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In certi casi, si può passare dall'autoesaltazione allo sconforto in un battibaleno. Quando composi la mia prima poesia da postare s'un web primitivo, pensai che sarei diventato qualcuno. Non potevo immaginare che intorno a me ci stessero migliaia di altri novelli Ungaretti in attesa che il progresso digitale li potesse far schizzare lassù nella gloria.
Il progresso è arrivato e noi ci stiamo tutti: siamo bravi, belli e consapevoli, facciamo parte di un circolo esclusivo, siamo i poeti digitali, quelli che se Ungaretti potesse leggere, resterebbe di sasso e poi ci commenterebbe e cliccherebbe su "like". Immaginate il like di Ungaretti, chiunque farebbe carte false per averlo (ad esempio io ballerei il ballo del qua qua).
Il concetto di poesia si è evoluto man mano che il web diventava più ramificato. Noi siamo i nuovi poeti, gli scrittori del futuro e poco importa se scriviamo nella bolgia, siamo i nuovi eroi. Ogni tanto si litiga, ci si offende, ma nessuno ci può venire a dire che siamo farlocchi, noi siamo i poeti pop, ingenui e sognatori, un po' bastardi e un po' kitsch, destinati a rimanere incollati sulla carta moschicida del progresso digitale.
Guardate quant'è brutta una delle prime poesie che ho avuto il coraggio di postare sul web!
Ancora unicorni
Ancora unicorni
da collezionare
bestie ed eroi
in un cortile
dei miei ricordi
Ancora falene
imbalsamate
nonostante
il presente
persiste
un fantasma
chiamato
passato
remoto
Ancora ferite
da rimarginare
dopo tutti
questi anni
un fardello consunto
mi accompagna
ancora.