La Vittoria

scritto da Hermes
Scritto 6 anni fa • Pubblicato 6 anni fa • Revisionato 6 anni fa
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Autore del testo Hermes

Testo: La Vittoria
di Hermes

Era meno di un mese che abitavamo nella casa di via Prediera. Le scuole
erano ancora chiuse per le vacanze estive; ancora non avevo molti amici;
nelle ore più calde vagavo per la campagna in cerca di lucertole e
cavallette che mettevo tutte assieme in un bussolotto di latta.. Attorno alla
casa si stendevano i prati di erba medica e dietro agli orti c'era la
muraglia che divideva la strada dal Parco dei Cappuccini, fitto di abeti e
faggi che sovrastavano le nuove ville; nei pomeriggi dal terrazzo mi
fermavo a guardare i ragazzi del collegio che si arrampicavano fino alle
cime per prendere i nidi dei passeri e trattenevo il respiro, io per loro,
finché non scendevano scivolando lungo il tronco.
Era il quindici di agosto del 1962 , si celebrava la festività di S Teresa e
tutta la borgata era in festa. Nel prato che si apriva verso il convento,
avevano allestito alcuni chioschi dove cuocevano tigelle e crescente.
Fumava la griglia rossa di braci, su cui avevano steso la carne e rametti
di rosmarino.
Era una sera limpidissima e fresca ; dal lato opposto si vedevano i covoni
di fieno disseminati , come accampamenti indiani, nei campi gialli; ma
quello era un giorno di festa e nessuno portava la zappa o la falce o gli
abiti sdruciti del lavoro. In fondo alla strada avevo notato una gruppo di
ragazzi allineati lungo una striscia bianca e ai lati della strada due corde
che reggevano una fila di bandierine. Preso dalla curiosità mi avvicinai.
“ Vuoi gareggiare anche tu , ragazzo “
Era un giovane che aveva circa vent'anni; portava un cappellino giallo ed
una bandierina rossa.
“ Che gara è” chiesi.
“ Una corsa, diamine! chi va più forte vince i premi; eccoli lì se non ci
credi!”
Su di una panchina c'erano alcuni giocattoli e due tavolette di cioccolato;
fu in quel momento che i miei occhi si illuminarono; tra quei premi ce
n'era uno bellissimo che avevo sempre desiderato: era un piccolo
palombaro di plastica azzurro, con un lungo tubo che spuntava da dietro
le spalle attaccato alle bombole; se lo immergevi nell'acqua e soffiavi nel
tubo, il piccolo palombaro emetteva delle bolle e avanzava tra i flutti della
catinella, ora riaffiorando, ora inabissandosi. Avrei voluto averlo subito.
Ma non c'erano soldi che lo potessero comprare, bisognava vincere.
“ Io mi chiamo G. e voglio correre” dissi al giovane.“ Bene giovanotto, ma sarà dura, mi sembri ancora piccolo; be', eccoti
iscritto, ora raggiungi gli altri”. Raggiunsi gli altri ragazzi sulla linea di
partenza e mi infilai tra i due più alti che stavano al centro.. La gara
consisteva in tre giri del perimetro del prato, circa cinquecento metri. Gli
altri ragazzi che gareggiavano erano quasi tutti più grandi di me di
almeno due anni. Ma non mi scoraggiai. Quel giorno scoprii per caso di
essere agile e veloce come il vento. Al via schizzai subito davanti a tutti e
presi a correre sempre più forte, spinto da una forza selvaggia che solo
l''infanzia e il desiderio di vincere ti possono dare. Le gambe vorticavano
sull'erba, che la punta delle scarpe mordeva e strappava . In breve non
sentii più dietro di me l'affanno degli altri corridori. Mi voltai poco prima
del traguardo; erano dietro più di cinquanta metri; udivo la gente seduta
ai tavolini della festa che tra un boccone e l'altro gridava “ bravo! Ma sei
un fulmine!”. Tagliai il traguardo da solo, tra gli abbracci di tante
persone di cui oggi non ricordo i volti e nemmeno saprei dire chi fossero.
Io e altri quattro ragazzi fummo fatti salire su di una specie di trespolo.
“ Bene giovani leoni, ecco i premi”
Iniziarono la premiazione dal quinto e dal quarto, cui diedero le due
tavolette di cioccolato.
Al terzo un soldatino a cavallo.
Ma al secondo inaspettatamente diedero ... il mio palombaro.
Poi vennero da me e mi consegnarono una trottola, tutta variopinta.
“ Tieni ragazzo ti sei meritato il primo premio, quello che vale di più”
Per me fu come m'avessero versato in testa un secchio d'acqua gelida; ma
come!? gli avevo dato cinquanta metri e lui si prendeva il regalo più
bello! eccolo lì che se lo girava, provando a soffiare nel tubicino ed
immaginandolo immerso in una bacinella d'acqua.
Tutti festeggiavano allegri, mangiando frittelle e castagnacci, ma non io.
Non me ne fregava nulla della trottola. Continuai invece a guardare il
palombaro, finché il bambino che lo aveva vinto se ne fu andato a casa; e
compresi che tutto quello che avevo fatto era stato inutile; e mi pareva di
non aver vinto proprio nulla.
Dopo quasi cinquant'anni non ho ancora dimenticato questa storia,
immagine e odori di una lontana sera d'estate della mia infanzia, in un
piccolo paesino degli Appennini Tosco-Emiliani, dove vissi alcuni anni e
dove oggi quel campo non esiste più e neppure il parco e la grande mura e
più nessuna di quelle persone che danzavano alla Festa, tra i covoni e le
lucciole. E forse non è solo per un capriccio della memoria che non l'hopiù scordata.
Quante sono state le gare cui ho partecipato nella vita? tante; alcune le
ho pure vinte. Ma oggi, dopo tantissimi anni, non saprei dire quale sia
stato il premio toccatomi , e neppure ricordo più ciò che ho perduto per
sempre, proprio nel momento in cui tagliavo vittorioso il traguardo.
Però rammento l'aria che m'alzava e gettava indietro i capelli e il battito
crescente del cuore, di tutte le volte che ho corso.
La Vittoria testo di Hermes
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