Il caso dell'uomo senza ombra - parte quattro

scritto da Beppe Tritone
Scritto 16 ore fa • Pubblicato 4 ore fa • Revisionato 4 ore fa
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Autore del testo Beppe Tritone

Testo: Il caso dell'uomo senza ombra - parte quattro
di Beppe Tritone

Luminari allungò la mano.
Piano.
Come si fa con qualcosa di fragile…
o di colpevole.

L’ombra non si mosse.
Non si avvicinò.
Non fece nulla per aiutarlo.

«È la mia,» disse Luminari.
«Allora dimostralo,» rispose Riccardo.

Silenzio.

La mano di Luminari tremava.
Non per paura.
Per abitudine.

«Io… l’ho sempre tenuta con me.»
«No,» disse Riccardo.
«Lei ha sempre tenuto tutto fermo.»

Vice non scriveva più.
Guardava.
Per la prima volta, capiva qualcosa.

Luminari fece un passo avanti.
L’ombra fece un passo indietro.

«Non scappa,» disse Riccardo.
«Ti misura.»

«Resta,» disse Luminari.
Lo disse male.

Non era una richiesta.
Era un ordine.

L’ombra si contrasse.
Si ruppe in due linee sottili.
Poi tornò intera.

«Così non funziona,» disse Riccardo.
«Le ombre non obbediscono.»

«Ma è mia!»
«Era tua,» disse Riccardo.
«Adesso è libera di decidere.»

Silenzio.

Luminari abbassò la mano.
Per la prima volta, non controllava.

«E se non torna?»
«Allora impari a stare senza,» disse Riccardo.


Passò del tempo.
Non molto.
Ma abbastanza.

Luminari guardò la stanza.
Le scatole aperte.
Le ombre sparse.
Il disordine.

Respirò.
Male.
Poi meglio.

«Io…»
Si fermò.

«Io non sapevo come si perde.»

Riccardo annuì.
«Nessuno lo sa.
Ma si può imparare.»

Luminari chiuse gli occhi.

E fece una cosa semplice.

Abbassò le braccia.

Non per arrendersi.
Per lasciare spazio.

L’ombra lo guardò.
Non aveva occhi.
Ma guardava.

Si mosse.
Un passo.

Vice trattenne il fiato.

Un altro passo.

Non verso di lui.

Accanto.

Si fermò.

Non aderì.
Non si legò.

Restò lì.

Riccardo sorrise appena.
«È già tanto.»

«Non torna?» chiese Luminari.

«No,» disse Riccardo.
«Ma ha deciso di non andarsene.»

Silenzio.

«E adesso?»
«Adesso ci vivi.»

Uscirono.
Lasciarono Luminari nella stanza.
Non solo.
Non accompagnato.

Vice chiuse la porta piano.

«Capo… abbiamo risolto?»
Riccardo ci pensò.

«Abbiamo smesso di peggiorare,» disse.

Scendevano le scale.
Fuori, la luce era sempre sporca.
Ma diversa.

Vice scriveva di nuovo.
Meglio.

«Capo… ma le altre ombre?»
Riccardo si fermò a metà rampa.

«Quelle non sono un caso,» disse.
«Sono una città.»

Silenzio.

«E noi?»
«Noi,» disse Riccardo,
«abbiamo un bar.»


All’Ultima Occasione non chiesero nulla.
Sapevano già.

Il cocker spaniel era al suo posto.
Seduto.

Riccardo si fermò davanti a lui.

«Hai fatto il tuo,» disse.

Il cane lo guardò.
Poi guardò il pavimento.

E per un attimo, uno solo
la sua ombra sembrò… diversa.

Più lunga.
Più profonda.

Come se contenesse qualcosa in più.

Nives colpì.
Centro.

Alfredo “Testa di Biliardo” sospirò.
«Prima o poi capirò.»
«No,» disse Nives,
«prima o poi smetterai di capire.»

Il Professore parlò:
«Allora?»

Riccardo si sedette.

«Le ombre non si cercano,» disse.
«Si lasciano.»

Silenzio.

Il cane si sdraiò.

E per la prima volta dall’inizio del caso,
chiuse gli occhi davvero.

Continua...

Il caso dell'uomo senza ombra - parte quattro testo di Beppe Tritone
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