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Una God News
È nato un bambino sotto le bombe a Kharkiv, in Ucraina.
È nato su un barcone, nel Mediterraneo, col mare a forza 9,
è nato tra le macerie e i cadaveri accatastati in Palestina,
tra le rappresaglie dei ribelli ad Aleppo, non altrove.
È rinato anche in Iran, tra gli ayatollah e le donne chiuse nei burqa,
è l’ultimo nato in un tucul in Sudan, il fratello di 8 anni già arruolato
è rinato in un campo di sfollati congolese, senza acqua, in una tenda sporca
e tra le praterie del Kashmir, conteso tra India e Pakistan, nel mentre di un agguato.
È venuto alla luce nelle tenebre delle notti più oscure
scartando le città opulente di luminarie, le case riscaldate, le tavole imbandite.
È venuto alla luce con l’eco degli spari di una favela, tra la fame e mille paure
e in un campo profughi di Port-au-Prince, su un’isola caraibica piena di ferite.
Stanotte è nato da qualche parte, non qui, dove lo chiamiamo Avvento.
Stanotte c’è stato un vagito tra le urla del vento: era Dio quello che ha pianto.