è ancora traumatizzato da….» Fece per dire da buchi di pallottole ma si fermò in tempo. «Credo che resterà un po’ di tempo con noi, se vuole guarire, su si metta tranquillo e lasci fare a noi ! » Peter si guardo in giro e vide il carabiniere di guardia « Tanto dove potrei andare ?» Disse sottovoce. «Le abbiamo, legato i polsi perché aveva un sonno agitato e avevamo paura che potesse farsi male ! Se ha bisogno di qualcosa dica al suo angelo custode che ci chiami !» Disse lei, indicando il giovane militare. Con gli occhi esplorò di nuovo la stanza. Al lato c’era un letto libero con il consueto armadio per riporre i vestiti e il comodino in laminato. Sopra di lui il trespolo con varie fiaschette di liquido, una era una sacca con un contenuto rossiccio. Sangue ! Guardò il carabiniere, il quale nella noia di fargli la guardia stava leggendo una rivista trovata chissà dove. Voltandosi dall’ altro lato, vide nell’altra stanza una giovane signora che accarezzava il volto di un ragazzo tutto coperto di medicazioni, con un trespolo sopra il letto pieno zeppo di sacche, notò che alcune erano di rosso cupo come la sua. Si dispiacque per loro, gli ricordavano sua moglie e suo figlio periti nel attentato contro di lui. Sapeva cos’era il dolore, quello vero, oltre quello fisico che prima o poi sparisce, mentre quell’altro resta e ti disintegra l’anima nei anni a venire. Vennero a trovarlo un maresciallo dei carabinieri e il PM di turno per domandargli i nomi della ragazza e dell’ altro complice, fuggiti con il furgone ma lui fece scena muta, non sarebbe mai stato un infame… Mai ! Anche se avessero promesso di rilasciarlo libero il giorno dopo. Nella stanza vicina venne un uomo e si abbassò a baciare sulla fronte il ragazzo che probabilmente dormiva sedato, oppure era in coma. Gli augurò di non patire ciò che lui aveva passato. Arrivarono nella serata il solito pool di medici che si passarono le consegne del turno successivo e sostarono molto tempo parlottando. Il più anziano allontanandosi scuoteva la testa sconsolato e questo era un bruttissimo segno. Cosa poteva avere mai il giovanotto ? Un’ infermiera carina gli si avvicinò per cambiare i contenitori delle flebo e un’ altra sacca di sangue, notò subito il giovane carabiniere che contemplava le sue curve, visto che lei per controllare gli impianti endovena, si piegò verso i lui offrendogli la visuale del suo fondoschiena. Peter ammiccò con le sopracciglia verso il ragazzo e lui fece lo stesso verso di lui simulando un sospiro silenzioso. L’ infermiera si accorse del direzione del suo sguardo (ma come fanno ?) e gli rivolse un’ occhiata divertita che imbarazzò non poco il militare colto in fragrante, con un leggero tono rosso sulle guance. Forse magari lei lo aveva fatto pure apposta, pensò divertito Peter. Comunque da quel momento iniziò un sodalizio silenzioso tra lo spietato malvivente e il giovane carabiniere di guardia. Il ragazzo (Antonio) gli piaceva, era una persona semplice e in quel luogo di sofferenza le diversità erano appianate. Lui non poteva muoversi troppo perchè ogni movimento gli causava terribili dolori al costato, così ogni tanto il ragazzo lo aiutava pietosamente a ingerire un po’ d’acqua. Si chiese cosa avrebbe fatto di mestiere suo figlio una volta adulto, se sarebbe stato ancora vivo, forse il poliziotto, il medico o un capo cosca come il padre….? Decise che lo avrebbe obbligato a una vita normale anche a costo di costringerlo con una pistola…. Se sarebbe stato ancora vivo ! Si ripetè amaramente. «Antonio mi potresti fare un favore ?» «Mi dica….!» Peter tossì dolorosamente, sembrava che il dolore si acuisse di più nelle ultime ore. « Dovresti chiedere informazioni su ciò che ha il ragazzino della stanza di fronte. A te che sei un Carabiniere non te le negheranno ! » Un altro colpo di tosse doloroso «Magari le domandi a quell’ infermiera carina, ho notato che oggi è in turno e non credo di averlo notato solo io !» Fece schizzando d’occhio