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Oggi mi sono svegliato ai tuoi passi lenti sulle scale:
non li avevo mai sentiti, ma li ho riconosciuti.
Conoscevamo entrambi il conto da pagare.
Il tuo pugno ha rintoccato sul legno
come un tuono sordo d'allegria beffarda.
Ricordo i giorni in cui la casa non tremava
quando qualcuno bussava.
La radio si dipingeva sui muri
e mia moglie canticchiava piano
mentre mio figlio correva tra le stanze:
oggi anche l’eco ha perso la voglia di restare.
Cominciasti prendendo la voce di mia moglie,
scrivendola sotto il nome di un altro.
Portasti via le orme di mio figlio,
dicendo che non erano mai state mie.
Rovistasti nei cassetti delle ossa,
scuotesti il letto come un setaccio:
ne caddero i giorni rimasti,
ficcandosi a terra come monete false.
Se devi immaginare il diavolo,
fallo senza corna né fuoco:
dagli solo un paio di baffi aguzzi
e gli zoccoli del pignoratore.
Prenditi pure il tempo, signore in nero,
prenditi tutto il tempo che vuoi.
Questa vita è sempre stata a nome tuo:
quando sono nato sei stato tu a firmare.
Prenditi pure il tempo:
Ho tagliato le tasche in cui lo tenevo.
La sedia non mi riconosce,
il tavolo ha dimenticato il mio peso,
persino lo specchio
ha smesso di guardarmi.
Sono rimasto dove mi hai lasciato,
come un oggetto dimenticato,
un pegno che nessuno reclama più.
E se tornerai domani
non troverai neanche la porta,
e capirai cosa vuol dire
che morire è come rompere
un barattolo vuoto.
Prenditi pure il tempo, signore in nero,
prenditi tutto il mio tempo.
Non c’è nessuno da avvisare,
e quest’ultima scatola non pesa più nulla.
Prenditi pure il tempo.