sorridendo. Sorrise anche Antonio felice di avere una scusa per parlare con la bella ragazza. «Non prometto niente ma ci provo … ! Disse il carabiniere non capendo il perché di quelle informazioni ma, non ci vedeva nulla di male. Poteva fermarla un momento in corridoio per parlarle, senza per questo violare le consegne affidategli, d’altronde dove poteva andare quell’uomo che sembrava ogni momento che passava sempre più sofferente. Lei (Laura) passò un’ ora dopo, per rivedere le medicazioni. Antonio la fermò subito dopo che fu uscita dalla stanza con il carrello dei medicinali. «Ciao… posso rubarti un attimo…?» Lei lo guardò e gli sorrise. «Certo, dimmi…!» «Vorrei sapere cos’ha il ragazzo nella camera di fronte !» «Come sai siamo legati dalla riservatezza ma a te posso dirlo … Il ragazzo è in prognosi grave per via di un incidente stradale, si attende un donatore per sostituirgli il fegato, ma la preoccupazione più grave al momento sembra che abbia un estremo bisogno di sangue di tipo Zero RH- molto raro, Purtroppo le scorte sono quasi finite, speriamo di trovarlo quanto prima tra le associazioni di volontariato o qualche scorta in qualche altro ospedale !» Il giovane la ringraziò, magari la prossima volta le avrebbe chiesto un’ appuntamento per una cena, sembrava di piacerle. Chissà…! Ritornando nella stanza riferì quanto aveva appreso a Peter che ascoltava avidamente. “Un altro figlio che stava per morire” Pensò tristissimo e prese la sua decisione. «Dovresti fare ancora qualcosa per me … dovresti suonare quel campanello e chiamare urgentemente un medico o delle cose da dirgli !» Il carabiniere preoccupato schiacciò il pulsante d’ emergenza e dopo una decina di minuti si affacciò un’ infermiera. «Avete chiamato voi ? C’è qualcosa che non va…?» Antonio le disse che il paziente doveva parlare urgentemente con il medico di turno. Poco dopo arrivò trafelato un giovane medico pensando a un’ emergenza. « Buonasera dottore ! Vorrei dirle qualcosa in privato e vorrei che restassimo soli, per ciò che ho da dirle non ci vuole molto…» Il carabiniere uscì discretamente dalla stanza aspettando nel corridoio. Dopo circa un quarto d’ora vide uscire il medico tutto sconvolto e gli domandò il motivo, ufficialmente per informare i suoi superiori. “ Quell’ uomo mi ha detto che ha lo stesso gruppo di sangue del ragazzo nell’altra stanza, ha rifiutato la sacca di sangue dicendo che serviva al ragazzo e inoltre sente che non gli resta molto da vivere, vuole donare il suo sangue al ragazzo e nel caso non sopravviva vorrebbe che si potesse anche utilizzare anche il suo fegato… Non so come andrà a finire anche se è in cattive condizioni, ma non mi va di uccidere un uomo per far sopravvivere un’ altro. Comunque è pronto a firmare tutto quello che c’è da firmare ! Lei avverta i suoi superiori, se si puo’ fare, si deve farlo presto… il ragazzo è in fin di vita ! Poco dopo Peter appose la propria firma anche se con mano malferma su un mucchio di moduli. Antonio firmò come testimone che l’atto era avvenuto in piena coscienza dell’ ammalato. Quella stessa notte che era l’anti vigilia di Natale Peter morì con il monitor dei parametri vitali che suonava il suo sinistro addio la vita. Tentarono di rianimarlo ma fu del tutto inutile. Cosi in fretta e in furia senza ulteriori rallentamenti burocratici un equipe medica prelevò tutto il sangue ed espiantò il suo fegato impiantandolo nel ragazzo in un estenuante intervento alla vigilia di Natale. Fu portato nella stanza mezz’ora prima della mezzanotte. I componenti dell’ equipe medica stanchissima si complimentarono a vicenda per l’intervento riuscitissimo. Uno di essi era il dottor Ferretti che pensò contento: “Niente male come regalo di Natale !” La mattina dopo verso mezzogiorno il ragazzo si svegliò nella cameretta d’ospedale e vide il viso di sua madre che lo guardava. « Ciao Mamma !»
Il regalo per Natale testo di Storie di Dany
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